Stai visualizzando l'archivio dei tag per il tag ‘pensieri’ .

Si sveglia che fa buio ormai d’abitudine
La notte le regala un’aria più complice
Detesta il vuoto dei rumori della realtà (aurora sogna)
Ma col volume a stecca può sopravvire (aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Qualche gelato al giorno forse la nutrirà
Non crede nell’amore in cio’ è molto semplice

Come si chiama questa voglia di vivere (aurora sogna)
Che nel suo corpo ha bisogno di espandere (aurora sogna)

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

Lei senza più mangiare lei senza più dormire
Lei senza più mangiare lei senza più dormire

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico
Che faccia di lei qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Le stesse facce che ogni giorno fanno male
Le stesse voci recitanti giudicare
Posa l’orecchio sul bicchiere e sente il mare
Ma non il suono della musica che piace a lei
La solitudine che indossa è più normale
Di una prudente saggia e isterica morale
Aurora sogna e nei suoi sogni sa cercare
Senza paura un’esclusiva felicità

(Aurora sogna – Subsonica)

Infondo questa canzone è anche positiva. C’è la ricerca della felicità, anche se è una felicità malata, tipicamente anni ’90, giovane e sconsiderata. Però c’è. C’è tensione, obiettivo, fiducia, orgoglio per la  propria solitudine. In me no. Anche nelle giornate più grigie come questa, dove ti chiedi quale sia il fine (e quale la fine), dove con tutta la razionalità possibile non trovi niente per cui valga la pena non cedere, il giorno (uno dei tanti) che sembra perfetto, perchè tanto non c’è niente da perdere..ecco anche in queste giornate c’è quel filo che mi fa restare appesa. E’ tutto sfibrato e consumato,dai miei tentativi di divincolarmene e liberarmene, ma resta lì, al di là della mia volontà e senza che io possa controllarlo. Forse un giorno lo ringrazierò, adesso mi sembra una tortura ancora maggiore, però. Perchè non ho speranza e non ho fiducia nel futuro.

Partire, prendere treni e viverli per inseguire il sole e cercare l’acqua in forma di mare e non di neve (che ha francamente perso ogni romanticismo). Mi viene da nascondermi al sole, come se potesse passare attraverso la pelle e mostrare a tutti quello che nascondo, caccio, dimentico. Come può essere così popolare e ammirato quel posto? Ricovero per vecchie nobildonne in decadenza fisica e materiale, vedove e alcolizzate. Però cazzo quel verde, quel mare e quegli scogli. Chiamavano. E torna una vecchia inquietudine, una vecchia spinta. Guardare giù. Il mare mosso, l’onda che si ritira che sembra invitare e accogliere, per poi tornare e ricoprire, cancellare, portare via. Gomiti puntati, occhi semichiusi per la luce prepotente e lo sguardo che cerca qualcosa che non c’è. 
Musica nuova, fonti nuove e interessanti. Bisogno di concerti. Due settimane di “vacanza” e la noia che arriva subito. E la voglia di scappare, di nuovo, continuamente, anche se rispetto ad altre volte sto molto meglio. Il tutto si limiterà a una giornata di treno, a una città grigia e odiata e a tanta arte moderna.

un anno fa ero appena tornata da Parigi, ero carica di musei, di panorami nuovi, di voglia di cambiare io per prima, di tanta buona predispozione nei confronti di tutti, in poche parole mi sentivo VIVA, felice.  Da allora è cambiato molto poco, mi sembra essere passato pochissimo tempo, forse perchè nel mezzo non c’è stato molto. E adesso non so se il mio atteggiamento attuale sia giusto, non so se sia questo quello adatto, finalmente, a reagire alle delusioni. E comunque buon natale, a chi ha bisogno di sentirselo dire

Oddio è passato un anno..e come al solito devo constatare che è cambiato poco o niente..lasciamo da parte il buonismo: non è cambiato niente.  tutto uguale, tutto uguale, direbbe qualcuno quasi più incazzato di me.              E continuo a pensare a viaggi, fughe, a ritorni molto trionfanti o fallimentari..Patagonia dreaming , insomma. Stavolta mi sa che rimarrà un sogno chiuso tra pagine di libri, riviste, fotografie  e film visti e stravisti..è un po’ più complicato.                    Il processo di dissociazione e allontanamento procede, si potrebbe dire, senza intoppi; la cosa però non mi rende affatto felice. e pensare che il fatto di sentirmi sempre meno legata a questa città, a questo ambiente dovrebbe favorire il distacco..ma se il distacco non c’è, non posso che rimanere inchiodata alle “sofferenze” che tutto questo rappresenta.         

Risultato di un intelligentissimo test caccia-depressione(insomma): ‘Con che parte del corpo ragioni’: Anima. Però un po’ ci ha preso..
Il tuo pensiero supera il tuo cervello! Sei capace di criticare i tuoi stessi pensieri, come se tu fossi l’osservatore esterno di te stesso e migliorarti di conseguenza. La tua caratteristica principale è la capacità di adattarti alle varie situazioni e di evolverti molto velocemente in base alle esperienze che hai avuto. Le persone che ti conoscono sono tutte molto differenti fra loro, e spesso non sono compatibili, per cui è difficile riunirle tutte assieme: questo perchè ognuno coglie una sfumatura diversa del tuo carattere, mentre tra di loro hanno poco a cui spartire. Un consiglio: non dimenticarti di restare con i piedi per terra, siamo tutti persone comuni, non correre il rischio di sentirsi superiori è la cosa piu importante per continuare ad evolversi in modo sano.

 

Devo studiare.

Questo sarà un post in divenire, fatto di aggiunte.

