Quando te lo dice anche tua madre… ti rovini con le tue stesse mani, hai l’autostima sotto i piedi.. allora si, forse questa volta ha ragione. E tu non riesci comunque a cambiare.

E oggi Caselli mi rapiva, mi affascinava e Violante mi guardava, io non so perchè ma per gli ultimi dieci minuti parlava di politica, dell’importanza di cambiare e di discutere e mi fissava. Bello, interessante nel complesso. E io ho sempre più voglia di entrare nella magistratura, ma sono sempre più scoraggiata dal mondo e dalle persone (e dall’assenza di alternative, anche).                 Concerti..aaah ci voleva! amiche nuove,BELLE, ideali. quella è la musica che voglio ballare, che voglio cantare. Soliti occhi dolci  e capelli lunghi, pugni in alto. Tanto ma tanto sudore. Pogo. E quella stupenda, impareggiabile sensazione di sentirsi svuotati di adrenalina..una rara condizione di tranuillità.                MA perchè mi prendono tutti per una psicologa? Perchè finisco sempre ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi quando IO ne sono piena e nessuno mi dedica così tanto tempo? Che palle sentir parlare e lamentarsi della solitudine persone che di solitudine non sanno nulla, NULLA.        Nuovi amici, che bello, spero continui..vecchi sempre in bilico.                     E Lui, quel cavolo di Lui, ma cosa cazzo mi chiedi l’amicizia, perchè?

Sogno fiori e persone dietro.             Affetto, affetto, affetto. Per favore.

E se dovessi ricredermi sulla φθoνoς θεών (che non mi ricordo neanche se si scrive così)? E uno tra i concetti della cultura greca che ho sempre trovato ridicolo, retrogrado(superato!), vile, ipocrita. Però cazzo ho passato la prima settimana dell’anno in uno stato di, se non euforia, grande felicità e serenità: un nuovo gruppo di belle persone, qualcosa di nuovo,riconferme da vecchi amici, un “peso” del passato forse definitivamente abbandonato per strada, un po’ di socievolezza e sicurezza ..e quasi fiducia nel futuro!! E all’ottavo giorno, crisi. Università, patente, orari e tutto si sgretola. Allora davvero non si può mai godere della felicità in santa pace? davvero bisogna mantenere un equilibrio il più possibile costante? ma se quell’equilibrio non è un “ottimo”, è troppo basso?

Ho bisogno di una flebo di affetto. Una flebo perchè deve raggiungermi in modo per me passivo. Voglio solo goderne l’effetto. E troppo ogni tanto?

un anno fa ero appena tornata da Parigi, ero carica di musei, di panorami nuovi, di voglia di cambiare io per prima, di tanta buona predispozione nei confronti di tutti, in poche parole mi sentivo VIVA, felice.  Da allora è cambiato molto poco, mi sembra essere passato pochissimo tempo, forse perchè nel mezzo non c’è stato molto. E adesso non so se il mio atteggiamento attuale sia giusto, non so se sia questo quello adatto, finalmente, a reagire alle delusioni. E comunque buon natale, a chi ha bisogno di sentirselo dire

e dire che avrei tante di quelle cose da scrivere. Manca l’entusiasmo. Come sempre. chissà perchè…

io non ce l’ho

_che bello il nuovo album del Teatro degli orrori_

chissà, forse alla fine è solo tutto fottutamente, BANALMENTE, inutilmente normale.                                  fine, che bella parola, quattro lettere e tanti significati

 

e io gli voglio parlare..ma ho paura di ascoltarlo

aiuto

sguardi. veloci, ma espressivi. alternati e ripetuti. E sogni, sogni, sogni, sogni..l’unica cosa che riesco a fare e che dolorosamente sembra anche darmi sufficiente soddisfazione. ma ci sto male, come usa dire. Davvero. Sogno ad occhi aperti ed è quasi come se avessi vissuto quello che immagino; poi però mi guardo intorno, realizzo la verità e abasso gli occhi. E poi le paranoie..ecco la paranoia la vedo come un tunnel senza uscita e in discesa, cominci piano e poi non si può che aumentare…e l’autostima si assottiglia sempre di più. questo è il classico momento in cui non vedo l’ora che sia lunedi e che le ore nei suoi dintorni scorrano lente. e se non fossi io? Di solito avviene che poi spunta fuori qualcuno o semplicemente sopraggiunge la sua noia  e il mio castello di carta cade..e mi accorgo di aver solo perso tempo. Mi invento mille scuse per prevenire delusioni, che in effetti arrivo sempre solo ad immaginare. Questa volta vorrei che fosse diverso. Vorrei non aver bisogno di eterne coferme prima di fare quello che già voglio.Vorrei fosse diverso.

 

Oddio è passato un anno..e come al solito devo constatare che è cambiato poco o niente..lasciamo da parte il buonismo: non è cambiato niente.  tutto uguale, tutto uguale, direbbe qualcuno quasi più incazzato di me.              E continuo a pensare a viaggi, fughe, a ritorni molto trionfanti o fallimentari..Patagonia dreaming , insomma. Stavolta mi sa che rimarrà un sogno chiuso tra pagine di libri, riviste, fotografie  e film visti e stravisti..è un po’ più complicato.                    Il processo di dissociazione e allontanamento procede, si potrebbe dire, senza intoppi; la cosa però non mi rende affatto felice. e pensare che il fatto di sentirmi sempre meno legata a questa città, a questo ambiente dovrebbe favorire il distacco..ma se il distacco non c’è, non posso che rimanere inchiodata alle “sofferenze” che tutto questo rappresenta.         

Risultato di un intelligentissimo test caccia-depressione(insomma): ‘Con che parte del corpo ragioni’: Anima. Però un po’ ci ha preso..
Il tuo pensiero supera il tuo cervello! Sei capace di criticare i tuoi stessi pensieri, come se tu fossi l’osservatore esterno di te stesso e migliorarti di conseguenza. La tua caratteristica principale è la capacità di adattarti alle varie situazioni e di evolverti molto velocemente in base alle esperienze che hai avuto. Le persone che ti conoscono sono tutte molto differenti fra loro, e spesso non sono compatibili, per cui è difficile riunirle tutte assieme: questo perchè ognuno coglie una sfumatura diversa del tuo carattere, mentre tra di loro hanno poco a cui spartire. Un consiglio: non dimenticarti di restare con i piedi per terra, siamo tutti persone comuni, non correre il rischio di sentirsi superiori è la cosa piu importante per continuare ad evolversi in modo sano.

 

Devo studiare.

Ade dev’essersi ricordato delle mie parti. Uno dietro l’altro. E Leopardi aveva anche ragione cazzo..tutto va avanti anche se qualcuno resta indietro. La Terra non si ferma, ma è giusto?  Non è sopportabile dall’esterno, figuriamoci dall’interno. E quel senso di impotenza e inutilità per non saper cosa dire e cosa fare, perchè più c’è affetto più ci si sente inadeguati. In una finestra ascoltare il racconto di un nuovo amore, nell’altra un funerale. Sisi, tutti più vicini con le nuove tecnologie, ma estremamente più lontani.              E poi tutti ad aspettare il proprio turno..a me non sono mai piaciute le code lunghe.

hurt

Questo sarà un post in divenire, fatto di aggiunte.

