Stocazzo, Mercedes. Scusami eh, ma stocazzo.

Secondo i progetti che sotto sotto mi facevo a giugno le vacanze sarebbero dovute essere diverse. IO sarei dovuta essere diversa. Invece il viaggio con gli amicisiamicino è andato, non lascerà su di me nessun tipo di traccia ma in treno andando via ho pianto come non facevo da tempo. E’ stato strano. Però è anche stato bellissimo fare quel pezzo di viaggio da sola, girare per le stazioni, farcela. Poi il vulcano, partenza in quarta, mazzo di fiori, simpatia e bellezza da uno che poteva essere giusto, ma poi niente, perchè non sono abituata e non so come fare. Però so rimuginare, so pentirmi, so maledirmi, so graffiarmi, so fare occhiate agli altri, so partire scontenta e incazzata anzichè triste. Ecco uno dei punti, è cambiata la mia prospettiva sulla solitudine, ora lo sono meno a livello effettivo, ma mi fa più paura ricercare dei momenti in cui essere lontana dagli altri. Ma poi sono davvero meno sola? L’”A”mico è sperso in mari caldi, hotel di lusso e fighette bionde e non ne ho notizie, non capisce neanche quando le cose gliele si dice chiaramente; sento che in questo caso sentirsi l’ultima ruota del carro è più sbagliato che in altri. Lei diffonde affetto ma, anche giustamente, pensa a se stessa e reclama attenzioni e consigli, e io sono un po’ stufa di darle darle darle e basta; e di vedere mondi che vorrei vivere. L’altro è la massima espressione dell’inaffidabilità, quei terreni molli fangosi, che seguono il tuo passo, ogni tanto incontri una radice solida che sembra sostenerti ma poi sprofondi; ho capito da tempo che non è l’alternativa ideale, è esattamente ciò da cui dovrei fuggire.
Infine la famiglia, personaggi mediocri e fragili, io non riesco a starci, non riesco a sentirmi pregare di stare a casa, di tornare presto, a sentirmi dire che faccio schifo perchè sono in vacanza e leggo libri che non sono romanzetti beceri. Ci vorrebbe così poco a darmi una mano ad essere felice, in modo indiretto, senza impegno, invece no. Lesa maestà.
Insomma in un mese potrei di nuovo farmi un viaggetto da sola, ma dove vado? Mi sono anche dolorosamente resa conto che forse non è più quello che voglio, non avrebbe più lo stesso significato e successo. Ora le cose voglio condividerle, farle insieme. Con persone importanti. Che non ci sono.

Come nei cartoni animati il protagonista si impegna e la situazione climatica ripecchia il suo umore. Piove da un po’ di giorni, piove tantissimo, con vento forte, mai sentito così tanto rumore con la pioggia. Sarà colpa mia. Si perchè le feste poi alla fine vanno bene, i rapporti umani, con tutte le cautele possibili, con un po’ di alcol, sembrano affrontabili..ma le cose serie? Tutta la giornata al computer, aspettando contatti, cercando cose stupide, sperando in mail il più lunghe possibile per ammazzare il tempo. Martedi ho un (ri)esame, non lo voglio fare, non sto studiando nulla, mi sarebbe piaciuto così tanto riuscire a dire che ero in grado di conciliare bene le due cose. Eheh l’altra cosa, continuo a vergognarmi un po’, non va bene.   Avere come speranza l’ennesimo seggio, con tutte le incognite che questo comporta.

Ho capito oggi che la solitudine è bella se può essere condivisa, se significa sgombrare il campo per introdurre qualcuno o qualcosa. Fine a e stessa fa cagare.

Ormai è quasi buio e non me ne sono neanche accorta, letto disfatto, pigiama. Perdere tempo e basta.