13.  E stavolta non so quanto mi piaccia la solitudine. E’ mezzanotte e domani dovrei alzarmi, cazzo. Non posso continuare a canticchiare Battiato. Se penso a come ho speso male il mio tempo, che non ritornerà, non ritornerà più. Ma come faccio a non rimpiangere le occasioni, Battiato? L’unico sollievo  nasce ascoltando Lode all’inviolato..con gli ultimi fatti è tutta un’altra soddisfazione. E domani si piange, mi sa. Tutti i muri per me, ad ascoltarmi imperturbabili. Sarà perchè avrei quattro giorni da poter utilizzare e invece serviranno solo per amplificare quanto mi provoca dolore. Sarà che sento tutto lontano, tutti stranieri, tutti cambiati. Sarà la falsa socialità che mi fa un po’ orrore, nonostante fossi già molto prevenuta. Sa, mi avvicino i fazzoletti e passiamo a De Andrè. Gente che si lascia piovere addosso..si adesso mi piovo addosso.

14.  Ma sono gli altri ad essere lontani o sono io che mi allontano? Possibile che le minime cose mi facciano cambiare idea? E se sono io ad allontanarmi, perchè divento possessiva, sempre e rigorosamente in astratto, non sia mai, possessiva di idee e di costruzioni di persone? Non riesco a vedere la realtà per come è. Volevo cambiare e invece è ritornato tutto come prima. Ci sono questi maledetti muri di vetro che mi isolano..mi permettono di vedere e di sentire, ma sono pur sempre un filtro che distorce la realtà. Ma le testate non bastano a romperlo. Tantomeno le lacrime, in effetti. Vivo dall’esterno.             Tanti bei quadretti di vite perfette, occhioni sorridenti, per scorrerle basta un secondo. Ma quest’esigenza di condividere, di essere in tanti, sempre di più..perchè? Come si può ridurre tutto, le opinioni, a un pollice alzato (quello verso non è contemplato, massima ipocrisia)? Ormai tutti sono convinti di poter giudicare, di poter decidere..si vieni illusi, viene alimentata questa falsa sembianza di potere immenso. Con lo stupendo televoto si può essere padroni del mondo, da telefonia fissa o mobile, cazzo basta un telefono! Frustrante vedere come la politica si decida per sondaggi, si, no, vero, falso, non sa/non dice, frustrante vedere come ci si senta poi protagonisti dopo questo. Propaganda e demagogia, così palesi da sembrare normali. Studiando quello che studio e osservando il mondo mi chiedo se valga la pena (o anche abbia solo senso) di continuare a studiare.           C’è un conflitto tra quello che penso di essere e quello che mi accorgo di essere. Perfino la disponibilità nasconde un egoismo pazzesco. Forse mi piace giocare a pensare di eliminare persone dalla mia vita perchè so che non succederà, almeno nell’immediato. Certo è un gioco assai pericoloso.

15. E inevitabilmente tutto diventa abitudine, sarà fastidioso tornare alla normalità, ma c’è tempo fino a domenica. Continuo a sognare farfalle (?). Mai come in questi giorni mi si sono gelati le mani e i piedi, forse è perchè non riesco più controllare ciò che mi è lontano. Io ho un fottuto bisogno di contatto, di calore vero..ma l’affetto non si aspira da una sigaretta. E’ diventato difficile persino vedere Annozero, sono troppo insofferente. Che non tornerà, non ritornerà, più… Battiato mi perseguita. Non ho niente da lasciare, NIENTE. Mi accorgo sempre di più che non c’è nulla mi lega  a questo posto, a questa città..se dovessi partire domani e per sempre sarebbe uguale. Tuttavia la percepirei pur sempre come una fuga ed è questo che non mi piace. E poi scappare per incontrare la stessa situazione da un ‘altra parte non rosolve un cazzo.    Tempo fa avevo pensato di “sfidare” Seneca, ma ha vinto lui…” Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato ? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell’individuo dal quale volevi fuggire” anche se non è un problema di noia. E domani ennesima (ennesima) occasione sulla quale passare ore a ripensare, a valutare, a rovinarmi, a rimpiangere. Musica ad altissimo volume.       A questo mondo siamo dispari.

16. Certe volte il sapore dell’alcol non è così buono.  Alla fine a me l’idea di un termine mette tranquillità.       Odio non riuscire a spiegare, ma prima devo capire io. Solo che poi le cose peggiorano, chi non capisce subito interpreta(e sbaglia). Il fatto però che qualcuno se ne sia accorto da un lato mi fa piacere, dall’altro mi preoccupa. Negare, minimizzare e strofinarsi gli occhi. E mi devo anche sentir dare della stronza dal tipo della scuola guida con i pantaloni bicolori, che fuma gauloises rosse e in piena ansia pre-primofiglio?       Se questo Flaubert finisse.     Domani, la prima dimostrazione di come tanti sogni, progetti, motivazioni universitari/lavorativi possano svanire come effetti collaterali di crisi più grandi. Peccato.     Non ha senso mangiare stracciatella fino a non sentirne neanche più il sapore. Chiodi.   Van Morrison non aiuta.  Voglio una maglia con i Sonic Youth..gioventù sonica, che bello.  Perchè faccio cazzate quando so che me ne pentirò? Questa poi era proprio il tipo di cose che mi ero ripromessa di non fare. Che schifo.

