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Conosci Marcel Proust? Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay; passa vent’anni a scrivere un libro che quasi nessuno legge, ma è forse il più grande scrittore dopo Shakespeare. Comunque, arrivato alla fine della sua vita, si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto erano gli anni migliori della sua vita, perché lo hanno reso ciò che era. Gli anni in cui è stato felice, tutti sprecati: non gli hanno insegnato niente.

Little Miss Sunshine, si devo vederlo. La verità contenuta nelle ultime righe mi fa paura, proprio perchè E’ vera.  E’ il periodo dei film belli, coinvolgenti, che mi avvicinano pericolosamente alla commozione (Il concerto).

Ah, Swann, non era un addio ma un arrivederci a presto..molto presto mi sa.

There is a light that never goes out – The Smiths. L’ascolto incessantemente e, anche se ammetto che schiacciare ogni 4.03 minuti su rewind, infinte volte, non sia una dimostazione di intelligenza, c’è un senso. Ma chi l’ha detto che la musica anni ’80 fa cagare? Si forse il profilo estetico, l’ostentazione, il POPular esasperato di quegli anni non piace neanche a me. Ma il mio post punk è tanto bello, chissà che non sia anche terapeutico(scrivo sempre le stesse cose). La nicchia è sempre, sempre una grande risorsa. Venendo al fatto di specie (l’osmosi funziona!), ha un testo pazzesco che vorrei sentire “mio” ancora di più di quanto non sia in grado di fare adesso.                            E questa sensazione di non riconoscere gli altri? Sensazione momentanea ma pericolosa perchè porta a dubitare anche di se stessi. Non so se ringraziare Kundera, che quest’estate mi ha illuminata su questa possibilità.                               E adesso comincia quel periodo di desideri bulimici di lettura..sempre più difficilmente attuabili. Liste su liste che si trasormano presto in coriandoli. Mi sa che ho di nuovo bisogno di Proust.(di questi tempi, un anno fa, già si organizzava Parigi? Non mi ricordo più).

Torno a fuggire. Solo per due giorni, però, restando in Italia, nella città molto acquosa che l’ultima volta mi aveva regalato una botta di malinconia allucinante quando camminando la sera lungo il canale non riuscivo più a tenere il conto delle mani intrecciate e mi aveva travolta una voglia pazzesca di lui, di quel lui che ama quella città..comincio a chiedermi se questo non abbia influenzato la mia decisione. L’intento fondamentale è ripetere in piccolo Parigi, ingozzarmi di musei e di arte moderna solo per il piacere di vederla, immergermi nella ggente per non pensare a me, cercare di adattare il tempo ai miei desideri e modificarne sua durata. Già. Ma la realtà è che voglio scappare, essere da sola  e lontano dalle persone, dagli oggetti e dai luoghi che credo mi facciano male. You came on your own,that’s how you’ll leave..continuo a ripetermelo. La verità è che mi sento sola, sola davvero. Dall’esterno non si direbbe, anche se non esagerata, la mia vitasociale esiste, ci sono persone, poche, che per me sono essenziali. Ma mi sento sola, sono sola; ed è questo che in certi momenti mi fa stare malissimo, mi spinge a fuggire e rifiutare quello (persone,luoghi..) che ho. E paradossalmente, pur non essendo felice della solitudine in cui penso di trovarmi, ne cerco altra (e questi viaggi da sola ne sono una delle dimostrazioni). Non me lo spiego. Chissà forse, apparentemente (purtroppo solo apparentemente), se sono io a impormela, una situazione simile mi sembra più accettabile. E’ solo una questione di forma però, la sostanza è sempre la stessa.   Flaubert mi accompagnerà con la sua Educazione Sentimentale..ironia o violenza?

La durissima sensazione di avere buttato due possibilità nel cesso..una oggi con quel test e l’altra, rivolata dolorosamente alla mente oggi, tempo fa quando ho rinunciato a qualcuno per la convinzione di essere ancora nell’orbita di quell’altro. Insomma delusioni. Delusa di continuare a deludermi. Il lato positivo è stato respirare un nuovo clima imponente e prepotente ma che mi piace. Ho sentito incrinarsi quel vetro che di solito mi separa dal mondo, non penso di aver mai visto così tanta gente che conosco tutta insieme..incontri passati, più o meno fuggevoli, persone che avevo quasi cancellato, cambiamenti, ricordi(stranamente tutti abbastanza divertenti) che riaffiorano. Immersa letteralmente tra le persone e avvolta dal fumo della più classica sigaretta del ”dopo”.   Ma l’amaro resta ed è forte..come al solito avrò bisogno di tempo, tanto tempo.