13.  E stavolta non so quanto mi piaccia la solitudine. E’ mezzanotte e domani dovrei alzarmi, cazzo. Non posso continuare a canticchiare Battiato. Se penso a come ho speso male il mio tempo, che non ritornerà, non ritornerà più. Ma come faccio a non rimpiangere le occasioni, Battiato? L’unico sollievo  nasce ascoltando Lode all’inviolato..con gli ultimi fatti è tutta un’altra soddisfazione. E domani si piange, mi sa. Tutti i muri per me, ad ascoltarmi imperturbabili. Sarà perchè avrei quattro giorni da poter utilizzare e invece serviranno solo per amplificare quanto mi provoca dolore. Sarà che sento tutto lontano, tutti stranieri, tutti cambiati. Sarà la falsa socialità che mi fa un po’ orrore, nonostante fossi già molto prevenuta. Sa, mi avvicino i fazzoletti e passiamo a De Andrè. Gente che si lascia piovere addosso..si adesso mi piovo addosso.

14.  Ma sono gli altri ad essere lontani o sono io che mi allontano? Possibile che le minime cose mi facciano cambiare idea? E se sono io ad allontanarmi, perchè divento possessiva, sempre e rigorosamente in astratto, non sia mai, possessiva di idee e di costruzioni di persone? Non riesco a vedere la realtà per come è. Volevo cambiare e invece è ritornato tutto come prima. Ci sono questi maledetti muri di vetro che mi isolano..mi permettono di vedere e di sentire, ma sono pur sempre un filtro che distorce la realtà. Ma le testate non bastano a romperlo. Tantomeno le lacrime, in effetti. Vivo dall’esterno.             Tanti bei quadretti di vite perfette, occhioni sorridenti, per scorrerle basta un secondo. Ma quest’esigenza di condividere, di essere in tanti, sempre di più..perchè? Come si può ridurre tutto, le opinioni, a un pollice alzato (quello verso non è contemplato, massima ipocrisia)? Ormai tutti sono convinti di poter giudicare, di poter decidere..si vieni illusi, viene alimentata questa falsa sembianza di potere immenso. Con lo stupendo televoto si può essere padroni del mondo, da telefonia fissa o mobile, cazzo basta un telefono! Frustrante vedere come la politica si decida per sondaggi, si, no, vero, falso, non sa/non dice, frustrante vedere come ci si senta poi protagonisti dopo questo. Propaganda e demagogia, così palesi da sembrare normali. Studiando quello che studio e osservando il mondo mi chiedo se valga la pena (o anche abbia solo senso) di continuare a studiare.           C’è un conflitto tra quello che penso di essere e quello che mi accorgo di essere. Perfino la disponibilità nasconde un egoismo pazzesco. Forse mi piace giocare a pensare di eliminare persone dalla mia vita perchè so che non succederà, almeno nell’immediato. Certo è un gioco assai pericoloso.

15. E inevitabilmente tutto diventa abitudine, sarà fastidioso tornare alla normalità, ma c’è tempo fino a domenica. Continuo a sognare farfalle (?). Mai come in questi giorni mi si sono gelati le mani e i piedi, forse è perchè non riesco più controllare ciò che mi è lontano. Io ho un fottuto bisogno di contatto, di calore vero..ma l’affetto non si aspira da una sigaretta. E’ diventato difficile persino vedere Annozero, sono troppo insofferente. Che non tornerà, non ritornerà, più… Battiato mi perseguita. Non ho niente da lasciare, NIENTE. Mi accorgo sempre di più che non c’è nulla mi lega  a questo posto, a questa città..se dovessi partire domani e per sempre sarebbe uguale. Tuttavia la percepirei pur sempre come una fuga ed è questo che non mi piace. E poi scappare per incontrare la stessa situazione da un ‘altra parte non rosolve un cazzo.    Tempo fa avevo pensato di “sfidare” Seneca, ma ha vinto lui…” Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato ? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell’individuo dal quale volevi fuggire” anche se non è un problema di noia. E domani ennesima (ennesima) occasione sulla quale passare ore a ripensare, a valutare, a rovinarmi, a rimpiangere. Musica ad altissimo volume.       A questo mondo siamo dispari.

16. Certe volte il sapore dell’alcol non è così buono.  Alla fine a me l’idea di un termine mette tranquillità.       Odio non riuscire a spiegare, ma prima devo capire io. Solo che poi le cose peggiorano, chi non capisce subito interpreta(e sbaglia). Il fatto però che qualcuno se ne sia accorto da un lato mi fa piacere, dall’altro mi preoccupa. Negare, minimizzare e strofinarsi gli occhi. E mi devo anche sentir dare della stronza dal tipo della scuola guida con i pantaloni bicolori, che fuma gauloises rosse e in piena ansia pre-primofiglio?       Se questo Flaubert finisse.     Domani, la prima dimostrazione di come tanti sogni, progetti, motivazioni universitari/lavorativi possano svanire come effetti collaterali di crisi più grandi. Peccato.     Non ha senso mangiare stracciatella fino a non sentirne neanche più il sapore. Chiodi.   Van Morrison non aiuta.  Voglio una maglia con i Sonic Youth..gioventù sonica, che bello.  Perchè faccio cazzate quando so che me ne pentirò? Questa poi era proprio il tipo di cose che mi ero ripromessa di non fare. Che schifo.

There is a light that never goes out – The Smiths. L’ascolto incessantemente e, anche se ammetto che schiacciare ogni 4.03 minuti su rewind, infinte volte, non sia una dimostazione di intelligenza, c’è un senso. Ma chi l’ha detto che la musica anni ‘80 fa cagare? Si forse il profilo estetico, l’ostentazione, il POPular esasperato di quegli anni non piace neanche a me. Ma il mio post punk è tanto bello, chissà che non sia anche terapeutico(scrivo sempre le stesse cose). La nicchia è sempre, sempre una grande risorsa. Venendo al fatto di specie (l’osmosi funziona!), ha un testo pazzesco che vorrei sentire “mio” ancora di più di quanto non sia in grado di fare adesso.                            E questa sensazione di non riconoscere gli altri? Sensazione momentanea ma pericolosa perchè porta a dubitare anche di se stessi. Non so se ringraziare Kundera, che quest’estate mi ha illuminata su questa possibilità.                               E adesso comincia quel periodo di desideri bulimici di lettura..sempre più difficilmente attuabili. Liste su liste che si trasormano presto in coriandoli. Mi sa che ho di nuovo bisogno di Proust.(di questi tempi, un anno fa, già si organizzava Parigi? Non mi ricordo più).

Questo posto sta diventando inspiegabilmente trafficato. Male.

Ah e ho realizzato che la tecnologia mi è nemica: in questo micro(micro)cosmo che una volta era veramente ordinato, scompaiono e appaiono cose. Bah.

