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Odio piangere così. Con rabbia, le vene del collo che pulsano, urlare cose dettate dall’esasperazione. Odio piangere, in modo incazzato. Odio vedere che anche chi mi vede tutti i giorni e che dovrebbe capirmi anche senza miei spiegazioni non capisca proprio un cazzo. Odio voler andarmene a causa di qualcosa ESTERNO a  me, per colpa loro. Odio voler scappare da quelli che dovrei considerare casa. Odio non trovare qualcosa organizzato dalla mia facoltà per continuare ma lontano di qui. Odio aver paura di perdere  quello che ho guadagnato, IO, PER me. Odio piangere e poi tremare e poi aver bisogno di fumare.

Ade dev’essersi ricordato delle mie parti. Uno dietro l’altro. E Leopardi aveva anche ragione cazzo..tutto va avanti anche se qualcuno resta indietro. La Terra non si ferma, ma è giusto?  Non è sopportabile dall’esterno, figuriamoci dall’interno. E quel senso di impotenza e inutilità per non saper cosa dire e cosa fare, perchè più c’è affetto più ci si sente inadeguati. In una finestra ascoltare il racconto di un nuovo amore, nell’altra un funerale. Sisi, tutti più vicini con le nuove tecnologie, ma estremamente più lontani.              E poi tutti ad aspettare il proprio turno..a me non sono mai piaciute le code lunghe.

hurt

Questo sarà un post in divenire, fatto di aggiunte.

13.  E stavolta non so quanto mi piaccia la solitudine. E’ mezzanotte e domani dovrei alzarmi, cazzo. Non posso continuare a canticchiare Battiato. Se penso a come ho speso male il mio tempo, che non ritornerà, non ritornerà più. Ma come faccio a non rimpiangere le occasioni, Battiato? L’unico sollievo  nasce ascoltando Lode all’inviolato..con gli ultimi fatti è tutta un’altra soddisfazione. E domani si piange, mi sa. Tutti i muri per me, ad ascoltarmi imperturbabili. Sarà perchè avrei quattro giorni da poter utilizzare e invece serviranno solo per amplificare quanto mi provoca dolore. Sarà che sento tutto lontano, tutti stranieri, tutti cambiati. Sarà la falsa socialità che mi fa un po’ orrore, nonostante fossi già molto prevenuta. Sa, mi avvicino i fazzoletti e passiamo a De Andrè. Gente che si lascia piovere addosso..si adesso mi piovo addosso.

14.  Ma sono gli altri ad essere lontani o sono io che mi allontano? Possibile che le minime cose mi facciano cambiare idea? E se sono io ad allontanarmi, perchè divento possessiva, sempre e rigorosamente in astratto, non sia mai, possessiva di idee e di costruzioni di persone? Non riesco a vedere la realtà per come è. Volevo cambiare e invece è ritornato tutto come prima. Ci sono questi maledetti muri di vetro che mi isolano..mi permettono di vedere e di sentire, ma sono pur sempre un filtro che distorce la realtà. Ma le testate non bastano a romperlo. Tantomeno le lacrime, in effetti. Vivo dall’esterno.             Tanti bei quadretti di vite perfette, occhioni sorridenti, per scorrerle basta un secondo. Ma quest’esigenza di condividere, di essere in tanti, sempre di più..perchè? Come si può ridurre tutto, le opinioni, a un pollice alzato (quello verso non è contemplato, massima ipocrisia)? Ormai tutti sono convinti di poter giudicare, di poter decidere..si vieni illusi, viene alimentata questa falsa sembianza di potere immenso. Con lo stupendo televoto si può essere padroni del mondo, da telefonia fissa o mobile, cazzo basta un telefono! Frustrante vedere come la politica si decida per sondaggi, si, no, vero, falso, non sa/non dice, frustrante vedere come ci si senta poi protagonisti dopo questo. Propaganda e demagogia, così palesi da sembrare normali. Studiando quello che studio e osservando il mondo mi chiedo se valga la pena (o anche abbia solo senso) di continuare a studiare.           C’è un conflitto tra quello che penso di essere e quello che mi accorgo di essere. Perfino la disponibilità nasconde un egoismo pazzesco. Forse mi piace giocare a pensare di eliminare persone dalla mia vita perchè so che non succederà, almeno nell’immediato. Certo è un gioco assai pericoloso.