No, scoprire e ascoltare ripetutamente canzoni tristi non aiuta. A maggior ragione se sono i Dire Straits, con quei suoi maledetti assoli di chitarra che in una prospettiva positiva immagini di ascoltarle stravaccato in una macchina, con i finestrini aperti, al tramonto ma gli occhiali da sole ancora sul naso, di ritorno da una vacanza con gli amici, alcuni che dormono con la pelle bruciata e tu con la sigaretta consumata dal vento fuori dal finestrino che speri che il guidatore non si addormenti e quella strana pace-stanchezza-malinconia lieve amplificate dalla musica..nella prospettiva negativa invece ad essere amplificata è la depressione pura. Male. Ma d’altronde non è nulla di nuovo. Ci vorrebbe solo dell’alcol. Gli amici sono via, hanno i loro problemi, ma insieme si divertono. Io in tre giorni di montagna con le persone migliori che potrei avere comincio dopo poche ore a non sopportarli uno per uno. Ha ragione anche l’altro, il problema sono io. Ma cazzo è tanto chiedere che per una volta un abbraccio lo si dia anche a me, che mi si eviti di fare battute acide, “perchè tu sei così, prendere o lasciare” e giù risate. E poi voler fare ALTRE cose: viaggi, mostre, il collettivo, prati, cercare di capire se quegli occhi dolci un po’ ignoranti con cicatrice e dread sono scemi e basta o davvero ci provano. Ma no! No perchè ci sono gli esami, non si può fare nient’altro, testa bassa, non ti vedo preoccupata (cazzo!), la media la media la media la media di merda. E poi. E poi la pioggia che deve rovinare l’altro weekend in cui sono libera, i miei non ci sono, libera di godermi casa libera come dice a patetica scusa il cosiddetto amico, libera di mangiare senza tovaglia, di mettere musica alta di notte, di non abbassare le tapparelle della cucina, di non rispondere al telefono, di lasciare il tabacco sul tavolo, di dire balle, di tornare alle 4 ubriaca e sudata e oddiooddio anche divertita. Si, decisamente, non abitare con loro farebbe di me una persona diversa, non solo più felice ma anche più grande e responsabile secondo me. Però niente, piove, le cose vengono spostate, diventano inconciliabili, dovrò scegliere, non divertirmi, al massimo passare una serata con biondazze pazzeh. Fanculo, fanculo davvero. AH. E gli Einsturzende Neubauten che domani sera suonano qui? Il colmo. E io non ci andrò. Perchè oggi ho cazzeggiato e non ho nessuno con cui andarci, e la macchina e la zona e blabla. Tutto questo perchè sono SOLA SOLA SOLA SOLA. Mi accorgo di continuare a sognare di essere con un ragazzo e fare cose, semplicemente fare cose, soprattutto ridere in effetti, vedere film di seguito, avere quella sensazione di esclusività, farsi accarezzare la faccia, chiedersi cosa faccia,  avere un torace su cui appoggiare la testa e dormire.

Fazzoletto, dove cazzo sono i fazzoletti.

 

E mi vengono in mente cose che scrivevo anni fa su un quadernetto. Erano davvero tanti anni fa cazzo. Cose buie, compiaciutamente tristi e forti. Adesso le giustifico parzialmente con l’età, con la voglia di vedere fin dove si possa arrivare. E quando anni dopo ci si arriva veramente? Cosa fare? Scriverle non le ha impedite, non le ha allontanate e non mi ha neanche tanto preparata.E per uscirne?

L’immagine del tunnel è quantomai appropriata. Sei dentro, capisci la direzione solo in base a come sei entrato. Più vai avanti e più è buio. Ti disorienti. Non vedi la fine e sembra infinito. Ti prende quel mal di testa misto a vertigine. Soprattutto non ne esci.

Essiparte. La Spagna. Le amiche (!). Alla facciazza di tanti altri. Potenzialmente sarebbe esattamente il tipo di viaggio che piace a me. La prima parte, almeno. Perchè quando si tratterà di socializzare, con gente piena di vita, ecco lì cadrà il castello. Vorrei solo divertirmi, che vada bene dall’inizio alla fine. Ma riesco sempre a convincermi preventivamente del contrario, sarà protezione sarà nichilismo, ma intanto è.

Guardare gli altri vivere. Guardarli vivere dal finestrino di un taxi che si ferma a comprare il giornale del giorno inizato da appena mezz’ora. Guardarli prepararsi a vivere. Fotografarli mentre lo fanno. Lifespotting. Ecco cosa faccio. C’è una profonda passività in questo, una drammatica estraneità. Gli effetti emotivi sono addirittura anestetizzati, ormai. Rendersi conto di essere inadatti, alla vita, al divertimento, alle persone.

Cristo, che ansia, cristo. Ogni anno così. Neanche il tempo di digerire l’inizio dell’anno nuovo. Quest’anno poi, numeri tondi, importanti. E sento una responsabilità che nei fatti non ho. Mi chiedo cos’ho fatto di importante, di degno del numero, perchè si insomma a 20 anni qualcosa bisognerebbe aver concluso.
Gliel’ho detto oggi, davanti alla cravatta granata di Mentana, che vorrei mollare tutto, andare un anno via, “crescere e tornare” come ho scritto qui tempo fa, tornare e avere voglia di fare quello che adesso non ho voglia di fare. Secondo me andrebbe davvero così. Credo che non mi abbia neanche sentita.
Lode a Mishima e a Majakovskij, devi scomparire anche se non ne hai voglia e puoi contare solo su te. Si, Morire, CCCP, perchè no?
Ciao anno di merda. Ciao età adulta.