Sto per fare una cazzata. E anche grossa e magari neanche una sola. Non va come pensavo..si il problema come sempre è che penso troppo. Sono sempre più debole. Non reagisco. Mi sembra di essere oppressa da tutto e non riesco a reagire. Va male, va peggio. Quella che doveva essere un’esperienza che avrebbe segnato la fine di un periodo e l’inizio della vita come la intendevo io, è subito diventata l’ENNESIMA, insopportabilmente ennesima, copia del vecchio. Sono tornate le Winston blu, come prima. E’ tornato il malumore e la tristezza, come prima. E adesso non controllo più le cazzate. Sempre più giù. Ho voglia di andarmene. Anche se l’ultima breve “fuga” non ha risolto niente.

HORROR VACUI

Torno a fuggire. Solo per due giorni, però, restando in Italia, nella città molto acquosa che l’ultima volta mi aveva regalato una botta di malinconia allucinante quando camminando la sera lungo il canale non riuscivo più a tenere il conto delle mani intrecciate e mi aveva travolta una voglia pazzesca di lui, di quel lui che ama quella città..comincio a chiedermi se questo non abbia influenzato la mia decisione. L’intento fondamentale è ripetere in piccolo Parigi, ingozzarmi di musei e di arte moderna solo per il piacere di vederla, immergermi nella ggente per non pensare a me, cercare di adattare il tempo ai miei desideri e modificarne sua durata. Già. Ma la realtà è che voglio scappare, essere da sola  e lontano dalle persone, dagli oggetti e dai luoghi che credo mi facciano male. You came on your own,that’s how you’ll leave..continuo a ripetermelo. La verità è che mi sento sola, sola davvero. Dall’esterno non si direbbe, anche se non esagerata, la mia vitasociale esiste, ci sono persone, poche, che per me sono essenziali. Ma mi sento sola, sono sola; ed è questo che in certi momenti mi fa stare malissimo, mi spinge a fuggire e rifiutare quello (persone,luoghi..) che ho. E paradossalmente, pur non essendo felice della solitudine in cui penso di trovarmi, ne cerco altra (e questi viaggi da sola ne sono una delle dimostrazioni). Non me lo spiego. Chissà forse, apparentemente (purtroppo solo apparentemente), se sono io a impormela, una situazione simile mi sembra più accettabile. E’ solo una questione di forma però, la sostanza è sempre la stessa.   Flaubert mi accompagnerà con la sua Educazione Sentimentale..ironia o violenza?

La durissima sensazione di avere buttato due possibilità nel cesso..una oggi con quel test e l’altra, rivolata dolorosamente alla mente oggi, tempo fa quando ho rinunciato a qualcuno per la convinzione di essere ancora nell’orbita di quell’altro. Insomma delusioni. Delusa di continuare a deludermi. Il lato positivo è stato respirare un nuovo clima imponente e prepotente ma che mi piace. Ho sentito incrinarsi quel vetro che di solito mi separa dal mondo, non penso di aver mai visto così tanta gente che conosco tutta insieme..incontri passati, più o meno fuggevoli, persone che avevo quasi cancellato, cambiamenti, ricordi(stranamente tutti abbastanza divertenti) che riaffiorano. Immersa letteralmente tra le persone e avvolta dal fumo della più classica sigaretta del ”dopo”.   Ma l’amaro resta ed è forte..come al solito avrò bisogno di tempo, tanto tempo.

Comincio a capire che correre a vendere i libri subito dopo un esame o buttare qualsiasi oggetto minimamente evocativo nelle più profonde retrovie di un armadio, sperando che niente  possa farlo riemergere alla vista, è perfettamente inutile; l’effetto anestetico di quei gesti ha una durata troppo breve.

   Tanto industrial, metalli e martelli pneumatici, attualmente, giovano  al mio cervello. Halber Mensch come sempre.

C’è qualcosa che non va. O almeno che proprio non mi piace. Ma, cazzo, non cambia e io non so più da che parte cominciare.

Quest’isola mi fa male. O forse non abbastanza. Ecco, la soluzione di tutto magari è proprio cercare una situazione esistenziale ancora più triste e poi non si può che risalire, signora mia. No, luoghi comuni, no. Penso di essere ancora traumatizzata dai discorsi ascoltati in treno. Il simil-prete isterico, che grazie, inizialmente, al suo background (da pronunciarsi rigorosamente con la bocca apertissima, un accento pietosamente americaneggiante e indugiando sull’aaund) e in seguito con le, più basse e volgari, ricette delle mamma tentava di affascinare l’acida dirimpettaia, le tre signore che sedute, a stento, sui sedili del corridoio di un interregionale degno della signora del West, disquisivano sul meteo, i nipoti, il presente e il passato, programmi televisivi dai nomi più improbabili, diffondendo le parole nell’aria grazie a potenti ventagli, agitati simultaneamente e con un movimento del polso (evidentemente meccanico) di almeno 90 gradi. I cessi fuori servizio precludevano anche una possibile via di fuga nicotinica. Vabbè forse il problema è che per cercare di non rivolgere l’attenzione alla mia testa mi rivolgo in modo altrettanto ossessivo all’esterno. Ma ancor prima, è stato così inquietante emozionarmi di fronte alla scritta Trans Europe Express sul trenino nella pericolosissima sala d’attesa a Termini. L’isola ha per me la maledetta capacità di amplificare le emozioni, ottenendo i migliori risultati con quelle meno felici..ma nonostante tutto rimarrei qua sempre, c’è qualcosa che ha reso per me questo posto, con il passare degli anni, assolutamente necessario. Riesco a sedermi per ore su uno dei mezzi pilastri, guardare il cielo o le onde, pensare e studiare le persone senza definire tutto questo Noia. Messo così sembra tutto molto patetico, come il fatto di rimanere affascinata da qualunque pseudo-intellettualoide-solitario, anche da quelli più palesemente finti. Sentirmi a casa mia (nel senso profondo del concetto) pur non essendolo propriamente, poter essere lontano da tutti, cercare di anno in anno i cambiamenti, che almeno qui sono subito evidenti, leggere libri pesantucci guardando con divertito disprezzo i romanzetti da spiaggia di quei pochi che ancora leggono in vacanza, ridimensionare, dopo la città, la prospettiva in una realtà piccola..il ritorno nel mondo sarà duro. Potrebbe anche essere che il sale mi stia annebbiando i ragionamenti come i finestrini degli aliscafi su cui progressivamente si deposita.

 Forse essere impermeabili al mondo esterno ma soprattutto agli altri, non avere legami, non creare relazioni soprattutto caratterizzate dall’affetto eviterebbe di soffrire, prima o poi per qualche ragione.

 It can’t rain all time si diceva in quel film molto piovoso, sarà…

You came on your own
That’s how you’ll leave
With hope in your hands
And air to breathe

E’ tardi. In più sono stanca e moderatamente incazzata. O saranno le troppe spezie dell’indiano. Sento di voler scrivere qualcosa, ma il momento non è dei migliori.

