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E se dovessi ricredermi sulla φθoνoς θεών (che non mi ricordo neanche se si scrive così)? E uno tra i concetti della cultura greca che ho sempre trovato ridicolo, retrogrado(superato!), vile, ipocrita. Però cazzo ho passato la prima settimana dell’anno in uno stato di, se non euforia, grande felicità e serenità: un nuovo gruppo di belle persone, qualcosa di nuovo,riconferme da vecchi amici, un “peso” del passato forse definitivamente abbandonato per strada, un po’ di socievolezza e sicurezza ..e quasi fiducia nel futuro!! E all’ottavo giorno, crisi. Università, patente, orari e tutto si sgretola. Allora davvero non si può mai godere della felicità in santa pace? davvero bisogna mantenere un equilibrio il più possibile costante? ma se quell’equilibrio non è un “ottimo”, è troppo basso?
Ho bisogno di una flebo di affetto. Una flebo perchè deve raggiungermi in modo per me passivo. Voglio solo goderne l’effetto. E troppo ogni tanto?
La durissima sensazione di avere buttato due possibilità nel cesso..una oggi con quel test e l’altra, rivolata dolorosamente alla mente oggi, tempo fa quando ho rinunciato a qualcuno per la convinzione di essere ancora nell’orbita di quell’altro. Insomma delusioni. Delusa di continuare a deludermi. Il lato positivo è stato respirare un nuovo clima imponente e prepotente ma che mi piace. Ho sentito incrinarsi quel vetro che di solito mi separa dal mondo, non penso di aver mai visto così tanta gente che conosco tutta insieme..incontri passati, più o meno fuggevoli, persone che avevo quasi cancellato, cambiamenti, ricordi(stranamente tutti abbastanza divertenti) che riaffiorano. Immersa letteralmente tra le persone e avvolta dal fumo della più classica sigaretta del ”dopo”. Ma l’amaro resta ed è forte..come al solito avrò bisogno di tempo, tanto tempo.
Comincio a capire che correre a vendere i libri subito dopo un esame o buttare qualsiasi oggetto minimamente evocativo nelle più profonde retrovie di un armadio, sperando che niente possa farlo riemergere alla vista, è perfettamente inutile; l’effetto anestetico di quei gesti ha una durata troppo breve.
Tanto industrial, metalli e martelli pneumatici, attualmente, giovano al mio cervello. Halber Mensch come sempre.
E adesso sì che è finita, definitivamente! E sono veramente felice di come è finita, sono stranamente sodisfatta di me, penso di aver dimostrato a me stessa quello che desideravo. E non me ne frega veramente niente di quegli altri che stasera saranno lì a contestare, a confrontare, mangiati dall’invidia e sotto sotto dalla coscienza che forse tra qualcuno di loro e un premio nobel o un genio incompreso c’è ancora un po’ di differenza. Non è cattiveria, ma io ho sempre pensato che l’umiltà fosse una delle migliori qualità umane e quella presunzione oggi era veramente ridicola e patetica. Bene, adesso bisogna pensare a ottobre e il fatto che, ultimamente, quella che ormai consideravo una certezza sia caduta e che si sia illuminata di nuovo quella prima lampadina mi inquieta non poco.
E poi oggi uscendo dai cinquanta minuti di orale, trovo dietro la porta quel Lui, che era uscito poco prima che finissi perchè io non lo vedessi e non mi agitassi. Dopo questi mesi di silenzio visivo mi ha fatto impressione rivederlo e mi sa che per me ricomincerà di nuovo tutto, come prima. Spero che questa volta cambi anzi succeda qualcosa, anche se non so se mi farebbe bene. Evidentemente non mi sono bastati neanche questi “mesi di notte orribile”, come direbbe Qualcuno. Però oggi quando l’ho visto sono stata veramente felice. Intanto domani ricambierò la visita.
Poi bisogna pensare a mercoledì prossimo e decidere se andare con gli altri al mare oppure no. Anche se la mia pelle richiederebbe un po’ di colore mi preoccupa che non sono entusiasta di questa possibililtà, è strano. Non è certamente per loro, forse è per quelli che conoscerei laggiù… vista la mia socievolezza e la mia apertura nei confronti del mondo, pari a zero, degli ultimi tempi, non so cosa potrebbe succedere. Mi attira un sacco l’idea di risalire per ben sette ore su un treno (questa è sicuramente una malattia!). Certo non è esattamente l’idea di viaggio che mi prospettavo, ma non penso sarebbe poi così terribile. Sento, in ogni caso, l’urgenza di una seconda “Parigi” anche non a Parigi, sola sola sola.
Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza Tra un mese sarò già in vacanza
Si tra un mese sono in vacanza. Si ma dove? Si ma in che stato? Ah, e con chi?
