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(cit.) Lettera di una sconosciuta, Stefan Zweig. parentesi letteraria:bah. libro rincorso per tanto tempo e consumato in poco più di un’ora. Quando le aspettative sono altissime è molto difficile essere all’altezza. Ecco si, concitato, scritto da un uomo e bene, però pensavo qualcosa di meglio, forse di meno scontato..o forse leggere ciò che è famigliare è alla lunga stancante. Comunque non era amore. L’ossessione la capisco, ma quando è vera è più viscerale e corrosiva.
parentesi musicale: De Andrè e ancora De Andrè, niente ambient pheeeega stasera.
Sempre stessi discorsi da fare comunque. Non so cosa voglio, non riesco a sopportare l’università ecco. Indipendentemente dalla facoltà. Trovassi qualcosa da FARE in mezzo, uno stage, un lavoretto, una sospensione, crescere e tornare. Lo dicevo già due anni fa. E al contempo sono schiacciata dalla fretta, dalla paura di rimanere indietro, di non laurearmi, di non cominciare il prima possibile a cercare lavoro. Piacersi, tollerarsi solo davanti allo specchio, prima della doccia, con la musica alta e la faccia stupida. Unico problema: quella non sono io. il bisogno sempre più profondo, sempre più doloroso, da ammettere e esternere, di affetto. Di abbracci. Di interesse spontaneo e sincero. Immaginare un martedì pomeriggio in biblioteca di DARE una carezza ammazza l’autostima, annichilisce ogni speranza. Il mondo intorno si muove, cambia, c’è leggerezza, ci si trova ci si lascia. E io ferma, immobile. Fuori. Neanche mentre fumo sono in pace, penso alle arterie, e fumo; e sto male, ma fumo.
E oggi Caselli mi rapiva, mi affascinava e Violante mi guardava, io non so perchè ma per gli ultimi dieci minuti parlava di politica, dell’importanza di cambiare e di discutere e mi fissava. Bello, interessante nel complesso. E io ho sempre più voglia di entrare in magistratura, ma sono sempre più scoraggiata dal mondo e dalle persone (e dall’assenza di alternative, anche). Concerti..aaah ci voleva! amiche nuove,belle dentro, ideali. quella è la musica che voglio ballare, che voglio cantare. Solite apparizioni di occhi dolci e capelli lunghi, pugni in alto. Tanto ma tanto sudore. Pogo. E quella stupenda, impareggiabile sensazione di sentirsi svuotati di adrenalina..una rara condizione di tranuillità. MA perchè mi prendono tutti per una psicologa? Perchè finisco sempre ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi quando IO ne sono piena e nessuno mi dedica così tanto tempo? Che palle sentir parlare e lamentarsi della solitudine persone che di solitudine non sanno nulla, NULLA. Nuovi amici, che bello, spero continui..vecchi sempre in bilico. E Lui, quel cavolo di Lui, ma cosa cazzo mi chiedi l’amicizia, perchè?
Sogno fiori e persone dietro. Affetto, affetto, affetto. Per favore.
E se dovessi ricredermi sulla φθoνoς θεών (che non mi ricordo neanche se si scrive così)? E uno tra i concetti della cultura greca che ho sempre trovato ridicolo, retrogrado(superato!), vile, ipocrita. Però cazzo ho passato la prima settimana dell’anno in uno stato di, se non euforia, grande felicità e serenità: un nuovo gruppo di belle persone, qualcosa di nuovo,riconferme da vecchi amici, un “peso” del passato forse definitivamente abbandonato per strada, un po’ di socievolezza e sicurezza ..e quasi fiducia nel futuro!! E all’ottavo giorno, crisi. Università, patente, orari e tutto si sgretola. Allora davvero non si può mai godere della felicità in santa pace? davvero bisogna mantenere un equilibrio il più possibile costante? ma se quell’equilibrio non è un “ottimo”, è troppo basso?