Comincio a capire che correre a vendere i libri subito dopo un esame o buttare qualsiasi oggetto minimamente evocativo nelle più profonde retrovie di un armadio, sperando che niente  possa farlo riemergere alla vista, è perfettamente inutile; l’effetto anestetico di quei gesti ha una durata troppo breve.

   Tanto industrial, metalli e martelli pneumatici, attualmente, giovano  al mio cervello. Halber Mensch come sempre.

 

Non vorrei farne una tragedia però l’idea di aver perso tutto quello che avevo sul computer mi spaventa. Ieri non riuscivo più ad accedere e adesso starà nelle mani di qualche tecnico fino a venerdì. Io tre giorni dopo dovrei consegnare la tesina, stampata, rilegata, ma soprattutto finita. E sono alla prima pagina, ne ho perso un pezzo e gran parte del materiale. Ma in realtà, non è neanche tanto quello che mi preoccupa (tanto verrà un schifo, pazienza, non ho nè tempo nè voglia), il problema è che molto probabilmente non si potrà fare niente e tutti i dati andranno perduti. Documenti di vitale importanza non ce n’erano, ma ci sono le mie decina di giga di musica e le foto. E’ tutto lì, se perdo quelle le ho perse per sempre. E’ brutto sentire un vuoto solo perché si è perso qualcosa di così materiale. Ma dentro ci sono bene o male tutti i miei ricordi di questi anni e di quelli passati. La musica in qualche modo la potrei anche recuperare, piano piano, ma per me è una sorta di memoria storica, come un diario. Ma le foto? quelle dove ci sono io, con i miei amici, con i miei, in vacanza, qui, quelle che faccio io, le mie quasi-artistiche  con i titoli impossibili. Zero. Puf. E quando tra trent’anni (mi sa anche prima però) vorrò rivedere qualcosa, com’ero, com’eravamo? Niente, non c’ero, non c’eravamo. Ma chi lo pensava che il computer, il migliore amico del 2000 potesse tradire così? – Invece quando anche i migliori amici in carne ed ossa deludono, almeno un po’, a che tecnico porto il mio cuore?- Non posso sentire che mi manca qualcosa, che manca qualcosa di me solo perchè ho perso un pc. Tante circostanze nelle ultime settimane hanno risvegliato il problema del tempo, che dormiva tranquillo in qualche angolo del mio cervello..basta veramente niente. Spero che questa volta vinca quel 5% di improbabile probabilità..anche se mi è sempre più facile pensare il peggio, almeno così poi non ci rimango male. O almeno così mi sembra. Uff.

aspettando il coraggio di parlagli. Per ricevere un altro no, tanto.. (vedi sopra)

E torno a piangere. Pechè non riesco a  fare niente e non riesco a essere niente. Tra un mese e mezzo ho l’esame e non sono pronta, neanche mentalmente. La tesina è troppo indietro, non riesco a cominciarla, a scrivere qualcosa.. l’unica cosa che riesco a scrivere è questo cazzo di blog inutile. Non riesco a decidermi a studiare come si deve, penso solo a come sarà appena finito l’orale, a quella falsa e momentanea impressione di libertà che mi sembrerà infinta. Non capisco perchè in questa situazione mi manchi la forza di volontà, che invece mi era servita per fare un viaggio da sola a 17 anni e ad affrontare molte altre situazioni, rigorosamente (e forse volontariamente) da sola. Forse è  perchè sono convinta che tanto per me sarà una delusione rispetto a questi anni di studio e  che non riuscirò a superare e magari neanche a raggiungere le mie (sempre più basse) aspettative.

E poi mi torna quel senso di inutilità, di insoddisfazione perchè non riesco  a essere felice neanche dopo aver passato una serata con gli amici, con quelli che già solo l’idea di averne così dovrebbe rendere entusiasti. Invece all’improvviso mi sembra di essere lontana anni luce, più del solito, da loro e che questa distanza sia ormai incolmabile. Non riuscendo più a svuotarmi di me e a riempirmi con loro, prima poi esploderò, in silenzio. E mi fa incazzare di non riuscire neanche più ad essere utile a loro.

Le vacanze mi fanno male, ho bisogno di pensare  a qualcos’altro come lo studio, per non cadere nei vortici dei miei pensieri. Devo concentrare l’attenzione su qualcosa, non mi basta più semplicemente distoglierla da me, perchè troppo in fretta ritorna e recupera il tempo perduto.