15. E inevitabilmente tutto diventa abitudine, sarà fastidioso tornare alla normalità, ma c’è tempo fino a domenica. Continuo a sognare farfalle (?). Mai come in questi giorni mi si sono gelati le mani e i piedi, forse è perchè non riesco più controllare ciò che mi è lontano. Io ho un fottuto bisogno di contatto, di calore vero..ma l’affetto non si aspira da una sigaretta. E’ diventato difficile persino vedere Annozero, sono troppo insofferente. Che non tornerà, non ritornerà, più… Battiato mi perseguita. Non ho niente da lasciare, NIENTE. Mi accorgo sempre di più che non c’è nulla mi lega  a questo posto, a questa città..se dovessi partire domani e per sempre sarebbe uguale. Tuttavia la percepirei pur sempre come una fuga ed è questo che non mi piace. E poi scappare per incontrare la stessa situazione da un ‘altra parte non rosolve un cazzo.    Tempo fa avevo pensato di “sfidare” Seneca, ma ha vinto lui…” Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato ? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell’individuo dal quale volevi fuggire” anche se non è un problema di noia. E domani ennesima (ennesima) occasione sulla quale passare ore a ripensare, a valutare, a rovinarmi, a rimpiangere. Musica ad altissimo volume.       A questo mondo siamo dispari.

16. Certe volte il sapore dell’alcol non è così buono.  Alla fine a me l’idea di un termine mette tranquillità.       Odio non riuscire a spiegare, ma prima devo capire io. Solo che poi le cose peggiorano, chi non capisce subito interpreta(e sbaglia). Il fatto però che qualcuno se ne sia accorto da un lato mi fa piacere, dall’altro mi preoccupa. Negare, minimizzare e strofinarsi gli occhi. E mi devo anche sentir dare della stronza dal tipo della scuola guida con i pantaloni bicolori, che fuma gauloises rosse e in piena ansia pre-primofiglio?       Se questo Flaubert finisse.     Domani, la prima dimostrazione di come tanti sogni, progetti, motivazioni universitari/lavorativi possano svanire come effetti collaterali di crisi più grandi. Peccato.     Non ha senso mangiare stracciatella fino a non sentirne neanche più il sapore. Chiodi.   Van Morrison non aiuta.  Voglio una maglia con i Sonic Youth..gioventù sonica, che bello.  Perchè faccio cazzate quando so che me ne pentirò? Questa poi era proprio il tipo di cose che mi ero ripromessa di non fare. Che schifo.

Torno a fuggire. Solo per due giorni, però, restando in Italia, nella città molto acquosa che l’ultima volta mi aveva regalato una botta di malinconia allucinante quando camminando la sera lungo il canale non riuscivo più a tenere il conto delle mani intrecciate e mi aveva travolta una voglia pazzesca di lui, di quel lui che ama quella città..comincio a chiedermi se questo non abbia influenzato la mia decisione. L’intento fondamentale è ripetere in piccolo Parigi, ingozzarmi di musei e di arte moderna solo per il piacere di vederla, immergermi nella ggente per non pensare a me, cercare di adattare il tempo ai miei desideri e modificarne sua durata. Già. Ma la realtà è che voglio scappare, essere da sola  e lontano dalle persone, dagli oggetti e dai luoghi che credo mi facciano male. You came on your own,that’s how you’ll leave..continuo a ripetermelo. La verità è che mi sento sola, sola davvero. Dall’esterno non si direbbe, anche se non esagerata, la mia vitasociale esiste, ci sono persone, poche, che per me sono essenziali. Ma mi sento sola, sono sola; ed è questo che in certi momenti mi fa stare malissimo, mi spinge a fuggire e rifiutare quello (persone,luoghi..) che ho. E paradossalmente, pur non essendo felice della solitudine in cui penso di trovarmi, ne cerco altra (e questi viaggi da sola ne sono una delle dimostrazioni). Non me lo spiego. Chissà forse, apparentemente (purtroppo solo apparentemente), se sono io a impormela, una situazione simile mi sembra più accettabile. E’ solo una questione di forma però, la sostanza è sempre la stessa.   Flaubert mi accompagnerà con la sua Educazione Sentimentale..ironia o violenza?