Bene, è di nuovo fine anno. Di nuovo si intensificano inspiegabilmente le visite qui. Di nuovo sono inquieta e scontenta. Di nuovo dovrei-vorrei essere a  un certo concerto, con gente colorata che salta, musica allegra diomioallegra, amici felici e goduriosi come sprezzantemente dice mia madre, e invece sono a casa. Di nuovo mi fisso con un album, Quello che non c’è, Afterhours questa volta, le canzoni bellissime, una per una.  Ma allora perchè non approfittarne per una bella ripassata dell’anno che sta sfumando? Ma che bell’idea si. Un cazzo. Perchè ancoradinuovoperl’ennesimavolta mi rendo conto che è tutto esattamente uguale, non c’è stato quasi nulla di nuovo e di bello, poche cose da ricordare, tante da cercare di dimenticare. (No, non è vero, vacanza, amici nuovi, sensazioni di crescita.. qualcosa c’è stato ma sono incazzata e quindi ingenerosa). Tanti libri che vorrei leggere, tanti esami che vorrei aver accettato o aver voglia di preparare. Mi sento come un fiore i cui petali ormai disidratati e un po’ sbiaditi si afflosciano, si raggrinziscono, svuotati di quel gonfiore vitale. (Il disco rinizia). Perchè quell’altro non mi risponde cazzo, com’è brutto accorgersi del bene che si vuole agli altri quando se ne ha bisogno e non ci sono. Si dopo tanto tempo torno ad affezionarmi ad una persona, cercare e offrire protezione, promettere presenza, e il tutto senza coinvolgimenti sentimentali, è perfetto. Se non fosse per quella comune conoscenza, vabbè questo lo risolverò. In ogni caso ho bisogno che risponda, al massimo domani. Domani. Ecco domani. Già il Capodanno come festa non la capisco. O meglio si è chiaro, salutiamo il vecchio, versiamoci sopra lenticchie e champagne, e speriamo tutti in un futuro migliore. Ma perchè deve essere una festa obbligatoria. Sarà che ho cominciato a festeggiarlo fuori dalla famiglia abbastanza tardi, certo la prima esperienza è andata bene, è stato il preludio per delle amicizie preziose, ho fatto cose nuove, mi sono sentita bene. E’ quello il mio ideale di festeggiamenti di capodanno. E invece quest’anno, che pure nei progetti sarebbe dovuto essere sulla falsa riga dell’anno scorso, sarà un capodanno tipico da brasati, alcol e fumo e trascinamenti tra divani e cazzate con sottofondo di musica commerciale. Proprio quello che non volevo. Non perchè sia contro questo genere di cose, anzi. Però no, adesso avrei voluto qualcosa di diverso. E poi gli amici di sempre, parte di quelli nuovi graditi e poi sconosciuti di cui però conosco la fama. Classica situazione in cui mi sento l’esterna, l’invitata che non aveva un cazzo d’altro da fare. E odio sentirmi così. Anche se in questo caso condividerò la sensazione con gli amici nuovi, solo che gli altri sono più estroversi e simpatici di me. Il concerto non è ancora iniziato, dicono. Io guardo lì in basso a destra le ore passare e spero lo facciano in fretta. Non si pensi che io non nutra speranze e desideri per questo anno nuovo, anzi. Solo non butto tutto quello che ho avanti, abbandonandomi a una cieca fiducia solo perchè “tanto peggio di così non può andare”, non faccio buoni propositi e non ho neanche obiettivi definiti, vorrei solo una contesto diverso, interiore ed esterno.

Non sono gli alieni, ma sono i Nerorgasmo. OK, magari stasera non ne parlo. Ma di che parlo?

A I U T O

Io non sono fatta per le occasioni sociali, dove bisogna parlare, con persone che non conosco poi, affiatate spontanee intellettualoidi estroverse per di più. Che palle. Dove mi caccio.

- da leggersi al ritmo della nota canzone scritta da Battiato per una cantante sparita il cui titolo ricorda tanto ludovico van, che però diceva fingere-

Si perchè questo blog è ormai da tempo diventato un grande kleenex, ultima spiaggia di disperazioni serali, antro personalissimo al riparo dal mondo, fondamentalmente inutile, ma apparentemente un po’ consolatorio.   E’ che questo di tristezza cronica proprio non riesco a superarla, mi sembra di star male per tutto e bene per niente. Se devo pensare ad una giornata felice devo risalire a quella che ho raccontato qui qualche kleenex fa, ma sarà passato almeno un mese, e fu bella perchè inaspettata e irripetibile per molti motivi. Quindi è una felicità che rimane strettamente legata a quel momento, che non dà nessuna speranza per il futuro, perchè quell’insieme di circostanze non si potrà ripetere. Felicità che produce tristezza.   E poi è mai possibile che se dovessi pensare a un’immagine con cui rappresentare la solitudine, non mi vengano in mente deserti, spiagge d’inverno, domeniche pomeriggio, paesi diroccati, no, a me vengono in mente quegli attraversamenti pedonali che si vedono nei film (chissà se è poi davvero così) nelle grandi città americane o giapponesi: due maree di persone ferme e, al verde, partono e si scontrano, come un mega pogo serio al rallentatore, si toccano, si compenetrano, raggiungono il proprio opposto versante, si ricompongono e poi via verso il nuovo semaforo. Ecco, a me questo evoca una tremenda solitudine, tutti inevitabilmente si toccano e si sfiorano, ma non ti rimane niente degli altri, non ce ne si accorge neanche, si guarda avanti e basta. La cosa che soprattutto mi spaventa è che le mie immagini di solitudine, questa e altre simili, prevedono sempre situazioni di folla, io stessa ho le più acute sensazioni di solitudine quando sono in mezzo alle persone. La solitudine può non essere stare da soli, ma anche stare in mezzo a tanti altri (non “con”, che implicherebbe una partecipazione oltre che fisica, emotiva).           “se devo/dovessi pensare” ripetuto, involontariamente, due volte…vorrei tanto pensare di meno.