Quest’isola mi fa male. O forse non abbastanza. Ecco, la soluzione di tutto magari è proprio cercare una situazione esistenziale ancora più triste e poi non si può che risalire, signora mia. No, luoghi comuni, no. Penso di essere ancora traumatizzata dai discorsi ascoltati in treno. Il simil-prete isterico, che grazie, inizialmente, al suo background (da pronunciarsi rigorosamente con la bocca apertissima, un accento pietosamente americaneggiante e indugiando sull’aaund) e in seguito con le, più basse e volgari, ricette delle mamma tentava di affascinare l’acida dirimpettaia, le tre signore che sedute, a stento, sui sedili del corridoio di un interregionale degno della signora del West, disquisivano sul meteo, i nipoti, il presente e il passato, programmi televisivi dai nomi più improbabili, diffondendo le parole nell’aria grazie a potenti ventagli, agitati simultaneamente e con un movimento del polso (evidentemente meccanico) di almeno 90 gradi. I cessi fuori servizio precludevano anche una possibile via di fuga nicotinica. Vabbè forse il problema è che per cercare di non rivolgere l’attenzione alla mia testa mi rivolgo in modo altrettanto ossessivo all’esterno. Ma ancor prima, è stato così inquietante emozionarmi di fronte alla scritta Trans Europe Express sul trenino nella pericolosissima sala d’attesa a Termini. L’isola ha per me la maledetta capacità di amplificare le emozioni, ottenendo i migliori risultati con quelle meno felici..ma nonostante tutto rimarrei qua sempre, c’è qualcosa che ha reso per me questo posto, con il passare degli anni, assolutamente necessario. Riesco a sedermi per ore su uno dei mezzi pilastri, guardare il cielo o le onde, pensare e studiare le persone senza definire tutto questo Noia. Messo così sembra tutto molto patetico, come il fatto di rimanere affascinata da qualunque pseudo-intellettualoide-solitario, anche da quelli più palesemente finti. Sentirmi a casa mia (nel senso profondo del concetto) pur non essendolo propriamente, poter essere lontano da tutti, cercare di anno in anno i cambiamenti, che almeno qui sono subito evidenti, leggere libri pesantucci guardando con divertito disprezzo i romanzetti da spiaggia di quei pochi che ancora leggono in vacanza, ridimensionare, dopo la città, la prospettiva in una realtà piccola..il ritorno nel mondo sarà duro. Potrebbe anche essere che il sale mi stia annebbiando i ragionamenti come i finestrini degli aliscafi su cui progressivamente si deposita.

 Forse essere impermeabili al mondo esterno ma soprattutto agli altri, non avere legami, non creare relazioni soprattutto caratterizzate dall’affetto eviterebbe di soffrire, prima o poi per qualche ragione.

 It can’t rain all time si diceva in quel film molto piovoso, sarà…

E così alle 13 meno 5 ci è stato annunciato attraverso il “l’interfono”, molto in stile 1984, che il nostro liceo si sarebbe concluso proprio oggi. E io che fino a ieri dicevo a destra e sinistra quanto fossi contenta di aver portato a termine i cinque anni, che se proprio dovrò rimpiangerli anch’io, questo avverrà solo in un lontano futuro, che attendevo con ansia la fine dell’esame, cercando di non preoccuparmene troppo, per sentirmi ufficialmente “maturata” e pronta alla vita vera. Invece dopo l’isteria collettiva di un attimo è calato il silenzio e ci siamo tutti guardati. Insomma non puoi annunciare così la fine, rovinando tutto il gusto dell’attesa, della festa e della tristezza. L’ultima ora è stata con Madame e questo aveva un senso. Fuori le urla di quelli convinti di essere già liberi, le uova tirate, le bottiglie agitate in aria, la schiuma per terra (e anche sulle macchine). E pensare che con la sua segretezza l’ingenuo preside voleva evitare tutto questo..come se fosse mai morto qualcuno. Comunque l’ultima ora è stata accompagnata da ricordi e tante risate, fossero stati veramente così tutti i 5 anni.. riguardando il “gruppo classe”,come ama definirci qualcuno, ho pensato che d’ora in poi sarà tutto diverso e che sicuramente questo contesto mi mancherà. Stupidamente ho cercato di trarre il massimo delle sensazioni dal mio banco (dal banco!), perché non avrò più il mio banco, con le mie scritte, la mia nicchia, l’ottima posizione per guardare il resto della classe. E in fondo  mi mancheranno le stronzate dei cambi d’ora, i trenini, i tormentoni mensili, il muro scomodo, i piedi che mi bloccano la sedia, l’orologio della vicina, gli interventi incomprensibili, le facce, gli eh?, le mani alzate, la testa sul banco, le risate discrete e quelle indiscrete vicino-davanti-dietro, i discorsi con l’altra fila, le luci da spegnere e le finestre da aprire. L’ultima volta alla “fotocopiatrice degli studenti”, con i computer dai tasti usurati, l’ultima volta nel casino del corridoio del secondo piano. Forse è anche l’ultima volta che lo scendere le scale corrispondeva al senso di liberazione dalla tensione: adesso sarà solo la consapevolezza che il giorno dopo c’è un’altra parte dell’esame. Le ultime cose che ha rappresentato questo giorno e i ricordi che anticipano la nostalgia sono infiniti. Sembra l’ultima pagina dell’annuario. Vorrei conservare solo il ricordo di oggi. Spero che tutto questo bel discorso non debba rompersi dopo la cena di domani sera. Comunque non doveva finire in questo modo. In ogni caso prima di poter dire di aver abbandonato veramente questa scuola passerà ancora un mese nel quale avrò tutto il tempo, ma spero non la ragione, di odiarla. E’ vero, adesso si va un po’ verso il dubbio, l’insicurezza, l’azzardo, le scelte diventano fondamentali e la responsabilità cresce.

Gli occhi lucidi e il battito più veloce c’erano, e non me lo sarei aspettato. Forse tutto questo è un po’ patetico, lo so..però, oggi, così mi sento più nomale.

Festa importante, dotata di una forte e determinante componente ideale, a me piace molto. Sinceramente comincia anche a farmi  un po’ di paura. Vedo il lavoro molto lontano dal mio presente, diciamo che sono abbastanza spaventata dall’eventualità neanche troppo improbabile di, anche dopo tutto lo studio necessario, non trovarne.

Ma il Primo Maggio oltre all’idealismo, alle manifestazioni, per me è anche il concerto di Roma, che spero prima o poi di vedere direttamente da lì. Una marea di gente. Ci sono state due cose veramente sbagliate, secondo me, il conduttore e Vasco Rossi. Entrambe non c’entrano niente. Il primo, che non mi piace neanche come attore, è da solo e urla(riesce ad urlare anche con Imagine). Vasco, sarà perchè neanche lui mi piace a prescindere, ha il “merito”, ma in questo caso sicuramente il difetto, di polarizzare su di sè tantissime persone. Non è adatto a manifestazioni di questo genere, nelle quali l’attenzione non può e non deve focalizzarsi su un solo artista; la conseguenza, inevece, è che un branco di squallidi ha intonato dall’inizio cori da stadio in suo favore anche durante le altre esibizioni. E questa non è musica, non è sano fanatismo, è solo maleducazione sempre vicina all’ignoranza. Nel complesso, comunque, il tutto non è stato male. Le solite glorie che ci sono sempre, gli interessanti “nuovi giovani”, il geniale Caparezza e la bella idea del trio Afterhours-Marlene-Samuel.     No, mi sa che Vasco Rossi non lo guardo.