Insomma questi Editors non mi dispiacciono, ma non vorrei che fossero troppo da fighetti e a breve termine. I testi non sono male.

Io continuo a chiedermi se non sia estremamente contradditoria la mia continua ricerca di solitudine, la fuga da tutto ciò che mi sembra popolare, condiviso, “di massa”, la voglia di fare la maggior parte delle cose (viaggi viaggi viaggi) da sola.. contradditoria per il fatto che poi mi trovo all’una di notte a chiedermi se in fondo questa solitudine, che alla fine sono io stessa ad impormi, sia positiva e davvero non mi faccia soffrire. E la risposta è no. Dev’esserci una via di mezzo che mi permetta di non essere totalmente asociale e al tempo stesso di mantenere la mia autonomia mentale. E Parigi e gli altri viaggetti in solitudine, a cosa servivano e a cosa servono? Cosa devo dimostrare?        Se mai riuscirò anche quest’estate a raggiungere la mia isola (e anche qui, non so quanto sia normale che io sogni di passarci un anno intero, da sola, praticamente lontano dal mondo, per veder passare le stagioni ) avrò l’ennesima dimostrazione della mia scarsa disponibilità a socializzare, a sorridere a chi mi sta sulle palle..forse sarà un problema di freddezza (penso che il sostantivo italiano sia un altro ma mi viene solo questo, orribile ), ma non credo..sicuramente di fiducia. Tutto questo sembra tratto da un bel diario rosa, adeguatamente chiuso con un lucchetto e con tante belle parole abbreviate e orfane di vocali, che non avrei potuto scrivere neanche un po’ di anni fa. Invece alla base c’è qualcosa di molto profondo che non riesco a determinare bene. O forse sì, è tutto uno sfogo di una ragazzetta insonne..forse sono proprio quello che cerco di dimostrare di non essere, troppo giovane e troppo stupida. E tutto quello che scrivo qua mi sembra sempre più inutile e idiota.

Se non levano quei manifesti demenziali di casa pound sotto casa mia, vado a levarli uno per uno.

Nuova canzone ossessione-specchio, memorizzata dal secondo ascolto. Qualcosa di molto simile a come mi sento

 

So many feelings
end up in here
left so alone I’m with
oh, an atmoshere
I’m sick and I’m tired
of reasoning

just want to break out
shake off this skin

I can’t escape myself

All my problems
lume larger than life
I can swallow another slice
Seems like my shadow
marks every strike
can’t learn to live with
what’s trapped inside

I can’t escape myself

So many feelings
end up in here
left so alone I’m with
oh, an atmoshere
I’m sick and I’m tired
of reasoning
just want to break out
shake off this skin

I CAN’T ESCAPE MYSELF

 

The Sound – I Can’t escape myself   (Adrian Borland era un po’ un genio)

I libri si accumulano. Letture pesantucce per quest’estate.                 Mi sono iscritta al test a numero chiuso (e credo per me davvero inaccessibile, grazie alla splendida ignoranza di matemtica e fisica, mia e dei passati professori), anche se non sono così sicura che la scelta sia totalmente mia, spontanea. Non che medicina non mi piaccia di per sè, però il mio sogno resta magistratura, benchè abbia la stessa, remota, probabilità di realizzarlo. Teoricamente il fatto di avere questa “seconda scelta”, che è praticamente sullo stesso piano della prima, dovrebbe essere solo un vantaggio, però ho un po’ paura che smorzi l’impegno e l’entusiasmo per l’altro test.             Voglio farlo uscire dalla mia testa, perchè non è possibile che al cinema io immagini di averlo seduto vicino e di abbracciarlo, oppure immagini altre telefonate e altre corse lungo il fiume. Non c’è più niente da fare, non ci capiamo (questo è il cambiamento, il problema). E’ tutto così chiaro ma non riesco ad accettarlo, perchè? Quando mi sembra tutto risolto è sufficiente un’immagine, un oggetto, una situazione e tutto torna indietro..e mi trovo a sorridere, da sola, in una sala buia, semivuota a fine luglio, dietro a due teste appoggiate l’una sull’altra, nella fila di fronte eppure così visibili.

Il mio futuro universitario non è mai stato tanto incerto come in questo periodo, ma sicuramente non sarò mai una sensitiva. Quando si parla di me non ne azzecco una. La breve vacanza autogestita e connotata dalla socialità sfrenata (così estranea, per me) è andata bene. Ho ancora degli amici, ho avuto solo un momento di impellente necessità di eremitaggio, risolto con una coperta, i piedi fuori dal balcone, una Winston blu e i Sonic Youth. Sono pazzeschi quei momenti, pur di stare da sola ucciderei tutti. Il ritorno su un motorino è stato alquanto emozionante. Il viaggio solitario in treno poteva guarirmi da qualsiasi incazzatura possibile. E Canone inverso è stupendo.. musica, Vienna, vita, ossessioni. Resta il fatto che gli stabilimenti non fanno per me, troppa gente, troppa sabbia, troppe settimane enigmistiche, troppi colori accostati violentemente, troppi ostacoli tra gli occhi e il cielo. Per quanto riguarda quelli che avevo lasciato qui non mi è mancato nessuno, anzi non vedo l’ora di ripartire alla volta della mia isoletta, dove non mi aspetta nessuno, per non rischiare di dover vedere qualcuno. Quel lui chissà..per la prima volta ho provato  a non rispondergli ed è una settimana che mi sento quasi in colpa, mi complimento ogni giorno per averlo, forse, ancora più allontanato. Però cazzo io non è che posso aspettare sempre minimo ventiquattro ore per ricevere un messaggio, quindi pazienza..tanto non potremo vederci per un po’. Ho bisogno di nuovi ingressi nella mia vita, velati e naturali ma dirompenti, che entrino senza fatica. Sogno sogno e sogno. Sogno il viaggio di settembre che non riusciremo mai a fare, che sia meglio così?

Questo spazio sta diventando sempre più, non so come dire..molle.

Devo riposarmi, domani compirò un raid nelle librerie, alla ricerca di sconti e di nuove ossessioni..sperando che il buon senso (mio?) freni l’acquisto compulsivo.