Ho bisogno di una flebo di affetto. Una flebo perchè deve raggiungermi in modo per me passivo. Voglio solo goderne l’effetto. E troppo ogni tanto?
Il mio futuro universitario non è mai stato tanto incerto come in questo periodo, ma sicuramente non sarò mai una sensitiva. Quando si parla di me non ne azzecco una. La breve vacanza autogestita e connotata dalla socialità sfrenata (così estranea, per me) è andata bene. Ho ancora degli amici, ho avuto solo un momento di impellente necessità di eremitaggio, risolto con una coperta, i piedi fuori dal balcone, una Winston blu e i Sonic Youth. Sono pazzeschi quei momenti, pur di stare da sola ucciderei tutti. Il ritorno su un motorino è stato alquanto emozionante. Il viaggio solitario in treno poteva guarirmi da qualsiasi incazzatura possibile. E Canone inverso è stupendo.. musica, Vienna, vita, ossessioni. Resta il fatto che gli stabilimenti non fanno per me, troppa gente, troppa sabbia, troppe settimane enigmistiche, troppi colori accostati violentemente, troppi ostacoli tra gli occhi e il cielo. Per quanto riguarda quelli che avevo lasciato qui non mi è mancato nessuno, anzi non vedo l’ora di ripartire alla volta della mia isoletta, dove non mi aspetta nessuno, per non rischiare di dover vedere qualcuno. Quel lui chissà..per la prima volta ho provato a non rispondergli ed è una settimana che mi sento quasi in colpa, mi complimento ogni giorno per averlo, forse, ancora più allontanato. Però cazzo io non è che posso aspettare sempre minimo ventiquattro ore per ricevere un messaggio, quindi pazienza..tanto non potremo vederci per un po’. Ho bisogno di nuovi ingressi nella mia vita, velati e naturali ma dirompenti, che entrino senza fatica. Sogno sogno e sogno. Sogno il viaggio di settembre che non riusciremo mai a fare, che sia meglio così?
Questo spazio sta diventando sempre più, non so come dire..molle.
Devo riposarmi, domani compirò un raid nelle librerie, alla ricerca di sconti e di nuove ossessioni..sperando che il buon senso (mio?) freni l’acquisto compulsivo.
E adesso sì che è finita, definitivamente! E sono veramente felice di come è finita, sono stranamente sodisfatta di me, penso di aver dimostrato a me stessa quello che desideravo. E non me ne frega veramente niente di quegli altri che stasera saranno lì a contestare, a confrontare, mangiati dall’invidia e sotto sotto dalla coscienza che forse tra qualcuno di loro e un premio nobel o un genio incompreso c’è ancora un po’ di differenza. Non è cattiveria, ma io ho sempre pensato che l’umiltà fosse una delle migliori qualità umane e quella presunzione oggi era veramente ridicola e patetica. Bene, adesso bisogna pensare a ottobre e il fatto che, ultimamente, quella che ormai consideravo una certezza sia caduta e che si sia illuminata di nuovo quella prima lampadina mi inquieta non poco.
E poi oggi uscendo dai cinquanta minuti di orale, trovo dietro la porta quel Lui, che era uscito poco prima che finissi perchè io non lo vedessi e non mi agitassi. Dopo questi mesi di silenzio visivo mi ha fatto impressione rivederlo e mi sa che per me ricomincerà di nuovo tutto, come prima. Spero che questa volta cambi anzi succeda qualcosa, anche se non so se mi farebbe bene. Evidentemente non mi sono bastati neanche questi “mesi di notte orribile”, come direbbe Qualcuno. Però oggi quando l’ho visto sono stata veramente felice. Intanto domani ricambierò la visita.