Che voglia di concerti, adesso..se poi penso che quelli tra giugno e luglio molto probabilmente dovrò saltarli causa esame…

In compagnia di leggeri postumi quali: inspiegato gonfiore di una gengiva, rincoglionimento generalizzato e acido. Ma non me ne frega niente. Un po’ di festeggiamento ogni tanto penso di meritarmelo anch’io, tutto sommato sono soddisfatta di quest’ultimo anno scolastico, sotto più profili..rimane soltanto quel maledetto esame che mi caricherà solo di ansia e come già accadde cinque anni fa potrei mettere, per l’eccessivo nervosimo, in pericolo le relazioni con le persone per me più necessarie. Tra sudore e lacrime, che prevedo copiose, spero di ottenere almeno un risultato di cui essere contenta, anche se so già da adesso che non sarà esattamente così. Per quanto sia stata contenta di essermi divertita ieri sera non posso fare  a meno di pensare al fatto che quella sensazione (seppur fuggevole)”oh, finalmente, ci voleva” era legata sicuramente alla compagnia,ma anche all’alcool e al resto. Chissà, prima o poi riuscirò a essere felice veramente e per un motivo.. Comunque ieri è stata nel complesso una bella giornata, nel complesso. Ed è da tanto tempo che non lo dico.    L’Invasione Degli Omini Verdi arrivano proprio a proposito “vivi e non lasciarti vivere“.

Giornata importante oggi. Forse la più importante tra quelle considerate nazionali.

Che palle domani, un’ennesima e non ancora ultima immersione in tuniche bianche,  incensi, recitazioni mnemoniche e impersonali. Per me è sempre più una violenza partecipare a  quelle cose.

Mi consolo con un po’ di Leopardi (ma non ne fanno più così cazzo?)

Ho voglia di luce.

Sento di cominciare ad accettare questa situazione di solitudine mentale autoimpostami. Forse era proprio quello che cercavo tempo fa, ma adesso ho paura a giustificarla. Non voglio perchè spero che possa cambiare. Però quest’ombra di serenità è strana e accattivante. Non riesco a cancellare niente completamente dalla mia vita, che siano ricordi o persone. Sono passati mesi ma vivo tutti quei momenti come se fossero ieri, non so dire basta, non rimpiangere di non essermi svegliata prima..e alla sera continuo a rimanere male perchè lui non mi ha cercata o non è venuto qui. Cristo è passato tempo, anche tanto forse, ho capito ormai com’è la situazione ma non l’accetto, me la ripeto ma non  la pratico,  la vedo ma non la interiorizzo.

E mentre camminavo compiaciutamente tranquilla, con le scarpe nuove tanto cercate nel sacchetto, sento una voce “pensa, saranno i miei primi quattro giorni di cassa integrazione”. Una ragazza, giovane, con una risata amarissima, a un’amica. Il mondo del lavoro mi spaventa e, se ci penso, si smorza un po’ l’immensa felicità che provo nel realizzare che il liceo è praticamente finito. Pensavo di essere sicura della sceltà della facoltà, pensavo di aver scelto qualcosa con cui coniugare interesse e discreta possibilità di impiego (a parte quel maledetto concorso). Invece sono di nuovo dubbiosa, ho paura di non avere il carattere giusto e di ritrovarmi a non essere all’altezza e dover cambiare tutto a 30 e passa anni( ma come faccio a pensare a quello che farò/sarò tra più di dieci anni?). Vorrei almeno poter sperare che nel futuro non troppo lontano un illuminato governo provveda al prolema del lavoro, ma con un pagliaccio tale ho solo più paura..considerando la sua ben nota antipatia per la categoria alla quale vorrei appartenere, poi.

Continuo a scoprire i lati più underground, alternativi, autonomi della mia città, che tra l’altro amo sempre di più. Mi piacerebbe immergermi completamente in questo stile, in questo gusto, in queste idee. Ma non c’è la compagnia adatta(si, forse è una scusa).

Spero che il sole mi segua almeno nei prossimi giorni, perchè ho bisogno di mare e di un po’ di colore. Ecco, il sole è qualcosa che non mi appartiene, ma di cui sento la necessità.

Vorrei che questa pioggia lavasse molte cose e se è vero che è acida potrà corroderle e eliminarle(forse) definitivamente. Vorrei che questo grigio offuscasse un po’ i miei pensieri, mi permettesse di pensare meno, di non costruire situazioni e persone di carta velina che al primo soffio cadono nella loro fragilità  e lasciano scoperto un vuoto, attraversato ogni tanto da una scintilla..come quella di ieri sera: inaspettati, ma come per dimostrare che chi è bello che ci sia c’è. E anche questa volta mi sono goduta la casa vuota.

E prosegue il viaggio nella musica.. scopro nuove canzoni, nuovi poeti-musicisti, testi e musiche stupende. Finalmente spazio tra i generi. Tutto ciò mi piace tantissimo. Mi dispiace che ultimamente riporto meno testi qui, ma non so scegliere.