Domani si parte, la valigia è fatta, i biglietti anche, gli amici mi aspettano (spero! ), qui rimane quel lui e chissà quando ci rivediamo, ma io non sono contenta, neanche con un 97 che mi allarga il sorriso quando ci penso. Continuo a non essere felice, a cercare il difetto, l’irregolarità, il vizio “che sicuramente rovinerà tutto”, a immaginare liti epocali, amicizie che si sgretolano, verità taciute ma forse evidenti che vengono a galla, creo a me stessa sospetti e paure..inutili.Tutto questo per cinque giorni di sole e di mare. Niente, non ce la faccio ad essere serena, a godermi quello che gli altri, anche inconsciamente, fanno per me. Ho ben sette ore di treno per pensare a tutto ciò, in compagnia di Canone Inverso o Narciso e Boccadoro, devo ancora decidere. Mi sa che arriverò accaldata, infastidita e timorosa, accolta da facce conosciute e nuove (e anche se sarebbe mecessario, penso di essere diventata incapace di conoscer persone e stringere rapporti umani nuovi, da zero), non troppo contente per il fatto che ho privato la loro pelle di momenti di sole. Pazienza. Forse è meglio andare a dormire prima che quelli che potrebbere essere SOLO cinque giorni si trasformino in righe e righe di situazioni immaginate, terribili, che poi magari (lo spero) neanche si realizzeranno. Insomma, si parte un po’ dubbiosi e senza quell’entusiasmo che sarebbe ovvio, anche un’altra occasione è stata simile e poi si è rivelata una delle esperienze più belle della mia vita; questa volta non potrà essere così, non c’è il mio zaino e non sono sola, però speriamo (per la terza volta).

E adesso sì che è finita, definitivamente! E sono veramente felice di come è finita, sono stranamente sodisfatta di me, penso di aver dimostrato a me stessa quello che desideravo. E non me ne frega veramente niente di quegli altri che stasera saranno lì a  contestare, a confrontare, mangiati dall’invidia e sotto sotto dalla coscienza che forse tra qualcuno di loro e un premio nobel o un genio incompreso c’è ancora un po’ di differenza. Non è cattiveria, ma io ho sempre pensato che l’umiltà fosse una delle migliori qualità umane e quella presunzione oggi era veramente ridicola e patetica. Bene, adesso bisogna pensare a ottobre e il fatto che, ultimamente, quella che ormai consideravo una certezza sia caduta e che si sia illuminata di nuovo quella prima lampadina mi inquieta non poco.

E poi oggi uscendo dai cinquanta minuti di orale, trovo dietro la porta quel Lui, che era uscito poco prima che finissi perchè io non lo vedessi e non mi agitassi. Dopo questi mesi di silenzio visivo mi ha fatto impressione rivederlo e mi sa che per me ricomincerà di nuovo tutto, come prima. Spero che questa volta cambi anzi succeda qualcosa, anche se non so se mi farebbe bene. Evidentemente non mi sono bastati neanche questi “mesi di notte orribile”, come direbbe Qualcuno. Però oggi quando l’ho visto sono stata veramente felice. Intanto domani ricambierò la visita.

Poi bisogna pensare a mercoledì prossimo e decidere se andare con gli altri al mare oppure no. Anche se la mia pelle richiederebbe un po’ di colore mi preoccupa che non sono entusiasta di questa possibililtà, è strano. Non è certamente per loro, forse è per quelli che conoscerei laggiù… vista la mia socievolezza e la mia apertura nei confronti del mondo, pari a zero, degli ultimi tempi, non so cosa potrebbe succedere. Mi attira un sacco l’idea di risalire per ben sette ore su un treno (questa è sicuramente una malattia!). Certo non è esattamente l’idea di viaggio che mi prospettavo, ma non penso sarebbe poi così terribile. Sento, in ogni caso, l’urgenza di una seconda “Parigi” anche non a Parigi, sola sola sola.

Come sottofondo i Novembre nuova scoperta. Provo a cambiare tema, sento che il mio inconscio mi nasconde qualcosa. Cambiamenti, cambiamenti non ne ho mai avuto tanto bisogno. L’importante è non peggiorare dicevo una volta e avevo paura di qualsiasi cosa potesse modificarsi, quasi a voler mantenere un equilibrio che in realtà neanche avevo. Adesso sento il bisogno di una scossa, profonda, ho voglia di qualcosa di nuovo. Intanto comincio a mettere un po’ di luce in questo piccolo spazio.

Domani mattina vado a votare di nuovo nel giro di poche settimane. Questa novità l’ho presa in modo davvero serio, quando mi ha consegnato la tessera elettorale stavo per abbracciare il vigile. Forse perchè è stata la prima occasione in cui ho realmente dovuto dimostrare di essere maggiorenne e mi ricordavo l’emozione quando da piccola “scortavo” i miei al seggio. Comunque sono veramente convinta dell’importanza di questa facoltà, mi spaventa la pochissima partecipazione, ma un po’ anche la probabile disillusione che acquisirò con il passare del tempo. Per ora, ad ogni modo, mi informo da tutte le parti e questa volta cerco di capire le vere domande .

Confusion in her eyes that says it all.
She’s lost control.
And she’s clinging to the nearest passer by,
She’s lost control.
And she gave away the secrets of her past,
And said I’ve lost control again,
And of a voice that told her when and where to act,
She said I’ve lost control again.

And she turned around and took me by the hand
And said I’ve lost control again.
And how I’ll never know just why or understand
She said I’ve lost control again.
And she screamed out kicking on her side
And said I’ve lost control again.
And seized up on the floor, I thought she’d die.
She said I’ve lost control.
She’s lost control again.
She’s lost control.

Well I had to phone her friend to state my case,
And say she’s lost control again.
And she showed up all the errors and mistakes,
And said I’ve lost control again.
But she expressed herself in many different ways,
Until she lost control again.
And walked upon the edge of no escape,
And laughed I’ve lost control.
She’s lost control again.
She’s lost control.

I could live a little better with the myths and the lies,
When the darkness broke in, I just broke down and cried.
I could live a little in a wider line,
When the change is gone, when the urge is gone,
To lose control. When here we come.

(She’s lost control- Joy Division)

Aaah i Joy Division. Sarà forse banale, ma questa è una delle loro canzoni più belle musicalmente e per le parole. Tra le poche che mi trasmettono leggeri brividi..sarà la sua voce, sarà il riconoscersi, sarà l’atmosfera, non so.

Tra  un mese sarò già in vacanza  Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra  un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza

Si tra un mese sono in vacanza. Si ma dove? Si ma in che stato? Ah, e con chi?