La durissima sensazione di avere buttato due possibilità nel cesso..una oggi con quel test e l’altra, rivolata dolorosamente alla mente oggi, tempo fa quando ho rinunciato a qualcuno per la convinzione di essere ancora nell’orbita di quell’altro. Insomma delusioni. Delusa di continuare a deludermi. Il lato positivo è stato respirare un nuovo clima imponente e prepotente ma che mi piace. Ho sentito incrinarsi quel vetro che di solito mi separa dal mondo, non penso di aver mai visto così tanta gente che conosco tutta insieme..incontri passati, più o meno fuggevoli, persone che avevo quasi cancellato, cambiamenti, ricordi(stranamente tutti abbastanza divertenti) che riaffiorano. Immersa letteralmente tra le persone e avvolta dal fumo della più classica sigaretta del ”dopo”.   Ma l’amaro resta ed è forte..come al solito avrò bisogno di tempo, tanto tempo.

Comincio a capire che correre a vendere i libri subito dopo un esame o buttare qualsiasi oggetto minimamente evocativo nelle più profonde retrovie di un armadio, sperando che niente  possa farlo riemergere alla vista, è perfettamente inutile; l’effetto anestetico di quei gesti ha una durata troppo breve.

   Tanto industrial, metalli e martelli pneumatici, attualmente, giovano  al mio cervello. Halber Mensch come sempre.

I libri si accumulano. Letture pesantucce per quest’estate.                 Mi sono iscritta al test a numero chiuso (e credo per me davvero inaccessibile, grazie alla splendida ignoranza di matemtica e fisica, mia e dei passati professori), anche se non sono così sicura che la scelta sia totalmente mia, spontanea. Non che medicina non mi piaccia di per sè, però il mio sogno resta magistratura, benchè abbia la stessa, remota, probabilità di realizzarlo. Teoricamente il fatto di avere questa “seconda scelta”, che è praticamente sullo stesso piano della prima, dovrebbe essere solo un vantaggio, però ho un po’ paura che smorzi l’impegno e l’entusiasmo per l’altro test.             Voglio farlo uscire dalla mia testa, perchè non è possibile che al cinema io immagini di averlo seduto vicino e di abbracciarlo, oppure immagini altre telefonate e altre corse lungo il fiume. Non c’è più niente da fare, non ci capiamo (questo è il cambiamento, il problema). E’ tutto così chiaro ma non riesco ad accettarlo, perchè? Quando mi sembra tutto risolto è sufficiente un’immagine, un oggetto, una situazione e tutto torna indietro..e mi trovo a sorridere, da sola, in una sala buia, semivuota a fine luglio, dietro a due teste appoggiate l’una sull’altra, nella fila di fronte eppure così visibili.

E torno a piangere. Pechè non riesco a  fare niente e non riesco a essere niente. Tra un mese e mezzo ho l’esame e non sono pronta, neanche mentalmente. La tesina è troppo indietro, non riesco a cominciarla, a scrivere qualcosa.. l’unica cosa che riesco a scrivere è questo cazzo di blog inutile. Non riesco a decidermi a studiare come si deve, penso solo a come sarà appena finito l’orale, a quella falsa e momentanea impressione di libertà che mi sembrerà infinta. Non capisco perchè in questa situazione mi manchi la forza di volontà, che invece mi era servita per fare un viaggio da sola a 17 anni e ad affrontare molte altre situazioni, rigorosamente (e forse volontariamente) da sola. Forse è  perchè sono convinta che tanto per me sarà una delusione rispetto a questi anni di studio e  che non riuscirò a superare e magari neanche a raggiungere le mie (sempre più basse) aspettative.

E poi mi torna quel senso di inutilità, di insoddisfazione perchè non riesco  a essere felice neanche dopo aver passato una serata con gli amici, con quelli che già solo l’idea di averne così dovrebbe rendere entusiasti. Invece all’improvviso mi sembra di essere lontana anni luce, più del solito, da loro e che questa distanza sia ormai incolmabile. Non riuscendo più a svuotarmi di me e a riempirmi con loro, prima poi esploderò, in silenzio. E mi fa incazzare di non riuscire neanche più ad essere utile a loro.

Le vacanze mi fanno male, ho bisogno di pensare  a qualcos’altro come lo studio, per non cadere nei vortici dei miei pensieri. Devo concentrare l’attenzione su qualcosa, non mi basta più semplicemente distoglierla da me, perchè troppo in fretta ritorna e recupera il tempo perduto.