Per la serie tiriamoci su. “Il cielo sopra Berlino“, Wim Wenders,1987. La trama bah, ma la realizzazione è stupenda. La poesia poi, è estremamente poetico, questo per me è il suo fascino principale. Bello il bianco/nero, le ombre (sempre, in qualsiasi film il gioco di colori è una figata se fatto bene..da Sin City,il Corvo a film come questi). Bella,stupenda, fondamentale Berlino, una Berlino di vent’anni fa con un muro e tanto vuoto, ma pur sempre bella. Voglio assolutamente tornarci. Belle le musiche (Nick Cave si sposa benissimo) e la fototografia. Personaggi, figure, non nomi. Bella la sequenza di immagini durante la storia del mondo, quell’albero in mezzo all’acqua. Anch’io vorrei, tappandomi le orecchie, far sparire il rumore e escludermi dal mondo. Belli, di quella bellezza chestupisce perchè si sente familiarità, i monologhi di Marion e lei, che balla con la musica, e la solitudine, i suoi sogni. Bello il silenzio rumoroso, il silenzio denso di pensieri che si scontrano ma che sembra immobile, come se dovesse essere attivato un audio. Nuvole di suoni, che se si scontrano tuonano. Ci sono ma non si sentono. Bello l’essersi conosciuti da sempre,inconsapevolmente. Ancora una volta distinguo la forma dal contenuto, in questo caso apprezzo più la prima. Il film si inserisce nel mio periodo di scoperta della Germania dal punto di vista artistico: apprezzo sempre di più la musica di produzione tedesca, dall’elettronica all’incredibile scenario industrial(chissà se l’omino “degli” Einsturzende Neubaten farà mai parte della mia pelle). Che bello quel volo(…volar per davvero nel blu dipinto di blu, per poterti sentire leggero come il cielo impassibile. Leggero ed impassibile.. MK)

Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? (Marion)

Il cielo è bianco. Piange, come me.                 Tema sul distacco, troppo vicino, troppo sentito.  Ultima occasione di salutarsi, fottuta dall’incapacità di capirsi. E adesso..a tra una settimana? No ti prego. Deve per forza continuare così?               Emma Bovary non è poi così lontana dopotutto, non è solo la provincia francese dell’ottocento, non è solo un matrimonio insoddisfacente, non  è solo la vita in un romanzo..e per poco non piango, ma mi spavento, di fronte all’analisi di Madame…c’est terrible “Madame Bovary”, c’est terrible, vous n’en rendez pas compte?  Si.

Le lancette corrono e io striscio.

Vita : non mi interessa che sia spericolata o tranquilla.. vorrei solo che ci fosse.

Certo mi piacerebbe anche che fosse rispettata, perchè è poi l’unica cosa che appartiene veramente all’uomo, l’unica cosa su cui possa effettivamente agire..ma niente, il pecorone italiano, senza soldi e con una morale arida e copiata, ha paura di poter essere libero(perchè non lo è mai stato, forse?). C’è poca esperienza, poca onestà e poca scienza in questo paese del cazzo..l’ipocrisia però non manca mai e dietro le innumerevoli maschere, che neanche il proprietario è più in grado di ricordare, il paese si avvicina all’implosione.

Abbandonando(solo per ora) questi pensieri troppo alti e scollegati (Offlaga Disco Pax sempre preziosi), mi avvicino sempre più al paradosso: ma perchè insisto a smaciullarmi la testa con la mia lotta tutta mentale contro il tempo? Dopotutto io non ho un cazzo da fare, a cosa mi serve?                                  A me servirebbe il Suo ottimismo, ma perchè ci sei così poco? Dove ti posso trovare? In questo periodo ti raggiungerei ovunque.

Forse se dedicassi meno tempo a preoccuparmi e a vivere la vita degli altri ne avrei un po’ di più per la mia, forse.

Perchè se aggiungo un post se ne leva un altro? Ce ne stanno troppo pochi in questa piccola e  inquieta pagina..devo dire che rileggere i vecchi interventi è quasi un’emozione, è strano..come rileggere un tema un mese dopo. Rileggendoli però non riesco a non provare a immaginare le facce che potrebbero fare alcuni conoscenti nel leggere queste cose, anche se non c’è poi niente di diverso da quello che dico loro già tutti i giorni.