Ci andrebbe anche la voce di Johnny Cash(la sua cover mi piace più dell’originale dei NIN)

HURT myself today
to see if I still feel
I focus on the pain
the only thing that’s real
the needle tears a hold
the old familiar sting
try to kill it all away
but I remember everything
what have I become?
my sweetest friend
everyone I know
goes away in the end
you could have it all
my empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
I wear my crown of shit
on my liar’s chair
full of broken thoughts
I cannot repair
beneath the stain of time
the feeling disappears
you are someone else
I am still right here
what have I become?
my sweetest friend
everyone I know
goes away in the end
you could have it all
my empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
if I could start again
a million miles away
I would keep myself
I would find a way 

Chissà se il ritorno porterà qualcosa di buono. E io intanto continuo imperterrita  a sognare, ma si può spegnere questo continuo e involontario (e doloroso) vagare della mente? (..Emma, Emma..) E ho un’insaziabile voglia di leggere, mattoncini e mattonazzi, in-saziabile letteralmente, almeno fino all’estate..che palle. Sono stanca dei proverbi e dei modi di dire.

Cattocomunisti e clericofascisti ( Marinetti è degnamente festeggiato), la realtà sfiora l’inimmaginabile.. arriveremo mai al lancio di caramelle in Parlamento? I gestacci già li abbiamo superati. In qualche partito si potrebbe cominciare anche a fare la conta.. e intanto il Gran Maestro Di Cerimonie  si fa i fatti suoi e se la gode. Cazzo.

Penso di poterlo capire. Amaro, amarissimo.

            Sogno di abbracciare un amico vero
            che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro
            e gente giusta che rifiuti di esser preda
            di facili entusiasmi e ideologie alla moda

E se ricorro a Battisti la situazione sta peggiorando. Ma è bella questa canzone.

Come dice il nostro asceta la diversità è bella e sono d’accordo che vada preservata. Però che difficoltà cazzo..ci si attira, ma poi ci giriamo solo intorno. Più e meno.

E tra poco sarò trasportata in una situazione che non mi piace, a cui non sono abituata e a cui non voglio abituarmi. Spero che quella che potrebbe essere l’unica cosa bella non si riveli una cazzata.

Il cielo è bianco. Piange, come me.                 Tema sul distacco, troppo vicino, troppo sentito.  Ultima occasione di salutarsi, fottuta dall’incapacità di capirsi. E adesso..a tra una settimana? No ti prego. Deve per forza continuare così?               Emma Bovary non è poi così lontana dopotutto, non è solo la provincia francese dell’ottocento, non è solo un matrimonio insoddisfacente, non  è solo la vita in un romanzo..e per poco non piango, ma mi spavento, di fronte all’analisi di Madame…c’est terrible “Madame Bovary”, c’est terrible, vous n’en rendez pas compte?  Si.

Le lancette corrono e io striscio.

Con Time che mi stordisce per la terza volta di seguito penso a tutti gli “starting gun” che ho perso..non sono pochi ed erano importanti cazzo..questa canzone ha un effetto troppo strano su di me.. mischia rabbia e dolcezza,e poi che parole, mi ci sento sempre perfettamente dentro. E vabbè sono i Pink Floyd

Guidare è sempre più una figata ma ho dei genitori bambini (e la logica aristotelica stasera si fotte)

Mi spaventa scoprire che, sebbene io cerchi in molte situazioni di avere un comportamento distaccato e  atarassico, ogni tanto poi mi esce una vena ossessiva e non riesco a fermarmi. Perchè adesso devo ricominciare a rovinarmi la testa con lui? Se so che è ormai è perfettamente inutile..tra gli starting guns persi era dei più belli però..

Ma Peter Hammill come fa ad avere questa voce?

Ci voleva Il curioso caso di Benjamin Button per riproporre il mio problemino con il tempo. Fitzgerald mi porta sempre a qualche riflessione e dove c’è un po’ di (sano) romanticismo strano ci sono anch’io. Carino il film, un po’ lungo, in parte necessariamente, dal momento che si ripercorre tutta la vita, tuttavia io avrei tolto qualcosa. Bella l’idea del tempo al contrario, anche come sforzo mentale, ma non vivrei così..è come se si sapesse con molta più precisone il momento della fine naturale.

Ma che tormento possono avere i guardiani dei fari?

Mi piace l’ironia, ma certi paradossi proprio non li capisco. Ovviamente la polemica intorno all’argomento dell’eutanasia si è calmata, in Italia c’è la straodinaria capacità di dimenticare in fretta, ma io rimango schifata per alcuni comportamenti. Non voglio insistere sull’essenzialità e normalità della laicità dello stato, è semplicemente un principio indiscutibile. Ma da dove viene tutta questa paura della morte per i Cattolici? Dovrebbero essere più sereni degli Atei nell’affrontarla. Comunque spero che il momento delle opinioni e delle poltone bianche in tv sia finito, sarebbe più che necessario un atto pratico. E anche se credo sempre nel dialogo (produttivo,però), riconosco che si può giungere a una situazione di incomunicabilità o di stasi, ma a questo punto la legge deve superarlo.

E come se non bastasse tutto questo, tocca assistere anche alla legittimazione e alla crescente acquisizione di potere di una monocrazia. Ma è possibile che a Sinistra non si abbia più un “capo”, una situzione normale? Penso si sia dimostrata l’impossibilità, almeno in Italia, della realizzazione della favoletta “stiamotuttiinsieme”, ma prima che ciò risulti evidente a tutti e che questi tutti riescano a mettersi il cuore in pace, passerà ancora tempo e tanti faranno i Che Guevara della situazione. E intanto si sta qua, ad ascoltare barzellette,a subire l’ignoranza, a vivere con il culo davanti a una scrivania(se va bene) e la testa nella televisione, perchè non si riesce a dire di no a tutto questo. Il dilemma sta nella scelta di accomodare le proprie posizioni (sinceramente, forse qualcuna è un po’ superata nei fatti,oggi) e smorzare gli orgogli(vuoti) e stare tutti insieme appassionatamente, dovendo però rinunciare ai privilegi singoli (ahi) oppure avere un’idea di insieme un po’ più allargata, sentirsi uniti nelle più o  meno sottili differenze, ma avere un po’ più di coraggio e autorevolezza individuale. Non so ancora cosa possa essere meglio per lo stato(per lo stato).