Letture militanti, extraparlamentari, stragi di stato, pagine di libri usati che scorrono (queste si) veloci, tanta soddisfazione per le cose che leggo. Mi mancano un po’ i concerti e dire che ce ne sarebbero anche, però non posso fare sempre tutto da sola e trascinare gli altri non mi piace neanche.

“Fiffi dove sei?” Mi si cerca ok, ma dove devo essere se non a casa?

Nuova fuga, in parte uguale  in parte diversa dall’anno scorso. Uguale perchè la destinazione è sempre la stessa, quella città sull’acqua che in parte mi evoca ricordi odiosi in parte è importante, uguale perchè l’arte moderna e strana c’è stata, uguale perchè riesco a inciamparmi sempre nello stesso punto. Diversa perchè non è stata tanto una fuga, non c’era quella voglia pazzesca di andarmene lontano  e stare da sola (anche perchè da sola non sono stata sempre, ho incontrato quell’amica strana dell’amica strana), diversa perchè ero più consapevole di tutto, diversa perchè nonostante i soliti occhi dolci e speriamoscendaatorino il ritorno in treno è stato un po’ noioso. Però ero contenta, mi ci voleva ed è stato bello. “Ero”, esatto. Perchè la giornata non doveva finire lì: il cambio in treno, qualcuno che ti viene  a prendere al binario, i pullman di notte, giungere alla festa, gente nuova e potenzialmente non male…ecco si c’è stato tutto, con i non trascurabili particolari che l’arrivo non è stato come attendevo, la gente nuova era al di là di un muro invisibile e la mia permanenza tanto preparata si è ridotta a una mezzora. Insomma come al solito al picco di up sono crollata a un lungo down. E prevedo un orizzonte simile per tutta la settimana, soprattutto verso la fine, tutti via tutti in spagna e si torna diversi. Allo stesso tempo spero bene per lunedi e sento una lucetta di ottimismo stabile dentro di me. Ma qui c’è contraddizione. Non capisco più niente.

Dimostrazione di come le cose possono cambiare, le situazioni possono capovolgersi, i giudizi dimostrarsi affrettati e forse un po’ superficiali e presuntuosi. Perchè alla manifestazione ci sono andata e chi di dovere ha sfoderato il tanto vantato femminismo. Sconfortante è stata solo la pressochè assenza di universitari e la presenza di gruppi di ragazzi troppo piccoli e troppo riempiti di ordini e stereotipi, ai quali una bottiglia di birra la mattina alle 10.30 sembra dare tanta forza provocatrice. Nostalgico il vedere il mio liceo in gran parata con professori e tecnici. Resta il fatto che a me lì in mezzo batte sempre il cuore, che lì sì che mi rianimo, mi sembra di fare qualcosa per cercare un senso e sorrido. Andarci poi con le persone che ho conosciuto in modi diversi quest’anno e che rappresentano il meglio forse di quello che ho, non ha potuto che migliorare il tutto. Incontrare, riconoscere, salutare, scappare, incoraggiare..e infine ostentare bellezza e sicurezza di sè sul pullman tornando a casa, sentirsi PIENI.   Ma venerdi 8 ottobre non era ancora finito, perchè con la notizia che avrei avuto casa in mano mia ho deciso di mischiarmi a quei ventenni che devono mettersi i fiori in testa e le collane per bere sangria. E non me ne sono affatto pentita. Perchè le cene in case belle, con persone nuove ( quello che immediatamente ti affascina, ti incuriosisce anche se gli altri lo rifiutano, con cui capisci di avere insolite cose in comune, che cerchi con gli occhi per tutta la sera, che saluti con due baci profondi, che vai a cercare su quel maledetto album di vite alle 5 di mattina appena tornata, sul quale cerchi di tutto, favoleggi ascendenti, storie e immagini nuovi incontri inaspettati e vere conoscenze graditissime..e che quasi sicuramente non rivedrai mai più  ), mettere quei jeans vecchi e larghi ma tremendamente fighi, trovare tanta gente conosciuta, bere e ballare e cantare la tua musica, vedere davvero persone leggere che si  muovono in modo diverso (anche se certo, purtroppo rimane solo un’imitazione fatta per gioco), fare tardi tardissimo, aprire quaranta occhi per individuare luci blu e infine buttarsi nel letto, riuscire a dormire senza star male nonostante alcolfumopogo (forse perchè si è felici?)..ecco tutto questo è stato bellissimo. Pazienza per le illusioni che poi mi creo, i sogni ad occhi aperti sugli incontri sui discorsi sulle storie, chissà poi se sono io a non essere capace  a realizzarli o sono davvero impossibili, pazienza per il doversi svegliare presto, cercare di contenere la felicità per non far trasparire nulla, sentirsi incalzare per lo studio e stare a casa.                