Poi bisogna pensare a mercoledì prossimo e decidere se andare con gli altri al mare oppure no. Anche se la mia pelle richiederebbe un po’ di colore mi preoccupa che non sono entusiasta di questa possibililtà, è strano. Non è certamente per loro, forse è per quelli che conoscerei laggiù… vista la mia socievolezza e la mia apertura nei confronti del mondo, pari a zero, degli ultimi tempi, non so cosa potrebbe succedere. Mi attira un sacco l’idea di risalire per ben sette ore su un treno (questa è sicuramente una malattia!). Certo non è esattamente l’idea di viaggio che mi prospettavo, ma non penso sarebbe poi così terribile. Sento, in ogni caso, l’urgenza di una seconda “Parigi” anche non a Parigi, sola sola sola.
E così alle 13 meno 5 ci è stato annunciato attraverso il “l’interfono”, molto in stile 1984, che il nostro liceo si sarebbe concluso proprio oggi. E io che fino a ieri dicevo a destra e sinistra quanto fossi contenta di aver portato a termine i cinque anni, che se proprio dovrò rimpiangerli anch’io, questo avverrà solo in un lontano futuro, che attendevo con ansia la fine dell’esame, cercando di non preoccuparmene troppo, per sentirmi ufficialmente “maturata” e pronta alla vita vera. Invece dopo l’isteria collettiva di un attimo è calato il silenzio e ci siamo tutti guardati. Insomma non puoi annunciare così la fine, rovinando tutto il gusto dell’attesa, della festa e della tristezza. L’ultima ora è stata con Madame e questo aveva un senso. Fuori le urla di quelli convinti di essere già liberi, le uova tirate, le bottiglie agitate in aria, la schiuma per terra (e anche sulle macchine). E pensare che con la sua segretezza l’ingenuo preside voleva evitare tutto questo..come se fosse mai morto qualcuno. Comunque l’ultima ora è stata accompagnata da ricordi e tante risate, fossero stati veramente così tutti i 5 anni.. riguardando il “gruppo classe”,come ama definirci qualcuno, ho pensato che d’ora in poi sarà tutto diverso e che sicuramente questo contesto mi mancherà. Stupidamente ho cercato di trarre il massimo delle sensazioni dal mio banco (dal banco!), perché non avrò più il mio banco, con le mie scritte, la mia nicchia, l’ottima posizione per guardare il resto della classe. E in fondo mi mancheranno le stronzate dei cambi d’ora, i trenini, i tormentoni mensili, il muro scomodo, i piedi che mi bloccano la sedia, l’orologio della vicina, gli interventi incomprensibili, le facce, gli eh?, le mani alzate, la testa sul banco, le risate discrete e quelle indiscrete vicino-davanti-dietro, i discorsi con l’altra fila, le luci da spegnere e le finestre da aprire. L’ultima volta alla “fotocopiatrice degli studenti”, con i computer dai tasti usurati, l’ultima volta nel casino del corridoio del secondo piano. Forse è anche l’ultima volta che lo scendere le scale corrispondeva al senso di liberazione dalla tensione: adesso sarà solo la consapevolezza che il giorno dopo c’è un’altra parte dell’esame. Le ultime cose che ha rappresentato questo giorno e i ricordi che anticipano la nostalgia sono infiniti. Sembra l’ultima pagina dell’annuario. Vorrei conservare solo il ricordo di oggi. Spero che tutto questo bel discorso non debba rompersi dopo la cena di domani sera. Comunque non doveva finire in questo modo. In ogni caso prima di poter dire di aver abbandonato veramente questa scuola passerà ancora un mese nel quale avrò tutto il tempo, ma spero non la ragione, di odiarla. E’ vero, adesso si va un po’ verso il dubbio, l’insicurezza, l’azzardo, le scelte diventano fondamentali e la responsabilità cresce.
Gli occhi lucidi e il battito più veloce c’erano, e non me lo sarei aspettato. Forse tutto questo è un po’ patetico, lo so..però, oggi, così mi sento più nomale.