A person isn’t safe anywhere these days, oddio anche i miei Chameleons? Nella civilissima Inghilterra?

Sono normale se mi sistemo bene i capelli prima di andare dal parrucchiere per farmeli tagliare? E se con questa attenzione lo faccio quasi solo per questa occasione? E se per almeno la prima ora successiva all’uscita da lui mi piace fottutamente il taglio, ma la piega, sempre dannatamente liscia, mai? E perchè le ragazze che fanno lo shampoo e  la piega hanno sempre una faccia,con tutto il rispetto, addolorata (in fondo è uno dei pochi lavori in cui si passa la giornata a rendere le persone felici)?                     Ma  sostanzialmente, cosa vuol dire essere normali? Ha senso? E anche l’avesse chissenefrega.

La metafora Stato-nave è già stata ampiamente usata è vero..ma è un’immagine che mi viene spesso in mente quando penso all’Italia, chiaramente il mare è in tempesta e la prua è sempre immersa nelle onde. Ma ciò che rende il tutto ancor più tragico è che dentro ci si diverte, si ride e si scherza, come se niente fosse. Gli oblò sono appanati, la salsedine è incrostata..o forse sono i passeggeri che non vogliono guardare fuori. Forse lo sanno ma si chiedono cosa potrebbero fare loro, mica possono raddrizzare la nave, e allora tanto vale divertirsi, ci penserà qualcun’altro, dopotutto “paghiamoletasse”. Intenti in vorticose danze non percepiscono il movimento violento della nave, d’altra parte è meglio non essere troppo seri, sorridere sorridere sorridere. Tutti ridono e ringraziano la loro guida, il capo villaggio, l’animatore di crociere in bandana ( lo è anche di professione,cazzo). Loro non sentono, o fingono, finchè possono, di non sentire l’allarme di uomo in mare, di coloro che non vogliono ballare a comando  e in massa, ma che cercano una strada diversa

E invece è andata bene. Punto. E ho pensato, tanto e inutilmente.

E poi ho pensato che ci dev’essere qualcosa che mi permette di non farmi passare la voglia di voler continuare, nonostante la mia visione del mondo e delle persone..qualsiasi cosa sia la ringrazio, perchè è una sicurezza incredibile, anche se non lo voglio ammettere..se non ci fosse sarebbe qualcosa che neanch’io vorrei. Indi per cui anche io, anche io che critico sempre le persone così, sono un po’ ipocrita e paraculo, mi lamento anche se riconosco che forse c’è più speranza di quella che io non voglia vedere.

Che settimana di merda sta per iniziare………    e dove cazzo lo trovo il tempo per la tesina? Pure questa

E dove lo trovo il tempo per PENSARE?

L’arte mi piace ed è sempre stato così..mi piace come concetto astratto, declinabile in diverse forme.. aah l’artitista. La techne, grande potenza (non abbastanza espressa) dell’essere umano.                    E ultimamente impazzisco per Friedrich          

         

 Wanderer above the mist – Abbey in the oakwood- Man and woman observing the moon – Sunset

 

     

Monk by the sea – Chalk cliffs on Rugen - Moonrise over the sea – Le tre età

Coppie, giovani, lune, mari, cappelli, alberi

E tra poco si parte verso una nuova delusione, oddio non che mi aspettassi qualcosa di particolare, ma sento che andrà comunque maluccio. Almeno salgo di nuovo, dopo un mese e mezzo, su un treno (sarò malata?), il problema è la compagnia.

Niente di nuovo dal fronte..sempre annegata in pensieri sconnessi, incapace di gioire per la gioia momentanea, dell’attimo(neanche Orazio e co. riescono a farmelo capire)…profondamente turbata dallo scarto tra realtà  e apparenza, che percepisco sempre più marcato. Mi accorgo sempre di più che non so stare con gli altri, specialmente con quelli della mia età, mi sento perennemente diversa e  fuori luogo.

Titolo tratto da Refugees dei Van Der Graaf Generator…un po’ perchè mi sento una rifugiata,insomma non mi sento al mio posto, poi perchè il progressive accompagna il post punk nelle ossessioni musicali di questo momento e i VDGG mi piacciono particolarmente.

…aiuto…

Vita : non mi interessa che sia spericolata o tranquilla.. vorrei solo che ci fosse.

Certo mi piacerebbe anche che fosse rispettata, perchè è poi l’unica cosa che appartiene veramente all’uomo, l’unica cosa su cui possa effettivamente agire..ma niente, il pecorone italiano, senza soldi e con una morale arida e copiata, ha paura di poter essere libero(perchè non lo è mai stato, forse?). C’è poca esperienza, poca onestà e poca scienza in questo paese del cazzo..l’ipocrisia però non manca mai e dietro le innumerevoli maschere, che neanche il proprietario è più in grado di ricordare, il paese si avvicina all’implosione.

Abbandonando(solo per ora) questi pensieri troppo alti e scollegati (Offlaga Disco Pax sempre preziosi), mi avvicino sempre più al paradosso: ma perchè insisto a smaciullarmi la testa con la mia lotta tutta mentale contro il tempo? Dopotutto io non ho un cazzo da fare, a cosa mi serve?                                  A me servirebbe il Suo ottimismo, ma perchè ci sei così poco? Dove ti posso trovare? In questo periodo ti raggiungerei ovunque.

Forse se dedicassi meno tempo a preoccuparmi e a vivere la vita degli altri ne avrei un po’ di più per la mia, forse.

Perchè se aggiungo un post se ne leva un altro? Ce ne stanno troppo pochi in questa piccola e  inquieta pagina..devo dire che rileggere i vecchi interventi è quasi un’emozione, è strano..come rileggere un tema un mese dopo. Rileggendoli però non riesco a non provare a immaginare le facce che potrebbero fare alcuni conoscenti nel leggere queste cose, anche se non c’è poi niente di diverso da quello che dico loro già tutti i giorni.