E così alle 13 meno 5 ci è stato annunciato attraverso il “l’interfono”, molto in stile 1984, che il nostro liceo si sarebbe concluso proprio oggi. E io che fino a ieri dicevo a destra e sinistra quanto fossi contenta di aver portato a termine i cinque anni, che se proprio dovrò rimpiangerli anch’io, questo avverrà solo in un lontano futuro, che attendevo con ansia la fine dell’esame, cercando di non preoccuparmene troppo, per sentirmi ufficialmente “maturata” e pronta alla vita vera. Invece dopo l’isteria collettiva di un attimo è calato il silenzio e ci siamo tutti guardati. Insomma non puoi annunciare così la fine, rovinando tutto il gusto dell’attesa, della festa e della tristezza. L’ultima ora è stata con Madame e questo aveva un senso. Fuori le urla di quelli convinti di essere già liberi, le uova tirate, le bottiglie agitate in aria, la schiuma per terra (e anche sulle macchine). E pensare che con la sua segretezza l’ingenuo preside voleva evitare tutto questo..come se fosse mai morto qualcuno. Comunque l’ultima ora è stata accompagnata da ricordi e tante risate, fossero stati veramente così tutti i 5 anni.. riguardando il “gruppo classe”,come ama definirci qualcuno, ho pensato che d’ora in poi sarà tutto diverso e che sicuramente questo contesto mi mancherà. Stupidamente ho cercato di trarre il massimo delle sensazioni dal mio banco (dal banco!), perché non avrò più il mio banco, con le mie scritte, la mia nicchia, l’ottima posizione per guardare il resto della classe. E in fondo mi mancheranno le stronzate dei cambi d’ora, i trenini, i tormentoni mensili, il muro scomodo, i piedi che mi bloccano la sedia, l’orologio della vicina, gli interventi incomprensibili, le facce, gli eh?, le mani alzate, la testa sul banco, le risate discrete e quelle indiscrete vicino-davanti-dietro, i discorsi con l’altra fila, le luci da spegnere e le finestre da aprire. L’ultima volta alla “fotocopiatrice degli studenti”, con i computer dai tasti usurati, l’ultima volta nel casino del corridoio del secondo piano. Forse è anche l’ultima volta che lo scendere le scale corrispondeva al senso di liberazione dalla tensione: adesso sarà solo la consapevolezza che il giorno dopo c’è un’altra parte dell’esame. Le ultime cose che ha rappresentato questo giorno e i ricordi che anticipano la nostalgia sono infiniti. Sembra l’ultima pagina dell’annuario. Vorrei conservare solo il ricordo di oggi. Spero che tutto questo bel discorso non debba rompersi dopo la cena di domani sera. Comunque non doveva finire in questo modo. In ogni caso prima di poter dire di aver abbandonato veramente questa scuola passerà ancora un mese nel quale avrò tutto il tempo, ma spero non la ragione, di odiarla. E’ vero, adesso si va un po’ verso il dubbio, l’insicurezza, l’azzardo, le scelte diventano fondamentali e la responsabilità cresce.
Gli occhi lucidi e il battito più veloce c’erano, e non me lo sarei aspettato. Forse tutto questo è un po’ patetico, lo so..però, oggi, così mi sento più nomale.
E torno a piangere. Pechè non riesco a fare niente e non riesco a essere niente. Tra un mese e mezzo ho l’esame e non sono pronta, neanche mentalmente. La tesina è troppo indietro, non riesco a cominciarla, a scrivere qualcosa.. l’unica cosa che riesco a scrivere è questo cazzo di blog inutile. Non riesco a decidermi a studiare come si deve, penso solo a come sarà appena finito l’orale, a quella falsa e momentanea impressione di libertà che mi sembrerà infinta. Non capisco perchè in questa situazione mi manchi la forza di volontà, che invece mi era servita per fare un viaggio da sola a 17 anni e ad affrontare molte altre situazioni, rigorosamente (e forse volontariamente) da sola. Forse è perchè sono convinta che tanto per me sarà una delusione rispetto a questi anni di studio e che non riuscirò a superare e magari neanche a raggiungere le mie (sempre più basse) aspettative.
E poi mi torna quel senso di inutilità, di insoddisfazione perchè non riesco a essere felice neanche dopo aver passato una serata con gli amici, con quelli che già solo l’idea di averne così dovrebbe rendere entusiasti. Invece all’improvviso mi sembra di essere lontana anni luce, più del solito, da loro e che questa distanza sia ormai incolmabile. Non riuscendo più a svuotarmi di me e a riempirmi con loro, prima poi esploderò, in silenzio. E mi fa incazzare di non riuscire neanche più ad essere utile a loro.
Le vacanze mi fanno male, ho bisogno di pensare a qualcos’altro come lo studio, per non cadere nei vortici dei miei pensieri. Devo concentrare l’attenzione su qualcosa, non mi basta più semplicemente distoglierla da me, perchè troppo in fretta ritorna e recupera il tempo perduto.
In compagnia di leggeri postumi quali: inspiegato gonfiore di una gengiva, rincoglionimento generalizzato e acido. Ma non me ne frega niente. Un po’ di festeggiamento ogni tanto penso di meritarmelo anch’io, tutto sommato sono soddisfatta di quest’ultimo anno scolastico, sotto più profili..rimane soltanto quel maledetto esame che mi caricherà solo di ansia e come già accadde cinque anni fa potrei mettere, per l’eccessivo nervosimo, in pericolo le relazioni con le persone per me più necessarie. Tra sudore e lacrime, che prevedo copiose, spero di ottenere almeno un risultato di cui essere contenta, anche se so già da adesso che non sarà esattamente così. Per quanto sia stata contenta di essermi divertita ieri sera non posso fare a meno di pensare al fatto che quella sensazione (seppur fuggevole)”oh, finalmente, ci voleva” era legata sicuramente alla compagnia,ma anche all’alcool e al resto. Chissà, prima o poi riuscirò a essere felice veramente e per un motivo.. Comunque ieri è stata nel complesso una bella giornata, nel complesso. Ed è da tanto tempo che non lo dico. L’Invasione Degli Omini Verdi arrivano proprio a proposito “vivi e non lasciarti vivere“.
Giornata importante oggi. Forse la più importante tra quelle considerate nazionali.
Che palle domani, un’ennesima e non ancora ultima immersione in tuniche bianche, incensi, recitazioni mnemoniche e impersonali. Per me è sempre più una violenza partecipare a quelle cose.
Mi consolo con un po’ di Leopardi (ma non ne fanno più così cazzo?)
Ho voglia di luce.