Non vorrei farne una tragedia però l’idea di aver perso tutto quello che avevo sul computer mi spaventa. Ieri non riuscivo più ad accedere e adesso starà nelle mani di qualche tecnico fino a venerdì. Io tre giorni dopo dovrei consegnare la tesina, stampata, rilegata, ma soprattutto finita. E sono alla prima pagina, ne ho perso un pezzo e gran parte del materiale. Ma in realtà, non è neanche tanto quello che mi preoccupa (tanto verrà un schifo, pazienza, non ho nè tempo nè voglia), il problema è che molto probabilmente non si potrà fare niente e tutti i dati andranno perduti. Documenti di vitale importanza non ce n’erano, ma ci sono le mie decina di giga di musica e le foto. E’ tutto lì, se perdo quelle le ho perse per sempre. E’ brutto sentire un vuoto solo perché si è perso qualcosa di così materiale. Ma dentro ci sono bene o male tutti i miei ricordi di questi anni e di quelli passati. La musica in qualche modo la potrei anche recuperare, piano piano, ma per me è una sorta di memoria storica, come un diario. Ma le foto? quelle dove ci sono io, con i miei amici, con i miei, in vacanza, qui, quelle che faccio io, le mie quasi-artistiche con i titoli impossibili. Zero. Puf. E quando tra trent’anni (mi sa anche prima però) vorrò rivedere qualcosa, com’ero, com’eravamo? Niente, non c’ero, non c’eravamo. Ma chi lo pensava che il computer, il migliore amico del 2000 potesse tradire così? – Invece quando anche i migliori amici in carne ed ossa deludono, almeno un po’, a che tecnico porto il mio cuore?- Non posso sentire che mi manca qualcosa, che manca qualcosa di me solo perchè ho perso un pc. Tante circostanze nelle ultime settimane hanno risvegliato il problema del tempo, che dormiva tranquillo in qualche angolo del mio cervello..basta veramente niente. Spero che questa volta vinca quel 5% di improbabile probabilità..anche se mi è sempre più facile pensare il peggio, almeno così poi non ci rimango male. O almeno così mi sembra. Uff.
aspettando il coraggio di parlagli. Per ricevere un altro no, tanto.. (vedi sopra)
Ecco che la temuta ma prevista e non auspicata tempesta si avvicina. Per ora solo qualche tuono silenzioso, forse perchè le nuvole sono talmente vicine e abbastanza simili che lo scontro sarebbe molto rovinoso o forse perchè , come spesso è accaduto, ci si limita a far rumore, anche a lungo ma senza fragorosi scoppi. Fatto sta che l’aria diventa sempre più gelida, il vento è forte. E pensare che, grande classico, fino a ieri ormai da un bel po’, c’era un bellissimo sole. Per quanto possa piacermi la pioggia ho molta paura di questo possibile temporale.
Giusto per ripeterlo ancora una volta, non è proprio il momento adatto. Ma forse per una tempesta del genere non c’è un momento adatto, non deve esserci e basta. (speriamo)
Sentirmi dire, in ascensore, dalla stravagante architetta(si dice?) di due piani più su che “questi anni sono belli, li ricorderai per sempre” di certo non mi aiuta. Perché io per una serie di motivi questi anni li vorrei dimenticare o almeno superare definitivamente, magari conservandone il ricordo con un sorriso..il rimpianto o la nostalgia, però, saranno impossibili. Mi spaventano i tre strascichi che molto probabilmente mi porterò dietro, ma se l’esame va come dico io, poi molte cose dovrebbero cambiare.
Sarà il sottofondo di Wim Mertens o degli Editors nuovascoperta che mi regala un barlume di fiducia?
Chiaramente tutto ciò se non arriva la mazzata finale. Rovinare un’amicizia così per una festa e un’ipocrita cena di classe, no ( classe che non è mai esistita, ma pazienza..).. chissà perché, però, ho paura. Certo sarebbe la fine.
Qua mi sa che sono le atmosfere degli And Also the Trees che mi abbattono.