Che bella giornata, davvero. Al punto che non voglio fare nessun commentolamento in merito al fatto che debba dedicare un post al banale fatto di aver avuto UN giorno felice.

Come non riesco a smettere di ascoltare i Marlene Kuntz e questo disco in particolare e il noise, il noise.   Odio, odio profondamente avere bisogno di fumare, studiare modi per uscire di casa, andare in posti non proprio inutili ma con la sola scusa di una sigaretta. E’ solitamente il sintomo di una situazione che non va e in effetti è così. Perchè si, è tanto bello passare un week end, l’ultimo di vacanza, con i nuovi amici, quelli a cui scopri e dichiari di voler finalmente bene, che sono diversi, che ascoltano bella musica, che fanno attività interessanti, che ti abbracciano e diffondono tenerezza gratuitamente, che se sai che ci sono una sera in quel locale deprimente  sicuramente renderanno tutto migliore…però. Però alla prima, forse insignificante, defaillance crolla tutto..incomincio DI NUOVO a realizzare che in fondo non ho un amico da chiamare in qualsiasi momento per farmi accompagnare a un concerto di musica che ascolto io o per andare a una manifestazione. Ecco la manifestazione. Momento che io sogno, voglio, momento in cui credo e come tutte le cose a cui si tiene vorrei condividere. E invece niente, c’è statistica, e “senza di lui io non vengo”, ma dov’è finito tutto il tuo femminismo di sto cazzo? “Però alla festa hippy ci vieni vero?” eccerto, la festa hippy, ventenni che vivono nelle biblioteche e al bar che devono trovarsi una maschera ogni weekend per sbronzarsi con meno vergogna. Nascondere. Che ne sapete degli hippy poi? Non basta mettere le mani bene e un fiore nei capelli. Però fa tanto alternativo, certo. Grande delusione. Un po’ anche per me, perchè non riesco a trovare le persone giuste, perchè ho bisogno di star fin troppo bene con le persone per considerarle degne della mia amicizia..e non ci sono ancora mai risucita davvero, definitivamente. Andare con quegli altri domani, che conosco meno, ad esempio non ci riuscirei. E infatti me ne starò a casa, a studiare, con la voglia di uscire ma senza il coraggio di farlo perchè sicuramente incontrerei qualcuno che ci va. E mi sa che mi ricompro del tabacco.

No, non è Tenco. Quasi purtroppo.  Non è che adesso mi viene anche la paura di andare troppo lontano? Voglia di scappare e desiderio di restare vicini sono giusto un attimo in contraddizione. Sta di fatto che sarà un’ingozzata ( si, l’ingordigia fa proprio parte, lo dice sempre mio padre) di arte moderna, di pioggia temo, di cinesi avvolti da improbabili plastiche fosforescenti, di coppie abbracciate che si riparono sotto i palazzi e che io timidamente guarderò per distogliere subito lo sguardo ostentando naturalezza, perchè NO ignorare non si può. Però 8 ore di treno. Cazzo ma sperare che i treni facciano ritardo solo per starci di più sopra non è sano.

tranne me. Ah ciao, blog.

Quello che dovrei imparare è non sentirmi sempre finita dalle piccole sconfitte..non aggrapparmi ad appigli non saldi, perchè cadere ed essere travolti da altro fa ancora più male..resistere e continuare a studiare per almeno altre due settimane, due sole settimane cazzo

giornata di pensieri di merda. un senso di solitudine lancinante. io non capisco cosa mi faccia  restare sana. cazzo di fallita, non ho fatto niente tutto il giorno.

aggiornamento 8giugno12.14: mi sto distruggendo, ancora. Piangere per strada, in pullman. sto male di nuovo cristo

si perchè io creo illusioni! solo che me le vendo anche. e soffro.  Perchè fare la consolatrice sembra anche realizzarmi; vedere nell’altro un surrogato, capire benissimo che è quello e non potrà mai essere altro, ma cionononostante ILLUDERSI che almeno nel breve periodo questo serva, perchè riempie un vuoto. E anche le pezze a un certo punto servono, perchè altrimenti il vuoto si allarga troppo e mangia tutto il resto. pensare alla fine quando si è all’inizio fa male.   perchè così il futuro è una grande, indelebile, croce. e se anche il presente fa schifo è dura.

Il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo. Desidero partire – non per le Indie impossibili, o per le grandi isole a Sud di tutto, ma per  qualsiasi luogo, villaggio o eremo, – che abbia in sè il non essere questo luogo. Voglio non vedere più questi volti, queste abitudini e questi giorni. Voglio riposare, estraneo, dalla mia finzione organica. Voglio sentire arrivare il sonno come vita e non come riposo. Una capanna in riva al mare, persino una caverna sul ruvido terrazzo di una montagna, possono darmi questo. Purtroppo solo la mia volontà non me lo può dare.

Pessoa è l’unico che mi capisce. Ed è morto. Sempre così. Miseria.