E così alle 13 meno 5 ci è stato annunciato attraverso il “l’interfono”, molto in stile 1984, che il nostro liceo si sarebbe concluso proprio oggi. E io che fino a ieri dicevo a destra e sinistra quanto fossi contenta di aver portato a termine i cinque anni, che se proprio dovrò rimpiangerli anch’io, questo avverrà solo in un lontano futuro, che attendevo con ansia la fine dell’esame, cercando di non preoccuparmene troppo, per sentirmi ufficialmente “maturata” e pronta alla vita vera. Invece dopo l’isteria collettiva di un attimo è calato il silenzio e ci siamo tutti guardati. Insomma non puoi annunciare così la fine, rovinando tutto il gusto dell’attesa, della festa e della tristezza. L’ultima ora è stata con Madame e questo aveva un senso. Fuori le urla di quelli convinti di essere già liberi, le uova tirate, le bottiglie agitate in aria, la schiuma per terra (e anche sulle macchine). E pensare che con la sua segretezza l’ingenuo preside voleva evitare tutto questo..come se fosse mai morto qualcuno. Comunque l’ultima ora è stata accompagnata da ricordi e tante risate, fossero stati veramente così tutti i 5 anni.. riguardando il “gruppo classe”,come ama definirci qualcuno, ho pensato che d’ora in poi sarà tutto diverso e che sicuramente questo contesto mi mancherà. Stupidamente ho cercato di trarre il massimo delle sensazioni dal mio banco (dal banco!), perché non avrò più il mio banco, con le mie scritte, la mia nicchia, l’ottima posizione per guardare il resto della classe. E in fondo  mi mancheranno le stronzate dei cambi d’ora, i trenini, i tormentoni mensili, il muro scomodo, i piedi che mi bloccano la sedia, l’orologio della vicina, gli interventi incomprensibili, le facce, gli eh?, le mani alzate, la testa sul banco, le risate discrete e quelle indiscrete vicino-davanti-dietro, i discorsi con l’altra fila, le luci da spegnere e le finestre da aprire. L’ultima volta alla “fotocopiatrice degli studenti”, con i computer dai tasti usurati, l’ultima volta nel casino del corridoio del secondo piano. Forse è anche l’ultima volta che lo scendere le scale corrispondeva al senso di liberazione dalla tensione: adesso sarà solo la consapevolezza che il giorno dopo c’è un’altra parte dell’esame. Le ultime cose che ha rappresentato questo giorno e i ricordi che anticipano la nostalgia sono infiniti. Sembra l’ultima pagina dell’annuario. Vorrei conservare solo il ricordo di oggi. Spero che tutto questo bel discorso non debba rompersi dopo la cena di domani sera. Comunque non doveva finire in questo modo. In ogni caso prima di poter dire di aver abbandonato veramente questa scuola passerà ancora un mese nel quale avrò tutto il tempo, ma spero non la ragione, di odiarla. E’ vero, adesso si va un po’ verso il dubbio, l’insicurezza, l’azzardo, le scelte diventano fondamentali e la responsabilità cresce.

Gli occhi lucidi e il battito più veloce c’erano, e non me lo sarei aspettato. Forse tutto questo è un po’ patetico, lo so..però, oggi, così mi sento più nomale.

 

Non vorrei farne una tragedia però l’idea di aver perso tutto quello che avevo sul computer mi spaventa. Ieri non riuscivo più ad accedere e adesso starà nelle mani di qualche tecnico fino a venerdì. Io tre giorni dopo dovrei consegnare la tesina, stampata, rilegata, ma soprattutto finita. E sono alla prima pagina, ne ho perso un pezzo e gran parte del materiale. Ma in realtà, non è neanche tanto quello che mi preoccupa (tanto verrà un schifo, pazienza, non ho nè tempo nè voglia), il problema è che molto probabilmente non si potrà fare niente e tutti i dati andranno perduti. Documenti di vitale importanza non ce n’erano, ma ci sono le mie decina di giga di musica e le foto. E’ tutto lì, se perdo quelle le ho perse per sempre. E’ brutto sentire un vuoto solo perché si è perso qualcosa di così materiale. Ma dentro ci sono bene o male tutti i miei ricordi di questi anni e di quelli passati. La musica in qualche modo la potrei anche recuperare, piano piano, ma per me è una sorta di memoria storica, come un diario. Ma le foto? quelle dove ci sono io, con i miei amici, con i miei, in vacanza, qui, quelle che faccio io, le mie quasi-artistiche  con i titoli impossibili. Zero. Puf. E quando tra trent’anni (mi sa anche prima però) vorrò rivedere qualcosa, com’ero, com’eravamo? Niente, non c’ero, non c’eravamo. Ma chi lo pensava che il computer, il migliore amico del 2000 potesse tradire così? – Invece quando anche i migliori amici in carne ed ossa deludono, almeno un po’, a che tecnico porto il mio cuore?- Non posso sentire che mi manca qualcosa, che manca qualcosa di me solo perchè ho perso un pc. Tante circostanze nelle ultime settimane hanno risvegliato il problema del tempo, che dormiva tranquillo in qualche angolo del mio cervello..basta veramente niente. Spero che questa volta vinca quel 5% di improbabile probabilità..anche se mi è sempre più facile pensare il peggio, almeno così poi non ci rimango male. O almeno così mi sembra. Uff.

aspettando il coraggio di parlagli. Per ricevere un altro no, tanto.. (vedi sopra)

Ho attaccato la tela in una parte di muro che è impossibile non guardare, con un’opera ingegneristica di cui sono molto orgogliosa..condivide un chiodino con quella strana cosa che ho creato un sabato mattina in preda a un’inaspettata semi astinenza da sigarette(lontani ricordi) e al raffreddore. L’ho appesa così, senza cornice, con i bordi bucati, strappati e con il colore scolato in vista. Sopra i cd, vicino alla locandina del concerto di Bob Dylan staccato dalla strada e dalle parti dell’Andy Warhol pasticciato. Sinceramente non ho ben capito cosa sia: in teoria case, ma a me colpisce la cascata di colori così accesi e diversi.

E’ lì perchè ho deciso che devo ricordarmi del dolore, quello vero non come le mie cazzate, di chi me l’ha regalato. Venerdì è stato un duro colpo, non avevo mai partecipato con tanto triste coinvolgimento a quelle situazioni, è stato brutto vedere come anche l’impensabile e l’ingiusto accada. Constatare che un’ingenuità si può pagare carissima, direttamente su di sè. Percepire ancora una volta l’angoscia (che condivido totalmente) di prendere atto che ci si porterà dentro quel fantasma, quella ferita per sempre. Undici ore scarse di esistenza nel mondo, per una vita di doloroso ricordo. L’equazione non è all’equilibrio direbbe la proferessa di scienze. E io non capisco, ma forse sto cominciando a rispettare anche chi ci crede, come si possa accettare di sentirsi raccontare di angioletti, doni, purezza e peccato, forse un giorno, cieli e paradiso. Forse solo quando si assiste  dall’esterno (anche se relativamente) a dolore si capisce immediatamente l’importanza di cominciare subito a risalire, di cercare il punto di luce verso cui tendere. Si ha immediatamente la percezione del tempo e degli ostacoli che allontanano da quell’obiettivo..solo perchè non si è coinvolti, legati e continuamente ricondotti al presente. Ed è terribile.

Comunque la tela adesso sta lì. Quei colori così brillanti mascherano il vero significato  che ha per me. In attesa che possa essere visto da coloro che me l’hanno affidata, in un’altra situazione e con nuovi progetti.

GazNevada- I C Love Affair (che chissà perchè mi ricorda la mia isoletta che mi attende)

In una sola settimana:

[Brunetta.JPG] a lavoro?!?

 

 

  ma solo in attesa di un simil- facebook..

Ecco che la temuta ma prevista e non auspicata tempesta si avvicina. Per ora solo qualche tuono silenzioso, forse perchè le nuvole sono talmente vicine e abbastanza simili che lo scontro sarebbe molto rovinoso o forse perchè , come spesso è accaduto, ci si limita a far rumore, anche a lungo ma senza fragorosi scoppi. Fatto sta che l’aria diventa sempre più gelida, il vento è forte. E pensare che, grande classico, fino a ieri ormai da un bel po’, c’era un bellissimo sole. Per quanto possa piacermi la pioggia ho molta paura di questo possibile temporale.