Ma è normale che io mi senta davvero a posto con me stessa solo dopo una ceretta o quando cerco di resistere a tutto ciò che mi sembra di massa, irrazionale, da pecore cieche, global&conformista? Non penso. La cosa fastidiosa poi è che mi sto sempre più rendendo conto che la seconda situazione è spesso autoimposta, cioè non naturale, lo sforzo che comporta può essere faticoso, ma chissenefrega, sono contenta così. Purtroppo però(eccolo), questa sensazione di peace&love, che dall’infinitesimamente piccolo(io) diventa cosmica, dura sempre troppo poco,come la ceretta d’altronde

E tra me e il tempo non basta neanche più Proust(forse)


“it’s just the danger when you’re riding at your own risk”(Tunnel of love)

cazzo e io volevo scrivere qualcosa.. e sarebbe stato anche qualcosa di intenso e lungo. Invece è tardi e non ho più voglia, il vento della svogliatezza  ha ripreso a soffiare e sono acida come non mai. Continua la mia gara,persa in partenza, contro il tempo..ma perchè ho costantemente questa di sensazione di non vivere ma passare il tempo? Mi sta molto stancando, tutto.                       Beh alla prossima settimana(per una volta che ne avevo veramente bisogno..), a quando l’autorità costituita mi permetterà di accedere a questa comunità muta, ma illusoriamente sempre presente(anche questa può essere una sicurezza,per chi non ne ha).

Una nuova ossessione ( “che brucia ogni silenzio, e ormai ci sono dentro perchè mi trovo spento”):

Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.

Forse stanotte,
se avro’ attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
copriro’ le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.

I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.

Aspettero’ questa notte pensandoti,
nascondendo nella neve il respiro,
poi in un momento diverso dagli altri
io copriro’ il peso di queste distanze…
di queste distanze… di queste distanze…
Di queste distanze…

Siberia – Diaframma

Cazzo quant’è bella questa canzone.. in questo periodo di intenso post-punk, poi.. Ossessivamente bella

E quando ti sembra di aver raggiunto di nuovo il massimo( che poi una volta era la normalità ),tutto ricade in basso, all’improvviso.. merda

Di fronte alla morte non si trovano risposte MAI.. ma come si fa ad accettare qualcosa  che è irrazionale, senza motivo, ingiustificabile? Ma è la morte in sè o il dolore che provoca che non è possibile sopportare? Siamo così egoisti anche quando una vita si annulla?

Vabbè ma questo non c’entra niente con i Diaframma..L’ho appena detto: anche di fronte al bello e alla felicità finisce per esserci qualcosa che rompe l’incantesimo

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo, il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile, la posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro, nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili perchè gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili. Sono tanti arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti, sono replicanti, sono tutti identici guardali stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere. Come lucertole si arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano. Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno, spendono, spandono e sono quel che hanno.
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
…e come le supposte abitano in blisters full-optional, con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland, vivon col timore di poter sembrare poveri, quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano, poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono: parton dal pratino e vanno fino in cielo, han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo e sono quelli che di sabato lavano automobili che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli, medi come i ceti cui appartengono, terra-terra come i missili cui assomigliano. Tiratissimi, s’infarinano, s’alcolizzano e poi s’impastano su un albero, boom! Nasi bianchi come Fruit of the Loom che diventano più rossi d’un livello di Doom…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
Ognun per se, Dio per se, mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica, mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano. Mani che poi firman petizioni per lo sgombero, mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli, che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli. Quelli che la notte non si può girare più, quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv, che fanno i boss, che compran Class, che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara ma l’unica che accendono è quella che dà loro l’elemosina ogni sera, quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
(Quelli che benpensano- Frankie Hi Nrg)

Il rap non è il mio genere (per ora) , soprattutto lo conosco poco..tra gli artisti italiani però l’unico che trovo interessante è proprio Frankie Hi Nrg: mi piacciono i testi, mi piace la voce e anche la sua immagine diversa dagli altri rappers con catene o diamantazzi. Questa canzone è semplicemente stupenda, testo veramente geniale..una fotografia della nostra società. I soggetti, i benpensanti, non sono solo politici o esseri simili..benpensanti purtroppo possiamo esserlo tutti, è un atteggiamento, secondo me, radicato nella nostra “cultura”(che è molto simile all’ignoranza..). Bella e importante..         /Diaframma coming soon/

Ma quanti si lasciano aprire gli occhi dalle canzoni? Io credo nel “valore civile” di(alcune) canzoni.

Ma quanto cazzo nevica?? …e  alla neve non erano associate le novità?

..non escludo di cambiare tema,anche se quelli proposti non mi ispirano molto..

Che palle rivedere tutta quella gente.

Comunque ho capito che amavo lidea di lui..ora non mi resta che convincermene e accettarlo..ahi.

E’ da un sacco che non parlo di musica in questa sede..molto male.

Mi sto accorgendo sempre di più di quanto il ricercare disperatamente la solitudine e l’estraniamento siano atto di profondo egoismo…e la cosa in effetti comincia  a turbarmi. Sento di non riuscire a manifestare veramente tutta me stessa.

Ho dimostrato a me stessa che dalla profonda fiducia nella bontà degli altri si può agevolmente passare al rifiuto di questi.. ma non ne sono per niente orgogliosa.

Molto poco aurea questa mediocritas, anzi piuttosto fastidiosa.. e poi troppa sehnsucht (ci mancavano solo più gli Einsturzende Neubauten), che mentre la studiavo era così Romantica (giustamente) e poetica, ma quando te la senti appiccicata addosso l’effetto è diverso. Bene inizio d’anno piuttosto scoppiettante direi..possiamo porre termine a questo (pietoso) sfoggio di cultura(…)..e poi non sono dell’umore giusto, ma continuo nonostante tutto a sperare in un anno migliore.