-andate, andate  alla Fiera del libro, voi che neanche leggete. O per lo meno leggete pseudo romanzi di formazione americani comprati da mamma oppure best sellers da vetrina. Entrate, pagate per vedere libri esposti, infastiditevi per la folla (massa di cui fate parte) , fate i coglioni tra gli scaffali di libri per bambini, sedetevi al bar a bere coca cola, fumate quella trasgressiva sigaretta, meravigliatevi di quelli che vanno lì SOLO per seguire le conferenze, uscite soddisfatti credendovi colti, recuperate la macchina da cui non riuscite più a separarvi. E andate a casa, che è meglio. io sto a casa.-

kids, MGMT. quando la ascolto non riesco a farlo per meno di 5 volte di seguito. Mi mette una tristezza infinita addosso, ma si sa, io me la cerco la tristezza.    Leggo, tanto, ma non quello che dovrei.  Ascolto tanta musica, nuova, diversa; ma quando è solo la musica a cambiare nella mia vita non basta.             Compressione, un enorme peso dall’alto mi schiaccia, mi abbassa.          Surrogati: si in questo sono brava. conosco, grande feeling, fiumi di caratteri e di bytes inviati, simpatia e disponibilità che mi mancano nella vita nel mondo, e poi.. e poi mi mancano quando non ci sono. e le complicazioni del loro passato oggi mio presente. Non risolvono niente, non aiutano semmai peggiorano, ma cazzo che effetto benefico hanno sul momento!è il lungo periodo che ammazza.              Alimentare il senso (non del tutto disprezzato in fondo) di estraneità e diversità..che però esclude.      Carenza di puro affetto, disinteressato e gratuito. E le vacanze?  E tutti questi concerti stupendi? anche qui sotto casa? niente.

IO SBAGLIO I TEMPI. Ecco, questo dovevo rispondere oggi a quella poveretta che con voce strillante e cosce indecentemente in cerca di sole,mi chiedeva qual è il tuo peggior difettO?  Allora, primo: peggior difetto, ma che senso ha? secondo:che cazzo te ne frega, cosa c’entra con le offerte di libri che ardentemente volevi propormi? terzo: capisco il caldo, ma..e menomale che alla lontana lavori per berlusconi  quarto: la prossima volta ti rispondo questo; voglio vedere i tuoi carrera rosa abbassarsi sul naso, tirati giù da una smorfia della bocca e accompagnati da uno stridulo Eh?..   cosa vuoi capirne tu.

Emmaus, no, non mi è piaciuto. Però delle frasi messe lì,  universali e pugnalate al cuore per me. Quel brivido che viene quando leggi qualcosa di non esaltante, ma all’improvviso c’è una frase, una verità che colpisce perchè sei tu. e perchè è Baricco e ogni tanto ancora ci prende.

Pessoa invece sarebbe da copiare tutto.    Però io mi perdo senza allegria, non come il fiume nella foce per la quale è nato incognito, ma come il lago sulla spiaggia, creato dall’alta marea e la cui acqua assorbita dal suolo non tornerà più al mare.      è TUTTO da copiare cristo.

Nei film va sempre tutto bene, tutto in modo perfetto. QUI no. Lo so da anni, ma fa sempre male.

(cit.) Lettera di una sconosciuta, Stefan Zweig. parentesi letteraria:bah. libro rincorso per tanto tempo  e consumato in poco più di un’ora. Quando le aspettative sono altissime è molto difficile essere all’altezza. Ecco si, concitato, scritto da un  uomo e bene, però pensavo qualcosa di meglio, forse di meno scontato..o forse leggere ciò che è famigliare è alla lunga stancante. Comunque non era amore. L’ossessione la capisco, ma quando è vera è più viscerale e corrosiva.

parentesi musicale: De Andrè e ancora De Andrè, niente ambient pheeeega stasera.

Sempre stessi discorsi da fare comunque. Non so cosa voglio, non riesco a sopportare l’università ecco. Indipendentemente dalla facoltà. Trovassi qualcosa da FARE in mezzo, uno stage, un lavoretto, una sospensione, crescere e tornare. Lo dicevo già due anni fa. E al contempo sono schiacciata dalla fretta, dalla paura di rimanere indietro, di non laurearmi, di non cominciare il prima possibile a cercare lavoro.                          Piacersi, tollerarsi solo davanti allo specchio, prima della doccia, con la musica alta e la faccia stupida. Unico problema: quella non sono io.                      il bisogno sempre più profondo, sempre più doloroso, da ammettere e esternere,  di affetto. Di abbracci. Di interesse spontaneo e sincero. Immaginare un martedì pomeriggio in biblioteca di DARE una carezza ammazza l’autostima, annichilisce ogni speranza. Il mondo intorno si muove, cambia, c’è leggerezza, ci si trova ci si lascia. E io ferma, immobile. Fuori.                                    Neanche mentre fumo sono in pace, penso alle arterie, e fumo; e sto male, ma fumo.