E poi quel lui che non riesco a togliermi dalla testa. Proprio quando mi sembra di aver superato tutto, mi ritrovo sotto casa sua, a prendere il gelato dove mi portava, davanti al bar della colazione, ma soprattutto mi ritrovo ingenuamente a sperare di trovarmelo lì davanti, all’emozione che proverei se accadesse. Ma ovviamente posso solo entrare nel tram con la mia nuvola di sogni e tornare a casa peggio di prima, con la falsa sensazione, prodotta dall’immaginazione, di qualcosa di bello… ma poi arriva la ragione e con essa l’arido vero, quindi il nulla.
Tristezza, ennesima.. Teatro degli orrori & Zu (Nostalgia..da cui titolo ) e Sisters of Mercy. Io l’ho sempre detto che i random dei lettori musicali mi leggono nella mente; ma basterà il post-punk a risollevarmi?
E torno a piangere. Pechè non riesco a fare niente e non riesco a essere niente. Tra un mese e mezzo ho l’esame e non sono pronta, neanche mentalmente. La tesina è troppo indietro, non riesco a cominciarla, a scrivere qualcosa.. l’unica cosa che riesco a scrivere è questo cazzo di blog inutile. Non riesco a decidermi a studiare come si deve, penso solo a come sarà appena finito l’orale, a quella falsa e momentanea impressione di libertà che mi sembrerà infinta. Non capisco perchè in questa situazione mi manchi la forza di volontà, che invece mi era servita per fare un viaggio da sola a 17 anni e ad affrontare molte altre situazioni, rigorosamente (e forse volontariamente) da sola. Forse è perchè sono convinta che tanto per me sarà una delusione rispetto a questi anni di studio e che non riuscirò a superare e magari neanche a raggiungere le mie (sempre più basse) aspettative.
E poi mi torna quel senso di inutilità, di insoddisfazione perchè non riesco a essere felice neanche dopo aver passato una serata con gli amici, con quelli che già solo l’idea di averne così dovrebbe rendere entusiasti. Invece all’improvviso mi sembra di essere lontana anni luce, più del solito, da loro e che questa distanza sia ormai incolmabile. Non riuscendo più a svuotarmi di me e a riempirmi con loro, prima poi esploderò, in silenzio. E mi fa incazzare di non riuscire neanche più ad essere utile a loro.
Le vacanze mi fanno male, ho bisogno di pensare a qualcos’altro come lo studio, per non cadere nei vortici dei miei pensieri. Devo concentrare l’attenzione su qualcosa, non mi basta più semplicemente distoglierla da me, perchè troppo in fretta ritorna e recupera il tempo perduto.
“Lo so come ti senti. E’ come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finchè ho capito che l’unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova ad immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti”.
Vorrei che questa pioggia lavasse molte cose e se è vero che è acida potrà corroderle e eliminarle(forse) definitivamente. Vorrei che questo grigio offuscasse un po’ i miei pensieri, mi permettesse di pensare meno, di non costruire situazioni e persone di carta velina che al primo soffio cadono nella loro fragilità e lasciano scoperto un vuoto, attraversato ogni tanto da una scintilla..come quella di ieri sera: inaspettati, ma come per dimostrare che chi è bello che ci sia c’è. E anche questa volta mi sono goduta la casa vuota.
E prosegue il viaggio nella musica.. scopro nuove canzoni, nuovi poeti-musicisti, testi e musiche stupende. Finalmente spazio tra i generi. Tutto ciò mi piace tantissimo. Mi dispiace che ultimamente riporto meno testi qui, ma non so scegliere.