 Giusto per ripeterlo ancora una volta, non è proprio il momento adatto. Ma forse per una tempesta del genere non c’è un momento adatto, non deve esserci e basta.      (speriamo)

Sentirmi dire, in ascensore, dalla stravagante architetta(si dice?) di due piani più su che “questi anni sono belli, li ricorderai per sempre” di certo non mi aiuta. Perché io per una serie di motivi questi anni li vorrei dimenticare o almeno superare definitivamente, magari conservandone il ricordo con un sorriso..il rimpianto o la nostalgia, però, saranno impossibili. Mi spaventano i tre strascichi che molto probabilmente mi porterò dietro, ma se l’esame va come dico io, poi molte cose dovrebbero cambiare.

 Sarà il sottofondo di Wim Mertens o degli Editors nuovascoperta che mi regala un barlume di fiducia?

 Chiaramente tutto ciò se non arriva la mazzata finale. Rovinare un’amicizia così per una festa e un’ipocrita cena di classe, no ( classe che non è mai esistita, ma pazienza..).. chissà perché, però, ho paura. Certo sarebbe la fine.

 Qua mi sa che sono le atmosfere degli And Also the Trees che mi abbattono.

 E poi quel lui che non riesco a togliermi dalla testa. Proprio quando mi sembra di aver superato tutto, mi ritrovo sotto casa sua, a prendere il gelato dove mi portava, davanti al bar della colazione, ma soprattutto mi ritrovo ingenuamente a sperare di trovarmelo lì davanti, all’emozione che proverei se accadesse. Ma ovviamente posso solo entrare nel tram con la mia nuvola di sogni e tornare a casa peggio di prima, con la falsa sensazione, prodotta dall’immaginazione, di qualcosa di bello… ma poi arriva la ragione e con essa l’arido vero, quindi il nulla.

 Tristezza, ennesima.. Teatro degli orrori & Zu (Nostalgia..da cui titolo ) e Sisters of Mercy. Io l’ho sempre detto che i random dei lettori musicali mi leggono nella mente; ma basterà il post-punk a risollevarmi?

One cold damp evening
The world stood still
I watched as i held my breath
A sillhouette i thought i knew
Came through,someone spoke to me
Whispered in my ear
This fantasy’s for you
Fantasy’s are in this year
My whole life flashed,before my eyes
I thought,what they say is true
I’ve shed my skin,and my disguise
And cold on the naked eye
Emerged from my cocoon
And a half remebered tune played softly in my head
He said
He turns smiling…and said

I realise a miracle,is due
I dedicate this melody,to you
I realise a miracle,is due
I dedicate this melody,to you
But is this the stuff dreams are made of?
If this is the stuff dreams are made of
No wonder i feel like i’m floating on air
No wonder i feel like i’m floating on air
I realise a miracle,is due
I dedicate this melody,to you
But is this the stuff dreams are made of?
If this is the stuff dreams are made of
No wonder i feel like i’m floating on air
No wonder i feel like i’m floating on air
No wonder i feel like i’m floating on air
Everywhere
Oh, it feels like i’m everywhere
Like when you fail to make the connection,you know vital it is
Oh when something slips through your fingers you know precious itis
And you reach the point when you know
It’s only your second skin
It’s only your second skin
Someone’s banging on my door

(The Chameleons – Second Skin)

Io senza questa canzone non vivo. Adoro i Chameleons e questa canzone in particolare.     Non riesco a scrivere niente di più intelligente stasera. Mi sembra di essere vicino a un muro che sta per crollare ma non riesco a spostarmi. Rimango lì a guardare i mattoni che tremano, ma non mi muovo. So che cadrà e so che mi farà male. E non riesco a fare nient’altro che aspettare quel momento per poi cercare di guarire.

E torno a piangere. Pechè non riesco a  fare niente e non riesco a essere niente. Tra un mese e mezzo ho l’esame e non sono pronta, neanche mentalmente. La tesina è troppo indietro, non riesco a cominciarla, a scrivere qualcosa.. l’unica cosa che riesco a scrivere è questo cazzo di blog inutile. Non riesco a decidermi a studiare come si deve, penso solo a come sarà appena finito l’orale, a quella falsa e momentanea impressione di libertà che mi sembrerà infinta. Non capisco perchè in questa situazione mi manchi la forza di volontà, che invece mi era servita per fare un viaggio da sola a 17 anni e ad affrontare molte altre situazioni, rigorosamente (e forse volontariamente) da sola. Forse è  perchè sono convinta che tanto per me sarà una delusione rispetto a questi anni di studio e  che non riuscirò a superare e magari neanche a raggiungere le mie (sempre più basse) aspettative.

E poi mi torna quel senso di inutilità, di insoddisfazione perchè non riesco  a essere felice neanche dopo aver passato una serata con gli amici, con quelli che già solo l’idea di averne così dovrebbe rendere entusiasti. Invece all’improvviso mi sembra di essere lontana anni luce, più del solito, da loro e che questa distanza sia ormai incolmabile. Non riuscendo più a svuotarmi di me e a riempirmi con loro, prima poi esploderò, in silenzio. E mi fa incazzare di non riuscire neanche più ad essere utile a loro.

Le vacanze mi fanno male, ho bisogno di pensare  a qualcos’altro come lo studio, per non cadere nei vortici dei miei pensieri. Devo concentrare l’attenzione su qualcosa, non mi basta più semplicemente distoglierla da me, perchè troppo in fretta ritorna e recupera il tempo perduto.

Festa importante, dotata di una forte e determinante componente ideale, a me piace molto. Sinceramente comincia anche a farmi  un po’ di paura. Vedo il lavoro molto lontano dal mio presente, diciamo che sono abbastanza spaventata dall’eventualità neanche troppo improbabile di, anche dopo tutto lo studio necessario, non trovarne.

Ma il Primo Maggio oltre all’idealismo, alle manifestazioni, per me è anche il concerto di Roma, che spero prima o poi di vedere direttamente da lì. Una marea di gente. Ci sono state due cose veramente sbagliate, secondo me, il conduttore e Vasco Rossi. Entrambe non c’entrano niente. Il primo, che non mi piace neanche come attore, è da solo e urla(riesce ad urlare anche con Imagine). Vasco, sarà perchè neanche lui mi piace a prescindere, ha il “merito”, ma in questo caso sicuramente il difetto, di polarizzare su di sè tantissime persone. Non è adatto a manifestazioni di questo genere, nelle quali l’attenzione non può e non deve focalizzarsi su un solo artista; la conseguenza, inevece, è che un branco di squallidi ha intonato dall’inizio cori da stadio in suo favore anche durante le altre esibizioni. E questa non è musica, non è sano fanatismo, è solo maleducazione sempre vicina all’ignoranza. Nel complesso, comunque, il tutto non è stato male. Le solite glorie che ci sono sempre, gli interessanti “nuovi giovani”, il geniale Caparezza e la bella idea del trio Afterhours-Marlene-Samuel.     No, mi sa che Vasco Rossi non lo guardo.