Madame Bovary procede, ma che dolore. Spero che le teorie del caro Aristotele sulla tragedia si possano applicare anche ai libri.. vedendo (leggendo) delle passioni che mi coinvolgono, immedesimandomi e criticandole, dovrei liberarmene no? Sarebbe bello. E’ brutto non saper vivere.

Parole, lacrime, insulti, condanne  e pentimenti, tutto al vento..come direbbe qualcuno: dust in the wind. Niente di niente.

Il cielo è bianco. Piange, come me.                 Tema sul distacco, troppo vicino, troppo sentito.  Ultima occasione di salutarsi, fottuta dall’incapacità di capirsi. E adesso..a tra una settimana? No ti prego. Deve per forza continuare così?               Emma Bovary non è poi così lontana dopotutto, non è solo la provincia francese dell’ottocento, non è solo un matrimonio insoddisfacente, non  è solo la vita in un romanzo..e per poco non piango, ma mi spavento, di fronte all’analisi di Madame…c’est terrible “Madame Bovary”, c’est terrible, vous n’en rendez pas compte?  Si.

Le lancette corrono e io striscio.

Piango. Piango perchè cerco la felicità e non la trovo..la vivo solo attravaerso gli altri e non è mai la mia. Cerco persone che non trovo. Vedo la felicità per la novità,la sicurezza rinnovata, il sollievo dopo il tormento guardando fuori da un finestrino di un pullman e davanti ad un cinema un sabato sera; vedo la felicità di una prima volta sulle scale di una metropolitana; la felicità sicura dell’abitudine o la felicità breve e consapevolmente momentanea ma con la speranza della speranza in una classe; vedo la felicità per qualcosa di atteso e programmato o per l’assenza di programmi alle 11.55 sulla soglia di un portone marrone; vedo la felicità dell’ennesima pregustazione di felicità, di chi è abituato a vivere di felicità, chiusa tra due mani intrecciate e due bocche che si toccano. La vedo ovunque, mi tocca ma non mi scalda, non mi contagia, mi travolge ma non mi coinvolge. Progetto, sogno, mi sforzo e invece rimango dove sono con la musica in una mano e un fazzoletto nell’altra. Forse sono io che non sono capace ad essere felice. E tutto mi sembra una persecuzione, un accanimento.

Ed è in questi momenti che entro nelle canzoni dei Nerorgasmo, parole dure, durissime, da una Torino ormai morta e sepolta o forse mai nata veramente. E’ così strano pensare a uno come Luca Abort qui..ma non è stato l’unico, ciò mi conforta (mi basta così poco?). Punk,disagio, nichilismo senza dubbio..ma è come se trasparisse ogni tanto orgoglio e sicurezza

 ”Chiuso nella mente non trovi più nulla da fare/Nulla al di fuori di te/Credi di sapere tutto non hai nulla da imparare/Ma giudichi dall’alto sentenzi dal tuo sapere/Ma senti un vuoto nella pancia/La tua esistenza è solo ansia/E non ti basta ingurgitare/Per darti un senso di pienezza//Lo sai che cosa sei davvero/Se non decidi di morire ogni giorno/Per rinascere nuovo per rinascere nuovo/Se non capisci che ogni cosa ti insegna/A rinascere nuovo a rinascere nuovo//E non ti basta ciò che compri/Lo sai che dentro manchi tu/Hai schifo di te stesso sempre/Vorresti non vederti più “(Ansia)
“Esco dalle mura e non c’è mai un cazzo da fare/Strade sorde e mute felicità che non puoi sperare/L’odio sta imperando odio per tutte la gente/Pupille dilatate io vi odio più profondamente/Mai mai mai capirai/Cosa penso e cosa faccio//Non ho motivi da spiegare a chi non capisce cosa sto facendo//Lo faccio per me stesso non certo per chi mi sta insieme/Posso fare ciò che voglio non voglio essere giudicato/Me ne frego delle critiche di chi crede di non essere malato”(Mai Capirai)

Questo solo quello che avevo voglia di scrivere, ci sarebbero anche Distruttore, Tutto uguale, Banchetto di lusso, Passione nera, Nello specchio.. altro che Sex Pistols del cazzo.

Lasciando da parte inutili ipocrisie, buonismi, correttezze da salotto..so di avere molto,ma mi sento in costante mancanza.

 

maggio: 2012
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ME

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