Ci andrebbe anche la voce di Johnny Cash(la sua cover mi piace più dell’originale dei NIN)
Piango. Piango perchè cerco la felicità e non la trovo..la vivo solo attravaerso gli altri e non è mai la mia. Cerco persone che non trovo. Vedo la felicità per la novità,la sicurezza rinnovata, il sollievo dopo il tormento guardando fuori da un finestrino di un pullman e davanti ad un cinema un sabato sera; vedo la felicità di una prima volta sulle scale di una metropolitana; la felicità sicura dell’abitudine o la felicità breve e consapevolmente momentanea ma con la speranza della speranza in una classe; vedo la felicità per qualcosa di atteso e programmato o per l’assenza di programmi alle 11.55 sulla soglia di un portone marrone; vedo la felicità dell’ennesima pregustazione di felicità, di chi è abituato a vivere di felicità, chiusa tra due mani intrecciate e due bocche che si toccano. La vedo ovunque, mi tocca ma non mi scalda, non mi contagia, mi travolge ma non mi coinvolge. Progetto, sogno, mi sforzo e invece rimango dove sono con la musica in una mano e un fazzoletto nell’altra. Forse sono io che non sono capace ad essere felice. E tutto mi sembra una persecuzione, un accanimento.
Ed è in questi momenti che entro nelle canzoni dei Nerorgasmo, parole dure, durissime, da una Torino ormai morta e sepolta o forse mai nata veramente. E’ così strano pensare a uno come Luca Abort qui..ma non è stato l’unico, ciò mi conforta (mi basta così poco?). Punk,disagio, nichilismo senza dubbio..ma è come se trasparisse ogni tanto orgoglio e sicurezza
”Chiuso nella mente non trovi più nulla da fare/Nulla al di fuori di te/Credi di sapere tutto non hai nulla da imparare/Ma giudichi dall’alto sentenzi dal tuo sapere/Ma senti un vuoto nella pancia/La tua esistenza è solo ansia/E non ti basta ingurgitare/Per darti un senso di pienezza//Lo sai che cosa sei davvero/Se non decidi di morire ogni giorno/Per rinascere nuovo per rinascere nuovo/Se non capisci che ogni cosa ti insegna/A rinascere nuovo a rinascere nuovo//E non ti basta ciò che compri/Lo sai che dentro manchi tu/Hai schifo di te stesso sempre/Vorresti non vederti più “(Ansia)
“Esco dalle mura e non c’è mai un cazzo da fare/Strade sorde e mute felicità che non puoi sperare/L’odio sta imperando odio per tutte la gente/Pupille dilatate io vi odio più profondamente/Mai mai mai capirai/Cosa penso e cosa faccio//Non ho motivi da spiegare a chi non capisce cosa sto facendo//Lo faccio per me stesso non certo per chi mi sta insieme/Posso fare ciò che voglio non voglio essere giudicato/Me ne frego delle critiche di chi crede di non essere malato”(Mai Capirai)
Questo solo quello che avevo voglia di scrivere, ci sarebbero anche Distruttore, Tutto uguale, Banchetto di lusso, Passione nera, Nello specchio.. altro che Sex Pistols del cazzo.
Lasciando da parte inutili ipocrisie, buonismi, correttezze da salotto..so di avere molto,ma mi sento in costante mancanza.
E invece è andata bene. Punto. E ho pensato, tanto e inutilmente.
E poi ho pensato che ci dev’essere qualcosa che mi permette di non farmi passare la voglia di voler continuare, nonostante la mia visione del mondo e delle persone..qualsiasi cosa sia la ringrazio, perchè è una sicurezza incredibile, anche se non lo voglio ammettere..se non ci fosse sarebbe qualcosa che neanch’io vorrei. Indi per cui anche io, anche io che critico sempre le persone così, sono un po’ ipocrita e paraculo, mi lamento anche se riconosco che forse c’è più speranza di quella che io non voglia vedere.
Che settimana di merda sta per iniziare……… e dove cazzo lo trovo il tempo per la tesina? Pure questa
E dove lo trovo il tempo per PENSARE?
L’arte mi piace ed è sempre stato così..mi piace come concetto astratto, declinabile in diverse forme.. aah l’artitista. La techne, grande potenza (non abbastanza espressa) dell’essere umano. E ultimamente impazzisco per Friedrich

Wanderer above the mist – Abbey in the oakwood- Man and woman observing the moon – Sunset

Monk by the sea – Chalk cliffs on Rugen - Moonrise over the sea – Le tre età
Coppie, giovani, lune, mari, cappelli, alberi