Non avere (più) fiducia nei rapporti umani, anche solo quello che fin’ora reggeva, stava in piedi, apparentemente solido nelle sue radici, solo ogni tanto vacillava al vento, l’amicizia. Voler fregarsene, convinversi di essere abbastanza per poter andare avanti INDIPENDENTEMENTE (..per poi disilludersi e accorgersi di non esserlo, ancora. ma questa è un’altra cosa e qui non ci sta bene). Sentirsi perseguitati o emarginati..come queste due sensazioni possono convivere, come, COME? Eppure ci sono, si manifestano e danno anche fastidio, tanto fastidio.

Si sveglia che fa buio ormai d’abitudine
La notte le regala un’aria più complice
Detesta il vuoto dei rumori della realtà (aurora sogna)
Ma col volume a stecca può sopravvire (aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Qualche gelato al giorno forse la nutrirà
Non crede nell’amore in cio’ è molto semplice

Come si chiama questa voglia di vivere (aurora sogna)
Che nel suo corpo ha bisogno di espandere (aurora sogna)

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

Lei senza più mangiare lei senza più dormire
Lei senza più mangiare lei senza più dormire

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico
Che faccia di lei qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Le stesse facce che ogni giorno fanno male
Le stesse voci recitanti giudicare
Posa l’orecchio sul bicchiere e sente il mare
Ma non il suono della musica che piace a lei
La solitudine che indossa è più normale
Di una prudente saggia e isterica morale
Aurora sogna e nei suoi sogni sa cercare
Senza paura un’esclusiva felicità

(Aurora sogna – Subsonica)

Infondo questa canzone è anche positiva. C’è la ricerca della felicità, anche se è una felicità malata, tipicamente anni ’90, giovane e sconsiderata. Però c’è. C’è tensione, obiettivo, fiducia, orgoglio per la  propria solitudine. In me no. Anche nelle giornate più grigie come questa, dove ti chiedi quale sia il fine (e quale la fine), dove con tutta la razionalità possibile non trovi niente per cui valga la pena non cedere, il giorno (uno dei tanti) che sembra perfetto, perchè tanto non c’è niente da perdere..ecco anche in queste giornate c’è quel filo che mi fa restare appesa. E’ tutto sfibrato e consumato,dai miei tentativi di divincolarmene e liberarmene, ma resta lì, al di là della mia volontà e senza che io possa controllarlo. Forse un giorno lo ringrazierò, adesso mi sembra una tortura ancora maggiore, però. Perchè non ho speranza e non ho fiducia nel futuro.

Non bastano neanche più  le più o meno brevi gite fuori. IO VOGLIO ANDARMENE; HO BISOGNO DI ANDARE VIA. i post qui sono tutti uguali, sempre la stessa cosa.

E stamattina ancora manifestazione. ero così felice..bandiere, musica, persone, generazioni..però cazzo quegli urli lavoro,lavoro,lavoro mi hanno fatto venire i brividi. Perchè non erano facili slogan,non erano striscioni ma erano VERI e non è possibile che il lavoro debba essere chiesto e invocato per le strade. Gli studenti invece manifestavano per le stesse cose per le quali si era manifestato un anno e mezzo fa..è possibile, mi chiedo? Ha senso continuare allora?   I miei sogni di giudice del lavoro si incrinano,per vari motivi..ha senso studiare giurisprudenza con tante candide(fin troppo forse) idee sulla democrazia? con un po’ di speranza verso il futuro e verso il cambiamento? il Lavoro, cazzo, il Lavoro!

Ma il bosco era scuro l’erba già verde
lì venne Sally con un tamburello

La sensazione di essere NIENTE, perchè non posso decidere, non posso fare, non posso far capire. Genera in me solo voglia di annullarmi. Voglio andarmene. Ancora tre ore e esco. Ancora tre ore  e esco. Ancora tre ore e esco.

Paura, cristo, paura. Almeno questo capitolo vorrei tanto chiuderlo

Aggiornamento: Fatta!

Conosci Marcel Proust? Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay; passa vent’anni a scrivere un libro che quasi nessuno legge, ma è forse il più grande scrittore dopo Shakespeare. Comunque, arrivato alla fine della sua vita, si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto erano gli anni migliori della sua vita, perché lo hanno reso ciò che era. Gli anni in cui è stato felice, tutti sprecati: non gli hanno insegnato niente.

Little Miss Sunshine, si devo vederlo. La verità contenuta nelle ultime righe mi fa paura, proprio perchè E’ vera.  E’ il periodo dei film belli, coinvolgenti, che mi avvicinano pericolosamente alla commozione (Il concerto).

Ah, Swann, non era un addio ma un arrivederci a presto..molto presto mi sa.

difficile ricerca. Kundera & Palombella rossa.  impagabile Moretti che canta Quella canzone di Battiato.

Io nel pensier mi fingo: ove per poco

Il cor non si spaura. [...]

Ma se per me Leopardi e De Andrè sono Dio, allora sono politeista?