Che voglia di concerti, adesso..se poi penso che quelli tra giugno e luglio molto probabilmente dovrò saltarli causa esame…

In compagnia di leggeri postumi quali: inspiegato gonfiore di una gengiva, rincoglionimento generalizzato e acido. Ma non me ne frega niente. Un po’ di festeggiamento ogni tanto penso di meritarmelo anch’io, tutto sommato sono soddisfatta di quest’ultimo anno scolastico, sotto più profili..rimane soltanto quel maledetto esame che mi caricherà solo di ansia e come già accadde cinque anni fa potrei mettere, per l’eccessivo nervosimo, in pericolo le relazioni con le persone per me più necessarie. Tra sudore e lacrime, che prevedo copiose, spero di ottenere almeno un risultato di cui essere contenta, anche se so già da adesso che non sarà esattamente così. Per quanto sia stata contenta di essermi divertita ieri sera non posso fare  a meno di pensare al fatto che quella sensazione (seppur fuggevole)”oh, finalmente, ci voleva” era legata sicuramente alla compagnia,ma anche all’alcool e al resto. Chissà, prima o poi riuscirò a essere felice veramente e per un motivo.. Comunque ieri è stata nel complesso una bella giornata, nel complesso. Ed è da tanto tempo che non lo dico.    L’Invasione Degli Omini Verdi arrivano proprio a proposito “vivi e non lasciarti vivere“.

Giornata importante oggi. Forse la più importante tra quelle considerate nazionali.

Che palle domani, un’ennesima e non ancora ultima immersione in tuniche bianche,  incensi, recitazioni mnemoniche e impersonali. Per me è sempre più una violenza partecipare a  quelle cose.

Mi consolo con un po’ di Leopardi (ma non ne fanno più così cazzo?)

Ho voglia di luce.

Sento di cominciare ad accettare questa situazione di solitudine mentale autoimpostami. Forse era proprio quello che cercavo tempo fa, ma adesso ho paura a giustificarla. Non voglio perchè spero che possa cambiare. Però quest’ombra di serenità è strana e accattivante. Non riesco a cancellare niente completamente dalla mia vita, che siano ricordi o persone. Sono passati mesi ma vivo tutti quei momenti come se fossero ieri, non so dire basta, non rimpiangere di non essermi svegliata prima..e alla sera continuo a rimanere male perchè lui non mi ha cercata o non è venuto qui. Cristo è passato tempo, anche tanto forse, ho capito ormai com’è la situazione ma non l’accetto, me la ripeto ma non  la pratico,  la vedo ma non la interiorizzo.

“Lo so come ti senti. E’ come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finchè ho capito che l’unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova ad immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti”.

Due di due è stata una “lettura d’occasione”, un consiglio per fare poi un regalo. Subito  mi è piaciuto: forse per il periodo della storia(continuo a chiedermi cosa sarebbe stato di me se avessi vissuto negli anni70..), forse per la musica, forse per l’amicizia, forse perchè si percorreva una vita intera. La cosa strana è che pur essendomi piaciuto abbastanza non ho mai avuto la curiosità di leggere qualcos’altro dell’autore, boh. Il regalo poi  fu fatto, mi sembra,consegnato (ovviamente in ritardo) in seguito ad un concerto che era il regalo per me (ovviamente in ritardo). Non penso che fu totalmente compreso e apprezzato, insomma credo con quel destinatario non ho mai azzeccato un libro-regalo, ma almeno facevamo gli intellettuali. Comunque oggi addentrandomi nella rete, cercando più che altro di non pensare, di non immaginare quanto sarebbe stato bello se quel lui, con cui forse lentamente, ma molto lentamente, sto riuscendo a finire di tormentarmi,  e la sua macchina fossero venuti qua sotto e di non ripiegare eccessivamente sul cioccolato, insomma ho ritrovato quelle frasi tratte dal romanzo. Che dire? Vorrei arrivare a rompere quel vetro.. perchè mi sa che da solo non si rompe.

 

Avrei tante cose da scrivere riguardo al terremoto perchè sono veramente due giorni che sto male. Evito anche perchè forse non saprei neanche cosa dire, come trasformare le sensazioni in parole. Tra l’incazzatura per vili animali che approfittano delle tragedie,uomini vestiti di bianco che pontificano da balconcini senza aiutare(non sia mai), piccoli presidenti del consiglio in tenuta da presidente attivo (ma non basta che si tolga la cravatta e si metta un casco), scienziati con mentalità chiusa di principio, alcuni giornali e giornalisti morbosamente presenti, pronti sempre a indugiare nel patetico e a flahflashflash,quelli che sono infastiditi dal dolore altrui e con l’impiego di un neurone e di un piccolo muscolo della prima falange cancellano la realtà  e fuggono nel mondo di lucine colorate e sorrisi di plastica… e la commozione per il coinvolgimento nazionale che si è creato, lo spirito di sacrificio, la messa in pratica di valori tanto propagandati e poco dimostrati; la rabbia nel confrontare la mia vita e quella di chi ha vissuto inascoltato su dei piedi che tremavano. Il solo pensare che basta veramente pochissimo per cancellare tutto riporta bruscamente alla realtà anche chi vola con la mente più in alto.

E mentre camminavo compiaciutamente tranquilla, con le scarpe nuove tanto cercate nel sacchetto, sento una voce “pensa, saranno i miei primi quattro giorni di cassa integrazione”. Una ragazza, giovane, con una risata amarissima, a un’amica. Il mondo del lavoro mi spaventa e, se ci penso, si smorza un po’ l’immensa felicità che provo nel realizzare che il liceo è praticamente finito. Pensavo di essere sicura della sceltà della facoltà, pensavo di aver scelto qualcosa con cui coniugare interesse e discreta possibilità di impiego (a parte quel maledetto concorso). Invece sono di nuovo dubbiosa, ho paura di non avere il carattere giusto e di ritrovarmi a non essere all’altezza e dover cambiare tutto a 30 e passa anni( ma come faccio a pensare a quello che farò/sarò tra più di dieci anni?). Vorrei almeno poter sperare che nel futuro non troppo lontano un illuminato governo provveda al prolema del lavoro, ma con un pagliaccio tale ho solo più paura..considerando la sua ben nota antipatia per la categoria alla quale vorrei appartenere, poi.

Continuo a scoprire i lati più underground, alternativi, autonomi della mia città, che tra l’altro amo sempre di più. Mi piacerebbe immergermi completamente in questo stile, in questo gusto, in queste idee. Ma non c’è la compagnia adatta(si, forse è una scusa).

Spero che il sole mi segua almeno nei prossimi giorni, perchè ho bisogno di mare e di un po’ di colore. Ecco, il sole è qualcosa che non mi appartiene, ma di cui sento la necessità.

 

febbraio: 2010
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