Ma è normale che io mi senta davvero a posto con me stessa solo dopo una ceretta o quando cerco di resistere a tutto ciò che mi sembra di massa, irrazionale, da pecore cieche, global&conformista? Non penso. La cosa fastidiosa poi è che mi sto sempre più rendendo conto che la seconda situazione è spesso autoimposta, cioè non naturale, lo sforzo che comporta può essere faticoso, ma chissenefrega, sono contenta così. Purtroppo però(eccolo), questa sensazione di peace&love, che dall’infinitesimamente piccolo(io) diventa cosmica, dura sempre troppo poco,come la ceretta d’altronde

E tra me e il tempo non basta neanche più Proust(forse)


“it’s just the danger when you’re riding at your own risk”(Tunnel of love)

cazzo e io volevo scrivere qualcosa.. e sarebbe stato anche qualcosa di intenso e lungo. Invece è tardi e non ho più voglia, il vento della svogliatezza  ha ripreso a soffiare e sono acida come non mai. Continua la mia gara,persa in partenza, contro il tempo..ma perchè ho costantemente questa di sensazione di non vivere ma passare il tempo? Mi sta molto stancando, tutto.                       Beh alla prossima settimana(per una volta che ne avevo veramente bisogno..), a quando l’autorità costituita mi permetterà di accedere a questa comunità muta, ma illusoriamente sempre presente(anche questa può essere una sicurezza,per chi non ne ha).

Prometto che cercherò di parlarne meno, però nell’ultimo periodo il problema del tempo mi perseguita e mi fa pensare (se poi riuscissi a trasformare tutto ciò in qualcosa di concreto, tipo tesina, non sarebbe male..) e l’impossibilità (per ora) di leggere Proust non aiuta. Continuo ad avere questa inspiegabile fretta perchè vedo tutto scappare ( tempus fugit… tanto per rimanere in compagnia degli amati latini)..mi sembra di sprecare il tempo che possiedo, di non utilizzarlo nel modo migliore…anche se questo modo migliore devo ancora capire in cosa consista. Mi sembra di avere in testa una rigida programmazione della mia vita per, almeno, il prossimo mese e non ci sono spazi vuoti per fare quello che veramente voglio, per vedere qualcuno che mi manca troppo, per cercare il tempo perduto, per riprendere a leggere i testi di filosofia.. e da qui (freccetta) la sensazione di perdere tempo perchè non riesco a sfruttarlo come voglio. Bene Freud sarebbe orgoglioso di me, almeno per l’intenzione, cazzate a parte.  E poi, “mitiga le sventure con il tempo”..il tempo copre,non cancella..e poi le cose ritornano

Ho fretta. Ho troppa fretta cazzo. E nonostante questo mi sembra tutto così breve. Ho paura di perdere tempo e non posso farlo assolutamente. Il problema è forse che non ho ancora capito cosa, per me, non è sprecato, a cosa posso permettermi di dedicare spazio..

tempo tempo tempo tempo tempo tempo   

c’è o non c’è? forse è l’unico vero condizionamento da cui l’uomo non può affrancarsi, l’unica regola a cui non ci si può opporre.     Non capisco se la sua presenza mi dia tranquillità o ansia

 

Semplicemente stupenda, geniale e anche molto in tema…


Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way
 
Tired of lying in the sunshine, staying home to watch the ram
You are young and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun
 
And you run and you run to catch up with the sun, but it’s sinking
And racing around to come up behind you again
The sun is the same in the relative way, but you’re older
Shorter of breath and one day closer to death
 
Every year is getting shorter, never seem to find the time
Plans that either come to naught or half a page of scribbled lines
Hanging on in quiet desperation is the english way
The time is gone, the song is over, thought I’d something more

Ticchettano via i minuti che riempiono un giorno tedioso
E tu sbrindelli e sciupi le ore per strade fuori mano
Gironzolando per un angolo della tua città
Aspetti che qualcuno o qualcosa ti mostri la via 
  Stanco di giacere al calore del sole, di restare in casa
a guardare la pioggia
Sei giovane e la vita è lunga, c’è tempo da ammazzare, oggi
E poi un giorno scopri che dieci anni ti hanno voltato le spalle
Nessuno ti ha detto quando correre e ti sei perso il segnale dì partenza 
  E corri e corri per raggiungere il sole ma sta tramontando
Correndo in tondo per rispuntare di nuovo dietro di te
Il sole è lo stesso nella solita via ma tu sei invecchiato
Respiro più corto e d’un giorno più vicino alla morte                                                                                          Ogni anno si fa più breve, non sembri mai pago del tempo
Fra progetti che finiscono in niente o mezza pagina
di righe scarabocchiate
Sopravvivere in quieta disperazione, al modo inglese
Il tempo è andato, la canzone è finita anche se avrei altro da dire

Time – Pink Floyd
da The Dark Side Of The Moon – 1973

 

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ME

Ironica Lunatica Interessata al mondo Nuvolosa Militante Grigia Atea Diffidente Solitaria Lettrice Tendente all'astrazione Contro

No

L'odore di freni Le persone vuote Le religioni La superficialità L'autoritarismo La facilità Le penne scariche Le mosche che sbattono contro il vetro

Si

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