Odio piangere così. Con rabbia, le vene del collo che pulsano, urlare cose dettate dall’esasperazione. Odio piangere, in modo incazzato. Odio vedere che anche chi mi vede tutti i giorni e che dovrebbe capirmi anche senza miei spiegazioni non capisca proprio un cazzo. Odio voler andarmene a causa di qualcosa ESTERNO a  me, per colpa loro. Odio voler scappare da quelli che dovrei considerare casa. Odio non trovare qualcosa organizzato dalla mia facoltà per continuare ma lontano di qui. Odio aver paura di perdere  quello che ho guadagnato, IO, PER me. Odio piangere e poi tremare e poi aver bisogno di fumare.

Partire, prendere treni e viverli per inseguire il sole e cercare l’acqua in forma di mare e non di neve (che ha francamente perso ogni romanticismo). Mi viene da nascondermi al sole, come se potesse passare attraverso la pelle e mostrare a tutti quello che nascondo, caccio, dimentico. Come può essere così popolare e ammirato quel posto? Ricovero per vecchie nobildonne in decadenza fisica e materiale, vedove e alcolizzate. Però cazzo quel verde, quel mare e quegli scogli. Chiamavano. E torna una vecchia inquietudine, una vecchia spinta. Guardare giù. Il mare mosso, l’onda che si ritira che sembra invitare e accogliere, per poi tornare e ricoprire, cancellare, portare via. Gomiti puntati, occhi semichiusi per la luce prepotente e lo sguardo che cerca qualcosa che non c’è. 
Musica nuova, fonti nuove e interessanti. Bisogno di concerti. Due settimane di “vacanza” e la noia che arriva subito. E la voglia di scappare, di nuovo, continuamente, anche se rispetto ad altre volte sto molto meglio. Il tutto si limiterà a una giornata di treno, a una città grigia e odiata e a tanta arte moderna.

Quando te lo dice anche tua madre… ti rovini con le tue stesse mani, hai l’autostima sotto i piedi.. allora si, forse questa volta ha ragione. E tu non riesci comunque a cambiare.

E oggi Caselli mi rapiva, mi affascinava e Violante mi guardava, io non so perchè ma per gli ultimi dieci minuti parlava di politica, dell’importanza di cambiare e di discutere e mi fissava. Bello, interessante nel complesso. E io ho sempre più voglia di entrare in magistratura, ma sono sempre più scoraggiata dal mondo e dalle persone (e dall’assenza di alternative, anche).                 Concerti..aaah ci voleva! amiche nuove,belle dentro, ideali. quella è la musica che voglio ballare, che voglio cantare. Solite apparizioni di occhi dolci  e capelli lunghi, pugni in alto. Tanto ma tanto sudore. Pogo. E quella stupenda, impareggiabile sensazione di sentirsi svuotati di adrenalina..una rara condizione di tranuillità.                MA perchè mi prendono tutti per una psicologa? Perchè finisco sempre ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi quando IO ne sono piena e nessuno mi dedica così tanto tempo? Che palle sentir parlare e lamentarsi della solitudine persone che di solitudine non sanno nulla, NULLA.        Nuovi amici, che bello, spero continui..vecchi sempre in bilico.                     E Lui, quel cavolo di Lui, ma cosa cazzo mi chiedi l’amicizia, perchè?

Sogno fiori e persone dietro.             Affetto, affetto, affetto. Per favore.

E se dovessi ricredermi sulla φθoνoς θεών (che non mi ricordo neanche se si scrive così)? E uno tra i concetti della cultura greca che ho sempre trovato ridicolo, retrogrado(superato!), vile, ipocrita. Però cazzo ho passato la prima settimana dell’anno in uno stato di, se non euforia, grande felicità e serenità: un nuovo gruppo di belle persone, qualcosa di nuovo,riconferme da vecchi amici, un “peso” del passato forse definitivamente abbandonato per strada, un po’ di socievolezza e sicurezza ..e quasi fiducia nel futuro!! E all’ottavo giorno, crisi. Università, patente, orari e tutto si sgretola. Allora davvero non si può mai godere della felicità in santa pace? davvero bisogna mantenere un equilibrio il più possibile costante? ma se quell’equilibrio non è un “ottimo”, è troppo basso?

Ho bisogno di una flebo di affetto. Una flebo perchè deve raggiungermi in modo per me passivo. Voglio solo goderne l’effetto. E troppo ogni tanto?

un anno fa ero appena tornata da Parigi, ero carica di musei, di panorami nuovi, di voglia di cambiare io per prima, di tanta buona predispozione nei confronti di tutti, in poche parole mi sentivo VIVA, felice.  Da allora è cambiato molto poco, mi sembra essere passato pochissimo tempo, forse perchè nel mezzo non c’è stato molto. E adesso non so se il mio atteggiamento attuale sia giusto, non so se sia questo quello adatto, finalmente, a reagire alle delusioni. E comunque buon natale, a chi ha bisogno di sentirselo dire

e dire che avrei tante di quelle cose da scrivere. Manca l’entusiasmo. Come sempre. chissà perchè…

 

gennaio: 2012
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