..non si vive di solo pensiero..(chissà che a forza di scriverlo poi non ci creda veramente!)

urge ispirazione tesina

il “tanto invocato” (come direbbe qualcuno) riavvicinamento c’è stato, per ora solo virtuale però

i soffitti crollano e la scuola va a puttane, come se nessuno avesse avvertito..

la stagione sportiva (..) per ora è terminata, i libri mi attendono

aaah quanto mi piace fuggire dalle euforie di massa..non so quanto possa durare la mia resistenza, ma per ora sono molto soddisfatta

timetimetimetimetimetimetimetimetimetimetime    (sob)

“Quando andai a salutare vidi che era ritornata sul viso di Gatsby l’espressione stupita, come se gli fosse nato un lieve dubbio sull’entità della felicità presente. Quasi cinque anni! Perfino in quel pomeriggio dovevano esserci stati momenti in cui Daisy non era riuscita a stare all’altezza del suo sogno, non per sua colpa, ma a causa della vitalità colossale dell’illusione di lui che andava al di là di Daisy, di qualunque cosa. Gatsby vi si era gettato con passione creatrice, continuando ad accrescerla, ornandola di ogni piuma vivace che il vento gli sospingesse a portata di mano. Non c’è fuoco nè gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.”

( Il grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald)

Bello il libro, bello lo stile di Fitzgerald e questo passo mi ha fatto riflettere. Mi ci sono ritrovata in pieno, anch’io tendo a idealizzare o comunque a immaginare situazioni e comportamenti in modo del tutto personale..inevitabilmente le cose non vanno come io le avevo create nella mia mente..sarà per questo che poi c’è sempre un fondo di tristezza e di.. incompletezza(esiste??) ?

Basta, ho bisogno di altro Proust           

                                  e di tempo, cazzo, di tempo

Ho bisogno di vento (e questo c’è!). Ho bisogno del mio amico com’era fino a un po’ di tempo fa. Ho bisogno di dormire. Ho bisogno di parlare. Ho bisogno di chiarire con lui. Ho bisogno di sapere che le scelte fondamentali che tra poco dovrò prendere sono giuste. Ho bisogno di musica nuova, perchè ormai potrei fare da controfigura a Vasco Brondi (G bless him!)..ecco si, ho anche bisogno di concerti. Insomma, ho bisogno di momenti in cui fermare quel maledetto criceto che mi gira in testa, di spegnere il cervello, perchè ultimamente mi sto accorgendo di pensare tanto, troppo..e tanto non concludo niente.. pura attività teoretica, che detto così sembrerà anche una figata e invece non lo è. Ma perchè non ci riesco? E domani anche quella tortura di vedere tutti quei bambini indottrinati in fila, inconsapevoli di aver assorbito cose che non possono capire.. E io che avrei tante altre cose da fare..riportare a livelli di norma la montagna di libri che compro e non ho tempo di leggere, andare a suonare a qualcuno che ho una tremenda voglia di vedere oppure fumare insieme al vento che ne consuma la cenere, una sigaretta..una delle ultime (forse) perchè, almeno, psicologicamente non mi appartengono più..

 ecco ciò di cui ho bisogno: sole e vento in faccia, forte, forte come non riesco a essere io in questo momento.

“La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre quelli grandi trafiggono la tela e restano liberi”    Solone

Non credo sai colpa della giustizia, ma di qualcuno un po’ più su ( indebitamente, peraltro..)

Ho fretta. Ho troppa fretta cazzo. E nonostante questo mi sembra tutto così breve. Ho paura di perdere tempo e non posso farlo assolutamente. Il problema è forse che non ho ancora capito cosa, per me, non è sprecato, a cosa posso permettermi di dedicare spazio..

tempo tempo tempo tempo tempo tempo   

c’è o non c’è? forse è l’unico vero condizionamento da cui l’uomo non può affrancarsi, l’unica regola a cui non ci si può opporre.     Non capisco se la sua presenza mi dia tranquillità o ansia

 

Semplicemente stupenda, geniale e anche molto in tema…


Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way
 
Tired of lying in the sunshine, staying home to watch the ram
You are young and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun
 
And you run and you run to catch up with the sun, but it’s sinking
And racing around to come up behind you again
The sun is the same in the relative way, but you’re older
Shorter of breath and one day closer to death
 
Every year is getting shorter, never seem to find the time
Plans that either come to naught or half a page of scribbled lines
Hanging on in quiet desperation is the english way
The time is gone, the song is over, thought I’d something more

Ticchettano via i minuti che riempiono un giorno tedioso
E tu sbrindelli e sciupi le ore per strade fuori mano
Gironzolando per un angolo della tua città
Aspetti che qualcuno o qualcosa ti mostri la via 
  Stanco di giacere al calore del sole, di restare in casa
a guardare la pioggia
Sei giovane e la vita è lunga, c’è tempo da ammazzare, oggi
E poi un giorno scopri che dieci anni ti hanno voltato le spalle
Nessuno ti ha detto quando correre e ti sei perso il segnale dì partenza 
  E corri e corri per raggiungere il sole ma sta tramontando
Correndo in tondo per rispuntare di nuovo dietro di te
Il sole è lo stesso nella solita via ma tu sei invecchiato
Respiro più corto e d’un giorno più vicino alla morte                                                                                          Ogni anno si fa più breve, non sembri mai pago del tempo
Fra progetti che finiscono in niente o mezza pagina
di righe scarabocchiate
Sopravvivere in quieta disperazione, al modo inglese
Il tempo è andato, la canzone è finita anche se avrei altro da dire

Time – Pink Floyd
da The Dark Side Of The Moon – 1973

 

maggio: 2012
L M M G V S D
« apr    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

ME

Ironica Lunatica Interessata al mondo Nuvolosa Militante Grigia Atea Diffidente Solitaria Lettrice Tendente all'astrazione Contro

No

L'odore di freni Le persone vuote Le religioni La superficialità L'autoritarismo La facilità Le penne scariche Le mosche che sbattono contro il vetro

Si

Musica Il vento Le sensazioni inaspettate I viaggi,le città e i treni Gli sguardi Attaccare cose ai muri Le comprensioni immediate L'odore della biblioteca La stracciatella Le nuvole Le idee Contatori visite gratuiti
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.